Recensioni

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L’eccellenza dell’arte di Guido Prayer

Simone de Bartolo, “Guido Prayer. Un artista veneziano in Puglia”, Youcanprint 2026

Simone de Bartolo, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, con questo volume dedicato a Guido Prayer (Youcanprint 2025, 221 pagine, 29 euro), si conferma ricercatore, conoscitore e divulgatore di estrema qualità e capacità di setaccio e approfondimento sull’arte barese dei primi decenni del Novecento (arte nell’accezione più larga e tra l’altro anche oltre il Novecento). Questo ulteriore studio, prefato dalla sapiente e stimata studiosa Mimma Pasculli Ferrara, costituisce un contributo solido, maturo e ormai imprescindibile per la riscoperta di una figura artistica rimasta a lungo ai margini della storiografia nazionale, ma di assoluto rilievo per la storia culturale e figurativa della Puglia del Novecento. 

L’articolo completo firmato dal giornalista, docente e scrittore Marino Pagano è su “Barbadillo” al seguente link: L’eccellenza dell’arte di Guido Prayer in Puglia – Barbadillo

Uomo Inesistente

Derios Calendan, “Uomo inesistente. Tra l’acqua e la roccia”, Amazon KDP 2026

“Uomo Inesistente. Tra l’acqua e la roccia” è un’autobiografia vera, autentica, che non indulge al narcisistico autocompiacimento. Il protagonista si immerge trattenendo il respiro nella “società liquida”, in quel mondo dello spettacolo che costituisce lo specchio della fatuità contemporanea, per riemergerne come solida roccia, temprato dalle avversità della vita: dall’effimero passaggio in una nota trasmissione televisiva all’umile ma dignitoso lavoro in una catena di fast-food, il nostro Eroe moderno attraversa la vita quasi in apnea, dimidiato tra la fatica di un lavoro ingrato e la passione per la musica cantautoriale. Troverà il suo “centro di gravità permanente” nella persona che il Destino gli farà incontrare alla fine di un lungo e travagliato cammino esistenziale. Un libro che fotografa il senso di smarrimento di una generazione, schiacciata tra le effimere illusioni dei reality televisivi e la dura realtà di lavori sottopagati. Scrittura piana e coinvolgente. Consigliato, in particolare a chi ama la musica e i cantautori contemporanei come John Lennon, che ne ha ispirato il titolo e l’essenza.

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Derios Calendan è un autore e musicista che fonde rigore classico e cultura contemporanea. Compositore e chitarrista, ha saputo coniugare l’attività accademica ad una carriera musicale poliedrica, destreggiandosi tra progetti originali e reinterpretazioni della storia del rock. “Uomo inesistente” è il suo esordio letterario.

Sconfinata passione

Francesco Saverio Mongelli, Sconfinata passione. Sabino Scianatico una vita tra i libri, Rende (Cosenza) 2025

La “sconfinata passione” di Sabino Scianatico per i libri trova una perfetta conferma in questo libro, in cui è proprio lui il protagonista. Può sembrare un gioco di parole, ma è la pura e semplice verità: chi abbia avuto, come il Sottoscritto, la fortuna di tenere tra le mani questo libro, di sfogliarlo, di sentire l’odore della carta stampata, può confermarlo senza tema di smentita. Un libro non si giudica dalla copertina, recita un vecchio adagio: questo è vero, ma innegabilmente il libro non è solo il suo contenuto, così come un’anima non può essere svincolata totalmente dal corpo (non finché si resta in vita, perlomeno). E questo libro, del quale Scianatico è l’indiscusso protagonista, è proprio della “stessa razza” dei libri ch’egli ha amato raccogliere e catalogare nell’arco della sua vita e della sua attività professionale: un libro destinato, col trascorrere del tempo, a diventare una rarità bibliografica, una di quelle “chicche” per bibliofili e collezionisti che affollavano il rinomato “Studio Bibliografico Barium”. “La Barium” (in attività dal 1999 al 2020, al civico 130 di via Roberto da Bari), com’eravamo soliti chiamarla noi assidui frequentatori, non era una semplice libreria: era qualcosa di più, nonostante la sua funzione fosse quella di una qualunque libreria, cioè mettere in contatto gli amatori di libri e i rivenditori. Una libreria antiquaria vende libri antichi, il che è lapalissiano: ma, oltre al pregio e alla rarità dei libri, la differenza stava nella competenza del libraio che non è mai stato un semplice “venditore di libri”, come può esserlo un semplice piazzista d’enciclopedie (senza offesa per tale categoria, beninteso: absit injuria verbis).

  Francesco Saverio Mongelli imbastisce con la sua consueta acribia questo libro-intervista con Sabino Scianatico, l’ultimo erede – finora, ma, ahinoi, temiamo che sia destinato a restare tale – del “Principe dei Librai” Pasquale Sorrenti, dal quale, come un antico alchimista, aveva appreso i segreti del mestiere. Bibliotecario presso l’Ateneo barese, poi proprietario della “Barium”, Sabino Scianatico non ha mai conseguito una laurea, anche se dovrebbero dargliene una honoris causa. In un’epoca in cui pullulano i corsi in biblioteconomia (e non solo…), un’epoca in cui perfino per ottenere un posto da usciere comunale c’è bisogno di una mezza dozzina di “master” e di corsi di specializzazione (tacendo di raccomandazioni e “spintarelle”), la cultura derivante dalla pratica operativa, dal vecchio “mestiere” pare quasi un’eresia. E infatti sembra strano trovare un Uomo di cultura sprovvisto della sanzione burocratica d’un titolo accademico, specie nel paese del “Lei non sa chi sono io” di decurtisiana memoria. Che scandalo, signora mia!

  Un libro-intervista può sembrare una cosa facile, ma non lo è, soltanto alla superficiale apparenza esso è mera trascrizione di memorie altrui. Mongelli non è un “osservatore imparziale”, ce lo dichiara fin da subito: conosce da anni il nostro protagonista, così come chi scrive in questo momento conosce da tempo entrambi, ed ha avuto il piacere e l’onore di disegnare – molti anni fa, purtroppo tempus fugit – da giovane studente di Architettura l’Ex libris che campeggia in copertina.

  Ma torniamo al protagonista, Sabino Scianatico. “Omo sanza lettere”, ossia sprovvisto di altisonanti titoli accademici, com’ebbe a dichiarare Leonardo da Vinci, ma non certo sprovveduto. Sabino si è fatto da sé, lavorando fin da giovanissimo: se fossimo in America, lo diremmo un “self-made-man”, con uno di quegli anglicismi che oggigiorno tanto impestano l’Italia, con suo (e nostro) totale disappunto. L’incontro con Pasquale Sorrenti, e con la sua famosa libreria, nonché il lavoro presso la Biblioteca della Facoltà di Pedagogia dell’Università di Bari, contribuiscono ad alimentare ed affinare quella passione per i libri ch’egli manifestò fin da bambino, nella Bari del dopoguerra, di certo più povera, ma forse più felice e sicuramente meno nevrotica.

  Un libro tira l’altro, e la raccolta di Sabino Sciantico raggiunge dimensioni tali da far invidia ad una biblioteca pubblica: tanti libri, ma soprattutto di gran pregio. Il volume è corredato da una selezione di copertine dei libri della Collezione Scianatico, che peraltro comprende rare vignette del noto vignettista barese Frate Menotti (pubblicate nel precedente volume: Nicola Cortone, Giulia Perrino, Francesco Quarto, In punta di matita. L’arte di Frate Menotti nella Collezione Scianatico, Edizioni di Pagina, Bari 2025).

  Una selezione necessariamente rigida, perché sono veramente tante, e ce n’è per tutti i gusti. Il nostro occhio è colpito dal frontespizio di un paio di rare edizioni cinquecentesche di Vitruvio (De Architectura), che tanta influenza ebbe sull’architettura del nostro Rinascimento, e, soprattutto, dalle variopinte edizioni del “Pinocchio” collodiano, in cui campeggiano le splendide illustrazioni di Attilio Mussino. Ma, naturalmente, un altro Lettore verrà attratto da altre rarità. Sabino Sciantico ha sempre avuto la “chicca” più adatta per ciascuno dei suoi vecchi amici e clienti, come noi ben sappiamo.

Simone de Bartolo

Francesco Saverio Mongelli – Artista

Sconfinata passione: Sabino Scianatico, una vita tra i libri – Francesco Saverio Mongelli

Francesco Saverio Mongelli è insegnante, musicista e scacchista. Autore di saggi, poesie, canzoni e articoli. Tra i suoi ultimi volumi, ricordiamo “Perché furono assolti” (2023) e “L’amicizia nel cinema di Pupi Avati” (2024).

Artemisia e le altre. Storie di Donne Artiste.

Ho ricevuto questo dono speciale: “Artemisia e le altre. Storie di Donne Artiste”, di Simone De Bartolo. L’ultima fatica editoriale del prolifico ricercatore in storia dell’arte e dell’architettura. Un piccolo viaggio, questo libro, con lo sguardo delle donne. Pagina dopo pagina, ho incontrato figure straordinarie: la forza di Artemisia Gentileschi; la grazia raffinata di Rosalba Carriera; la visione moderna di Sofonisba Anguissola; la determinazione della scultrice Carmela Adani, capace di rivaleggiare con Michelangelo; l’eleganza inconfondibile di Tamara de Lempicka che ha saputo imprimere uno stile a un’epoca. E queste sono solo alcune delle tante artiste che Simone restituisce alla memoria. Il volume non è un manuale accademico ma un racconto appassionato, che riesce a rendere accessibile a tutti storie e vite che meritano di essere ricordate e tramandate. È un invito a guardare i musei, le opere, la cultura con occhi nuovi, più giusti e completi. Il tutto con rapide e però approfondite ‘pennellate’ biografiche.
Grazie di cuore, Simone, per la tua generosità con me e per aver ridato voce a chi troppo a lungo è stata lasciata ai margini della narrazione ufficiale. Marino Pagano

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Marino Pagano è giornalista, saggista e scrittore. Scrive su Borghi Magazine, Libero, Gazzetta del Mezzogiorno, Cultura Identità, Medioevo, Puglia Amazing, Il Gattopardo, Studi Bitontini.

Il cinema di Pupi Avati

Francesco Saverio Mongelli, L’amicizia nel cinema di Pupi Avati. Solidarietà, tradimento, nostalgia, La Bottega Editoriale, Bari 2024.

   Nel mondo antico, il valore dell’amicizia è tenuto in gran conto, al punto che il grande oratore romano Cicerone nel suo famoso dialogo afferma: «se qualcuno la togliesse dal mondo, sembrerebbe toglierne il sole» (Laelius de amicitia, 13, 47). Non sembra avere, questo sentimento, il medesimo valore nel mondo attuale, laddove la sempre più pervasiva “connessione” virtuale va di pari passo con la disintegrazione dei rapporti umani nella realtà.

   Il cinema rispecchia la realtà odierna, sicché pochi registi sogliono affrontare il tema dell’amicizia: Pupi Avati rappresenta, per l’appunto, una virtuosa eccezione. Il regista bolognese “fuori dalle logiche salottiere del mondo cinematografico” è sostanzialmente un narratore: fin dall’infanzia, amava raccontare storie, e questa sua vocazione l’ha sempre riportata sul grande schermo.

   “Regalo di Natale” (1986) è senza dubbio il film di Pupi Avati più noto, un successo di pubblico e di critica indissolubilmente legato al suo nome: film per l’appunto che sviscera il tema dell’amicizia virile, diversamente declinato nei rapporti tra i vari personaggi, con un memorabile “colpo di scena” finale che qui non riveliamo. Un film esemplare della produzione avatiana anche per la presenza dei suoi “attori feticcio”: il mitico Carlo Delle Piane (che aveva esordito giovanissimo nei film di Totò), Gianni Cavina e Diego Abatantuono, che proprio in questo film rivela appieno le sue doti di attore drammatico dopo il suo exploit nelle vesti del “Terrunciello” (personaggio in realtà ideato da Giorgio Porcaro, ma fu Abatantuono a renderlo un’icona anni ’80).

   Non mancano i riferimenti, in questo agile volumetto, ad altre pietre miliari della filmografia avatiana. Il sentimento dell’amicizia, difatti, lo ritroviamo in tanti altri film di Pupi: perfino in un horror divenuto col tempo un vero e proprio “cult-movie”, come “La casa dalle finestre che ridono” (1976).

   Francesco Saverio Mongelli, scrittore non certo alle prime armi ed esperto di critica cinematografica, si trova perfettamente a suo agio nel raccontarci il cinema di Pupi Avati attraverso un’originale inquadratura: il Lettore non ha che da mettersi comodo e godersi lo spettacolo.   

L’amicizia nel cinema di Pupi Avati – Francesco Saverio Mongelli

Versi controversi

Gianvito Armenise, “Versi controversi”, Edizioni Tabula Fati, Chieti 2024 (presentazione di Marino Pagano).

   “Se Dio non esiste, tutto è lecito” sentenzia Ivan Karamazov, in quello che è, senz’ombra di dubbio, il più celebre romanzo di Dostoevskij. In una breve frase, è condensata l’essenza della modernità: lo sguardo dell’uomo penetra le profondità oscure dell’abisso, e vede il Nulla, il vuoto, la negazione di senso. L’uomo che rinnega Dio, eleverà altari a Moloch: dalla “dea ragione”, alle filosofie “new age” – che scimmiottano antichi riti orientali, snaturandone la primigenia essenza – passando per le ideologie che partorirono i più cruenti regimi totalitari, perlopiù di stampo marxista. Il mondo senza Dio non ci ha condotto alle “magnifiche sorti e progressive”, ma, al contrario, ci sta trascinando nell’abisso di una rinnovata barbarie.

   In un tempo in cui ogni anelito al Sacro è bandito dalla società, che cosa può esservi di più “controverso” del richiamo alla vecchia Religione? È questo il senso profondo, a nostro avviso, della raccolta di poesie “Versi controversi” di Gianvito Armenise (Bari 1973). Un Autore da sempre avvezzo ad interpretazioni “eretiche” della Storia moderna e contemporanea, basti pensare al pluripremiato saggio “Giuseppe Mario Arpino. Il diplomatico di Ferdinando II di Borbone” (Edizioni Solfanelli, prefazione di Marino Pagano), che svela retroscena finora ignoti della storia risorgimentale. Interpretazioni “eretiche”, appunto, in quanto nel mondo contemporaneo sono considerati “eretici” coloro che non si piegano alla idolatria del progresso, serbando intatta la fede degli Avi.

   Armenise passa, con rimarchevole disinvoltura, dalla stringente analisi filologica del suo precedente saggio storico ai voli pindarici della poesia, di cui fornisce ampia prova in questa raccolta: un libretto che unisce alla levità dell’ispirazione poetica la profondità della critica sociale.

   In questa critica, accanto alla rievocazione di episodi storici – spesso di capitale importanza, come la Battaglia di Lepanto, che, è bene rammentarlo, salvò l’Europa dall’orda di tagliagole mussulmani – emergono temi di stretta attualità: in particolare, spicca il torvo ritratto di questa Italia “senza rotta e né nocchiere”, paragonata al Titanic riecheggiando il celeberrimo verso dantesco (“nave sanza nocchiere in gran tempesta”).

   Marino Pagano, nella sua Presentazione, definisce la poesia dell’Armenise come “un monumento alla difesa dei valori eterni”. Noi ci vediamo, in maniera meno ottimistica, un tremendo monito: nella “tetra ora presente”, il nuovo tipo umano schiavo della “tecnofollia” avanza, “inesorabilmente”. Heidegger disse che “solo un Dio ci può salvare”. Ma possiamo ancora sperarlo?

Senza Eredi

Marcello Veneziani, Senza eredi. Ritratti di maestri veri, presunti e controversi in un’epoca che li cancella, Marsilio Editori, Venezia 2024.

   È l’Autore stesso a fornirci la chiave di lettura del suo ultimo, ponderoso volume. Si tratta di una collezione di “ritratti” di pensatori, di “Maestri”, che non è né esaustiva né sistematica: Marcello Veneziani compone un grande e luminoso affresco, ispirandosi alla raffaellesca Scuola di Atene nelle Stanze Vaticane, e non per caso è proprio Raffaello Sanzio, in tandem con il filosofo neoplatonico Marsilio Ficino, ad “aprire le danze”. Unico artista in mezzo ad una pletora di letterati, sociologhi, politologi, teologi e filosofi, qui considerato quasi alla stregua di “illustratore” del pensiero di Ficino, attraverso la Scuola di Atene, la Disputa del Sacramento ed il Parnaso nella Stanza della Segnatura: stanza il cui programma decorativo rappresenta l’unità di filosofia, religione e poesia. Il trait d’union dei personaggi presentati è quello di essere “Maestri senza eredi”. Il filosofo Giambattista Vico, oltre ad avere un ritratto a sé, è una presenza ricorrente: pensatore sempre meno considerato negli ultimi decenni – in quanto ritenuto “reazionario”, rispetto agli illuministi del suo tempo – come spiega Veneziani, che ha incentrato proprio sul filosofo napoletano la monografia “Vico dei miracoli. Vita oscura e tormentata del più grande pensatore italiano” (Rizzoli, Milano 2023). Vico fu difatti un maestro “sottotraccia”, di ispirazione per i due massimi filosofi italiani del 900, Benedetto Croce e Giovanni Gentile, e perfino, in una certa misura (inconfessata) per Antonio Gramsci, nonché per altri pensatori illustri come il celebre critico letterario Francesco De Sanctis. Il riferimento alla cancel culture è quasi obbligato, fin dal titolo. Ma non sono soltanto i “reazionari” ad essere cancellati, viene cancellato qualunque pensiero non allineato: un esempio, tra i tanti forniti da Veneziani, è dato da certe affermazioni di Giorgio Bocca, ne riportiamo soltanto un paio. “Il fascismo è un movimento violento e autoritario che reagisce a un’altra minoranza, altrettanto violenta e autoritaria, quella socialcomunista”. “Non è esistito un razzismo degli italiani diverso dal razzismo di tipo coloniale: era politica di dominio, non di sterminio”. Tesi defeliciane, chiosa Veneziani, che varrebbero oggi a Bocca il linciaggio da parte della totalità dei media mainstream. Un altro pensatore senza eredi è Giorgio Agamben, che, pur partendo da posizioni marxiste, ha denunciato l’assenza del Sacro nella società contemporanea. E ve ne sono tanti altri, di Maestri senza eredi. Ma lasciamo al Lettore il piacere di scoprirli, scegliendo quel che preferisce in questa ricca antologia del pensiero “non allineato”. 

  

Recensioni Artistiche

Commenti critici che illustrano l’impatto estetico del regime nel Novecento.

Interpretazioni Storiche

Approfondimenti sul contesto culturale e sociale delle opere esaminate.

Prospettive Culturali

Analisi delle influenze artistiche e delle correnti estetiche del Ventennio.