Roma Liberty

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Il Liberty in Italia viene spesso ricondotto dalla storiografia artistica a un ideale triangolo i cui vertici sono Torino, Milano e Palermo, città legate all’attività di alcuni fra i maggiori interpreti del nuovo stile: Raimondo D’Aronco, Giuseppe Sommaruga ed Ernesto Basile. Per lungo tempo le esperienze sviluppatesi al di fuori di questi centri sono state considerate manifestazioni periferiche o riflessi attenuati dell’opera dei grandi maestri. Anche il Liberty romano ha risentito di questa impostazione critica ed è stato sovente identificato quasi esclusivamente con il Quartiere Coppedè, frutto della fantasia visionaria di Gino Coppedè.

In realtà, per la sua impronta fortemente eclettica e per il ricorso a motivi medievali, rinascimentali, manieristi e barocchi, l’opera di Coppedè può essere accostata all’Art Nouveau soltanto in parte. Tuttavia, la notorietà raggiunta dal suo complesso romano è tale che non sarebbe stato possibile ometterlo da questa trattazione. Anzi, pur non potendo essere considerato un esempio di Liberty in senso stretto, il Quartiere Coppedè merita un posto d’onore per l’originalità della sua concezione e per il ruolo assunto nell’immaginario collettivo. D’altra parte, nel nostro Paese è difficile individuare un Liberty completamente svincolato dalla tradizione storica. Il peso dell’eredità classica, rinascimentale e barocca rimase infatti considerevole e indusse molti architetti italiani a contemperare le novità internazionali con forme e modelli appartenenti alla storia dell’arte nazionale.

A Roma non vi fu una scuola Art Nouveau compatta e immediatamente riconoscibile come quelle sviluppatesi a Bruxelles, Vienna, Barcellona o Glasgow. Ciò non significa, tuttavia, che nella Capitale non esista un patrimonio Liberty significativo. Le influenze del nuovo stile furono assimilate e reinterpretate all’interno di una cultura architettonica ancora profondamente legata all’Eclettismo, al classicismo e alla rappresentatività monumentale richiesta dalla nuova capitale del Regno d’Italia.

Coppedè, come abbiamo visto, rimase fondamentalmente un eclettico. Egli si considerava erede della grande tradizione artistica italiana, da Michelangelo a Bernini, più che seguace di una moda internazionale. Nel suo linguaggio, tuttavia, si ritrovano il gusto per l’integrazione delle arti, la libertà compositiva, il repertorio naturalistico e fantastico e la cura artigianale della decorazione: elementi che giustificano la sua presenza in un itinerario dedicato al Liberty romano.

Ernesto Basile fu uno dei massimi esponenti del Liberty italiano. Quando lavorò a Roma, tuttavia, dovette confrontarsi con la tradizione monumentale della Capitale e con le esigenze rappresentative degli edifici istituzionali. L’esempio più importante è l’ampliamento di Palazzo Montecitorio, progettato a partire dal 1902 e realizzato nel corso dei due decenni successivi. La nuova ala presenta un linguaggio nel quale monumentalità, richiami alla tradizione medievale e rinascimentale e sensibilità moderna convivono senza fondersi completamente. Gli elementi Liberty emergono soprattutto nella decorazione, negli arredi e nella concezione unitaria degli ambienti interni. Al progetto di Basile appartengono la nuova facciata su piazza del Parlamento e la sistemazione dell’aula e degli spazi interni. Il celebre fregio di Giulio Aristide Sartorio, dipinto tra il 1908 e il 1911 e collocato nell’aula della Camera, costituisce invece un’opera autonoma, anche se perfettamente inserita nel programma decorativo del palazzo. Il fregio rappresenta una grandiosa allegoria della storia e della civiltà italiana e contribuisce in modo determinante al carattere simbolista dell’ambiente. La storia architettonica e artistica del complesso è ricostruita in vari volumi, tra i quali ricordiamo B. TOBIA, Palazzo di Montecitorio. Il palazzo Liberty, Electa, Milano 2009, nonché nel sito dalla Camera dei deputati.

Ben diverso è il Liberty sperimentato da Basile nelle opere palermitane, come il Villino Florio all’Olivuzza e Villa Igiea, nelle quali l’architetto disponeva di una maggiore libertà e poteva perseguire quella sintesi fra architettura, decorazione e arredamento che costituisce uno degli aspetti fondamentali della sua poetica. Anche il Villino Florio romano, costruito nel 1902 all’angolo fra via Abruzzi e via Sardegna su progetto di Basile e con la collaborazione dell’ingegnere Carlo Pincherle, rivela un rapporto più misurato con il nuovo stile. Il modello tipologico è quello del palazzetto fortificato tardomedievale e rinascimentale, sul quale si innestano fregi floreali, ferri battuti e altri elementi decorativi Liberty. Non si tratta dunque di un’opera estranea all’Art Nouveau, ma di una sua interpretazione più compassata e storicizzante rispetto al celebre villino palermitano.

A maggior ragione, architetti romani per nascita e formazione come Cesare Bazzani e Marcello Piacentini accolsero il nuovo linguaggio in maniera selettiva. Nelle loro opere gli elementi Liberty convivono con il monumentalismo, il classicismo e l’Eclettismo, per poi lasciare progressivamente spazio ad altre tendenze del Novecento.

Il nostro itinerario, organizzato per aree tematiche, inizierà dal Quartiere Coppedè, il quale, pur non appartenendo tout court allo stile floreale, è ormai assurto a emblema del Liberty romano.

Esamineremo quindi le opere di Ernesto Basile, uno dei capiscuola unanimemente riconosciuti del Liberty italiano, per poi individuare la presenza di suggestioni Art Nouveau nell’attività di due architetti strettamente legati alla Capitale: Cesare Bazzani e Marcello Piacentini. Concluderemo la trattazione con una selezione di ville, palazzine, fontane e cappelle funerarie realizzate tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Testo tratto da: “Roma Liberty” (Simone de Bartolo)

Roma Liberty: Guida alle principali architetture Art Nouveau della Capitale, dal Quartiere Coppedè ai villini di Prati (Sguardi sull’Arte) eBook : de Bartolo, Simone: Amazon.it: Kindle Store


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