Assenza Enzo
(Pozzallo 8 ottobre 1915 – Roma 22 novembre 1981)
Scultore, pittore e ceramista è artista troppo noto per riassumerne la vita e l’opera in questa sede. Ricordiamo le opere principali in Puglia, tra le quali spicca l’imponente statua bronzea [h. mt. 7,00] raffigurante la Giustizia (1963) in lega di bronzo, posta dinanzi il Tribunale di Bari. A Lecce: San Pio X (1958) sulla facciata della chiesa omonima; pannello allegorico (1958) nella sede della Banca d’Italia. In provincia di Brindisi: bassorilievi allegorici in ceramica policroma (1962) sulle facciate delle scuole Crudomonte e Giulio Cesare a Brindisi; Maria SS. Assunta (1962) sull’altare maggiore della chiesa madre di Carmiano; Sacro Cuore (1968), Madonna del Rosario (1968), San Giovanni Bosco (1972) e il monumentale pannello San Michele Arcangelo (1968) nell’abside dell’eponima chiesa di Trepuzzi.
Formatosi durante il Ventennio, ebbe il picco della sua carriera nel secondo dopoguerra: per approfondimenti, si veda Assenza Enzo – 900 siracusano


Baffa Luigi
(Galatina, Lecce 25 agosto 1894 – Lecce 11 novembre 1933)
Si laureò in Ingegneria Civile presso la R. Scuola Statale Politecnica di Napoli (1920). Funzionario dell’Ufficio Tecnico di Bari (1920-21), fu poi Direttore dell’Ufficio Tecnico di Finanza di Trapani (1921-26), Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale di Lecce (1925-27), dirigente del Reparto Costruzioni presso l’Ufficio Tecnico di Finanza di Bari (1927-30), ed infine Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale di Bari (8 luglio 1931 – 11 novembre 1933). In qualità di Direttore Tecnico, collaborò alla sistemazione delle R. Terme (1931) di Santa Cesarea (Lecce) e alla costruzione del R. Istituto di Biologia Marina a Taranto (Ing. Ugo Giovannozzi, 1929-31). Nel 1931 partecipò al Concorso per il Palazzo delle Finanze di Bari, che però fu vinto dall’Arch. Carlo Vannoni di Roma. Suo è il progetto del Teatro Tartaro (1927-30) di Galatina (in collaborazione col fratello Ing. Pantaleo), le cui decorazioni sono opera dello scultore Cesare Marino (Mesagne 1901 – Bari 1988). Realizzò molte opere a Trapani (1921-26): Palazzo della R. Dogana; Palazzo della Finanza (1920-23); Chiesa di S. Maria Ausiliatrice; Palazzetto MacDonald; Palazzetto Grimaldi; Case Popolari IFCP; Sede della Banca Commerciale Italiana. Altre opere: Cappella Votiva dei Morti in Guerra a Marsala; Scuole Rurali a Marsala; Sede della Banca Sicula a Castelvetrano; Tubercolosario a Mazara del Vallo; Palazzo delle Finanze di Bari (progetto non realizzato). In qualità di Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale, collaborò al progetto del Palazzo della Provincia di Bari (Arch. Saverio Dioguardi, 1929-35). Per approfondimenti, si veda il seguente sito: DEDICATO AL NONNO: ING. LUIGI BAFFA (1894-1933) – Architetto Roberti | Architettura, ristrutturazione, arredamento interni a Udine


Bellini Aroldo
(Perugia 1902 – Roma 1984)
Artista precoce e talentuoso, figlio di Alberto Bellini e Giuseppa Caterini, originari di Orvieto. Fin dalla giovane età, manifestò una spiccata e precoce attitudine per il disegno, l’osservazione anatomica e la scultura, una vocazione che seguì nonostante i genitori avessero desiderato per lui studi diversi. Iscrittosi all’Accademia di Belle Arti di Perugia, Bellini si formò sotto la guida dello scultore Prof. Giuseppe Fringuelli. Il suo talento emerse rapidamente: a soli diciotto anni, ancora studente, partecipò alla «Mostra collettiva degli Artisti Umbri» presso la Sala dei Notari di Perugia. Presentò sette bozzetti, tra cui “L’eroe della vita”, “Caino”, “Danzatrice” e “Ritratto del pittore Graziosi”, ottenendo il plauso della critica. Benvenuto Crispoldi, sul periodico «Griffa» (1920), lodò il giovanissimo Bellini per i suoi “fremiti michelangioleschi” e la “volontà creativa possente”, paragonando la sua opera a quella di un “artista maturo”. La consacrazione giunse nel 1920 con la vittoria al Concorso Nazionale di Scultura “Cincinnato Baruzzi” a Bologna, grazie all’opera “La vedova”. Questa statua in marmo, caratterizzata da accenti rinascimentali e purezza formale, celebrava il ruolo delle vedove dei Caduti in guerra ed è oggi conservata presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Il critico d’arte Mons. Ennio Francia la definì in seguito, nel 1979, come opera che «ricorda e testimonia, con anticipo di mezzo secolo, molta porzione del linguaggio delle neoavanguardie contemporanee». Nel 1921, Bellini si trasferì a Roma per lavorare come assistente nello studio di Angelo Zanelli, partecipando alla realizzazione degli altorilievi dell’Altare della Patria.
L’anno successivo, a Perugia, scolpì il Monumento ai Caduti della guerra 1915-18 per la Chiesa di Sant’Ercolano, raffigurante un soldato in bronzo su un masso del Monte Grappa, affiancato da due grandi bassorilievi in pietra di Trani.
Nel 1923 modellò e fuse in bronzo la controversa ‘Lapide Commemorativa della Marcia su Roma’, lodata da Mussolini come «la più artistica» delle targhe da lui inaugurate, ma rimossa e distrutta nel dopoguerra. Il 1924 fu un anno significativo: Bellini ottenne l’ambito riconoscimento del pensionato nazionale a Roma e realizzò per Perugia la possente statua in bronzo del “David”, che riprendeva moduli rinascimentali. Nonostante non presentasse alcun richiamo politico, questa statua fu rimossa e distrutta nel secondo dopoguerra, un atto che Bellini stesso attribuì all’odio nei suoi confronti da parte del soprintendente ai monumenti dell’Umbria, in un episodio di “damnatio memoriae” allora in voga.
Sempre nel 1924, partecipò al Concorso per il ‘Monumento alla Madre italiana’ con una scultura in marmo di grandezza naturale intitolata “Pietà”. Sebbene non premiata, l’opera fu considerata dalla critica come una delle migliori e degna della vittoria, ispirata, secondo alcuni, alla Pietà su tavola di Sebastiano del Piombo.
Le sue realizzazioni di quegli anni includono anche una tomba per la famiglia Milletti (1926), ispirata ai tumuli etruschi, e la statua in pietra della ‘Madonnina della Provvidenza’ (1926) per la Cattedrale S. Lorenzo di Perugia, caratterizzata da una toccante umanità popolare e commissionata in seguito all’attentato scampato a Mussolini. Inoltre, realizzò bozzetti per Monumenti ai Caduti che anticipavano il monumentalismo architettonico-figurativo del regime. Il periodo più intenso e prolifico della carriera di Aroldo Bellini si concentrò a Roma a partire dal 1931, quando fu chiamato dal Presidente dell’Opera Nazionale Balilla (ONB), Renato Ricci, per contribuire alla realizzazione del nuovo “Stadio dei Marmi” all’interno del “Foro Mussolini” (oggi Foro Italico).
In soli cinque anni, Bellini emerse come uno dei massimi esponenti della scultura italiana dell’epoca, insieme a Dazzi, Morbiducci e altri. Il suo lavoro al Foro Italico fu imponente:
- 17 statue di atleti in marmo, ciascuna commissionata da una provincia italiana (di cui una andata distrutta).
- Due possenti e colossali gruppi bronzei dei “Lottatori” per la tribuna principale dello Stadio, caratterizzati da una “plasticità armonica inconfondibile”. Il volto di uno di essi ritraeva lo stesso Renato Ricci.
- Cinque statue di bronzo, tra cui il celebre “Nuotatore alla partenza” per la piscina del Foro Italico, lodato dalla critica per la sua fedeltà all’atteggiamento e l’espressione di tensione.
- Un busto del Duce per l’Accademia di Educazione Fisica e un monumento in bronzo (anch’esso distrutto).
Complessivamente, Bellini stesso stimò il suo contributo in 23 statue tra quelle realizzate e i modelli preparatori, un’attività che fu continuamente richiesta e che, secondo il testo, ispira tuttora allievi in tutto il mondo. L’opera più ambiziosa e stupefacente di Bellini fu la «grande statua del Fascismo», un progetto concepito da Renato Ricci all’inizio degli anni ’30 per celebrare il primato della Nuova Italia. Ricci presentò l’idea a Mussolini, spiegando che l’opera, in bronzo, avrebbe dovuto raggiungere gli ottanta metri di altezza, superando il leggendario Colosso di Rodi.
Tuttavia, le difficoltà finanziarie del regime, acuite dalle sanzioni economiche imposte dalla Società delle Nazioni nel 1935 (a causa della guerra d’Etiopia), portarono alla sospensione dei lavori tra il 1936 e il 1937. Nonostante l’interruzione, l’opera aveva già visto la realizzazione di alcune parti colossali, impiegando mille quintali di bronzo. Il 1939 fu un anno di intensa attività che vide Bellini partecipare a numerosi eventi di rilievo:
- Espose alla III Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma con il bozzetto bronzeo “La buona terra”, acquistato dal Capo del Governo.
- Progettò otto pannelli e espose tre bassorilievi monumentali (3,20 x 7 metri) per il Padiglione italiano all’Exhibition of Italian Contemporary Art di New York.
- Si distinse alla Mostra internazionale “Lavoro e Gioia” di Bucarest con il gruppo in marmo “L’uomo doma la natura”.
- Collocò a Villa Madama il marmoreo “Balilla armato”, definito “romanamente avviato verso l’avvenire” dalla critica.
- Per l’E42 (Esposizione Universale di Roma), preparò il bozzetto di uno dei “dioscuri” e il modello (alto 3,40 metri) per la poderosa statua in marmo “L’ordine sociale”.
La fase tra gli anni ’30 e lo scoppio della guerra evidenzia Aroldo Bellini come un artista al centro della committenza monumentale del suo tempo, capace di gestire progetti di dimensioni eccezionali pur dovendo affrontare le conseguenti distruzioni e cancellazioni subite da molte delle sue opere.


De Bellis Vitantonio
(Rutigliano, Bari 24 Novembre 1887 – Bari 1977)
Fu scultore di formazione classicista tra i più quotati in Puglia nel periodo tra le due guerre. Nato da Giuseppe De Bellis, affermato costruttore edile, e Maria Carmela Pappalepore, ebbe sin dall’infanzia precoce propensione all’arte: a questo periodo risalgono infatti un busto di Napoleone Bonaparte (1897) ed i capitelli per il Cimitero di Cellamare (1901). Nel 1907 conseguì il diploma all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Nel 1943 sposò in seconde nozze Anna Maria Sebastiani. Tra le sue opere maggiori, i Monumenti ai Caduti di Terlizzi (1921 n. r.), Monopoli (1922, n. r.), Conversano (1922, rifatto 1961), Putignano (n. r.), Casamassima (1923, r. 1951), Cisternino (con G. Civera 1924), Rutigliano (1925-29), Erchie (1927-28), Cassano delle Murge (1934), Modugno (1960), Copertino (1919-20) [n. r.], Manduria (Ing. Giuseppe De Bellis, 1949-66), Carbonara di Bari (con G. Civera, 1924-28), Turi (1967), Genzano di Lucania (1923), Guagnano (1924), Torre S. Susanna. Alcuni di questi, seguendo la sorte di altri monumenti sparsi in tutta Italia, andarono distrutti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: spesso se ne fuse il metallo per darne alla Patria. Talora, alla fine del conflitto, gli stessi artisti furono chiamati a rifarli, o tali e quali, ovvero con alcune modifiche, talora riducendone l’enfasi declamatoria, a favore di toni più sentimentali e dimessi. Tra le altre opere degne di menzione: Il Dolore (La Vergine Addolorata), bassorilievo per la Cappella Marroccoli (1950 ca.) e bronzi per la Cappella Tomasicchio (La Pietà e L’Immacolata, 1932), da lui stesso progettata, nel Cimitero di Bari; Lapide ai Ferrovieri Caduti (con G. Civera, 1923) affissa sulla facciata della Stazione Ferroviaria di Bari [distrutta]; Lapide ai Caduti della Società di Navigazione Puglia (1924, con Gaetano Civera) a Bari sul Lungomare Starita; busto di Domenico Morea (1917) nel Seminario di Conversano e sua replica ad Alberobello (1933); busto dell’Avv. Francesco Rubini (1968) nella Villa Comunale di Ruvo; busto di Mons. Giuseppe Di Donna (1964) nella Villa Comunale di Rutigliano; busto di Cesare Battisti (1917) a Brindisi; busto di Francesco De Bellis nel Museo Civico di Los Angeles; busto di Ricciotto Canudo (1920); busto dell’On. Giuseppe Di Vagno; busto di Renato Moro (1955) nell’omonimo Istituto Statale d’Arte di Bari; busto del Gen. Carlo Mezzacapo nella Caserma degli Artiglieri di Taranto; busto del Sen. Antonio De Tullio alla Fiera del Levante di Bari; busti di Socrate e di Gesù Cristo nell’Istituto Tecnico “Pietro Giannone” a Foggia; Tormento-Beethoven (1939), busto attualmente in collezione privata [presso la “Taverna del Maltese” di Bari]; La Madre del Disperso (1943); statua di S. Giovanni Bosco (1950) nella Chiesa dei Salesiani a Castellamare di Stabia; Monumento a Umberto Giordano (1956) a Foggia [n. r.]; l’Ascensione di Cristo (1962) nella Cappella De Nora al Cimitero di S. Spirito; Lapide Sindaco Giandomenico Petroni (1968) a Bari Vecchia. Nella Pinacoteca Provinciale di Bari, i due bronzi Nudo muliebre (1930 ca.) e Ai margini della vita (1940/50 ca.). Il De Bellis strinse un sodalizio artistico con il Cav. Prof. Gaetano Civera(Bari 7 luglio 1896 – 28 luglio 1943): insieme concepirono numerose opere, tra le quali il Monumento ad Armando Perotti (1924), non realizzato (un busto al Perotti verrà realizzato solo negli anni ’60 da Gaetano Stella) e la testa colossale di Mussolini (1925) in terracotta, realizzata per una conferenza del prof. Augusto Cerri nel Teatro Petruzzelli. Il De Bellis lavorò anche come architetto, progettando: la Chiesa di S. Fara (Ing. Giuseppe De Bellis, 1948) a Bari [n. r.]; la Chiesa dell’Immacolata dei Cappuccini (1923-35) a Bari; il Palazzo De Bellis (Ing. Luigi Santarella, 1932) in viale F. Crispi a Lecce [non realizzato/demolito?]; la Cappella dei PP. Cappuccini (Ing. Giuseppe De Bellis, 1940 ca.) nel Cimitero di S. Giovanni Rotondo (Foggia).


Martinez Gaetano
(Galatina, Lecce 14 novembre 1892 – Roma 1° ottobre 1951)
Nato da Vito e da Rosa Ripa fu autodidatta (nel vero senso della parola, visto che non ebbe mai conseguito alcun titolo di studio, neppure la licenza elementare): tra i suoi “maestri” nel senso di “exempla”, troviamo vari suoi predecessori: da Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo 1475 – Roma 1564) a Leonardo Bistolfi (Casal Monferrato 1859 – La Loggia, Torino 1933), da Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917) ad Aristide Maillol (Banyuls-sur-Mer 1861-1944). Nella sua città natale (che ne custodisce parecchie opere, presso privati nonché nel Museo Civico “P. Cavoti”), iniziò ancora ragazzo a collaborare con l’Arch. Pantaleone Laudisa (San Cesario, Lecce 1862 – New York?) alla realizzazione di opere funerarie: nel Cimitero Comunale di Galatina sono sicuramente di sua mano la lapide Anna Maria Codazzo (1910 ca.) e la lapide Costantina Ripa de Serafini (1918 ca.). In occasione dell’Esposizione Nazionale del Cinquantenario dell’Unità d’Italia (1911) si recò a Roma, aggiornandosi sulle nuove correnti stilistiche. Alla Mostra degli Artisti Pugliesi a Bari (1917) espose alcuni disegni e Il sogno del piccolo giocatore. Alla I Biennale Meridionale – IV Mostra d’Arte Pugliese a Bari (1924) espose Il sogno del piccolo giocatore (1917), testa di ragazzo. Alla I Mostra Salentina a Lecce (1924) espose: L’Orfanella, Sogno di scugnizzo. Alla III Biennale di Roma (1925) espose Il Vinto (1925) ora nella Pinacoteca Provinciale di Bari (che custodisce anche Testa di donna, 1933), che gli diede notorietà a livello nazionale. Iscrittosi al Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti, ebbe diversi riconoscimenti. Nell’attico del Palazzo della Sede Centrale dell’INA (1923-27) in via Sallustiana n. 51 a Roma progettato dal Prof. Ing. Arch. Ugo Giovannozzi (Firenze 1876 – Roma 1957) si trovano le sue 4 statue raffiguranti Le 4 Virtù Cardinali (1926): Temperanza, Prudenza, Giustizia e Fortezza, espressione di monumentalità tipicamente novecentista, hanno la peculiarità delle proporzioni volutamente alterate, in modo da ottenere una “correzione ottica” limitando l’aberrazione prospettica derivante dall’osservazione dal basso. Opere consimili destinate a decoro di pubblici edifici: Il Pilota e Il Mastro d’ascia (1934) del Palazzo delle Finanze di Bari (Arch. Carlo Vannoni, 1934); L’Arte per il Palazzo delle Poste di Taranto (Arch. Cesare Bazzani, 1935-37; l’Allegoria della Fertilità (1938), sulla facciata del Palazzo INA di Lecce (Arch. Nino Starace, 1932-39). Alla Biennale di Venezia (1928) espose “Lampada senza luce” (1928), scultura muliebre in gesso dai modi michelangioleschi, che venne dipoi fusa in bronzo per farne la cosiddetta “Fontana della Pupa” (1934) in piazza Dante Alighieri a Galatina. Per la sua città natale progettò il Monumento ai Caduti nella Grande Guerra, che venne tuttavia realizzato in seguito dal prof. Torquato Tamagnini (Perugia 1886 – Roma 1965), e realizzò il Monumento a G. Toma (1928). Ebbe una sala personale alla Biennale Veneziana (1942) dove espose varie opere, quali Donna che si spoglia, Danzatrice, Donna che si asciuga i capelli (1941), Pierrot (1938) e La padrona di casa (1941). Altre opere: bassorilievo Allegoria dell’Estate (1911); Il Dolore umano (1915); Il Filosofo (1917); testa di G. Carducci (1920); busto G. Bovio (1924); Ignara mali, presentata alla I Mostra del Sindacato Laziale Fascista (1929); San Francesco (1929); Donna seduta (1928) ora nel Museo Provinciale di Lecce; Adolescente (1930) esposto alla Sindacale Pugliese di Belle Arti (1930); busto di Benito Mussolini (1930) nella Sede Associazione Pugliese di Roma; Discordia di amanti (1935); Giocoliere (1935); Nudo virile (1932) esposto alla Quadriennale Romana (1939); La modella (1945); Ballerina (1948); Ritorno al lavoro o Vita campestre (1950); Deposizione (1951) nell’Istituto d’Arte G. Pellegrino di Lecce (ultima opera compiuta); L’offerta ad Esculapio (1951) sua ultima opera, incompiuta. Nella Villa Comunale di Lecce è stato eretto un busto in sua memoria, opera dell’amico e collega Emilio Greco (Catania 1913 – Roma 1995).


Minerbi Arrigo
(Ferrara 1881 – Padova 1960)
Nato a Ferrara nel 1881 da una famiglia modesta e sesta di nove fratelli, fu uno scultore autodidatta con un talento innato che lo portò ad avere la creta e il gesso tra le mani fin dall’infanzia. Non potendo permettersi studi classici né accademici, frequentò la scuola d’arte e mestieri di Ferrara, dove fu allievo di Luigi Legnani. Nel 1901, a vent’anni e senza soldi, partì per Firenze, dove si iscrisse alla scuola libera del nudo, fu allievo di Giovanni Fattori e si immerse nell’arte rinascimentale, pur dovendo lavorare come ceramista, stuccatore e modellatore per vivere. Per quindici anni, Minerbi lavorò come artigiano, dedicando le notti e le poche ore libere alla sua vera arte, rifiutando di farsi condizionare dal gusto dei clienti o dei mercanti.
Tra il 1905 e il 1906 si trasferì a Genova, dove conobbe sua moglie, Malvina Benini, e frequentò il vivace circolo artistico-letterario chiamato “Il bivacco”, stringendo un profondo legame spirituale con il poeta Giovanni Costanzi, basato su interessi per le filosofie orientali. Pur lontano, mantenne i contatti con Ferrara, realizzando opere come il medaglione di Guelfo Campana e le decorazioni del Bar Parisina. In quel periodo genovese diede vita a creazioni colossali come le due Sirene per il Lido di Albaro e il Gigante di Monterosso al Mare, una ciclopica figura di cemento armato alta 14 metri raffigurante Nettuno, che resiste ancora oggi, sebbene danneggiata.
Sebbene riformato per problemi di salute, Minerbi fu profondamente influenzato dal clima patriottico e irredentista della Prima Guerra Mondiale. Iniziò a emergere la sua personale fusione di naturalismo sensibile e simbolismo, evidente nel Ritratto della madre (1911-13) e in opere cariche di intensa espressività e riferimenti a Rodin, come Il falco (1915) e la potente Vittoria del Piave (1916-’17), figura allegorica della “Vittoria perdente” ispirata alla disfatta di Caporetto. In quel periodo realizzò anche i ritratti del martire Cesare Battisti (L’Apostolo, Il Martire, Il Soldato), molto apprezzati e acquistati dal Re Vittorio Emanuele III. La sua prima esposizione personale avvenne solo nel 1919 alla Galleria Pesaro di Milano, e fu una vera rivelazione, dato che l’artista aveva distrutto quasi tutte le opere giovanili.
Gli anni ’20 e ’30 consolidarono la sua carriera, vedendolo impegnato nella realizzazione di Monumenti ai Caduti, come quello di Oggiono (che riproponeva la sua Vittoria del Piave), il Monumento ai Medici Italiani Caduti in Guerra a Firenze, e quello di Bondeno. La sua arte si orientò verso un classicismo levigato e un verismo psicologico, visibile in opere come Resurrezione e Ultima Cena (1930). Realizzò importanti ritratti, tra cui il busto di Eleonora Duse (1927), e lavori decorativi come il gruppo in bronzo Il Po e i suoi affluenti per l’Acquedotto Monumentale di Ferrara (1932). Nonostante fosse ebreo, trattò temi religiosi con profonda sensibilità, come nella Pietà (1936) e nel Cristo Deposto (1932). Minerbi fu anche coinvolto in commissioni legate al regime, realizzando la statua di San Francesco che predica agli uccelli per il Sacello di D’Annunzio (1928), i bassorilievi distrutti dell’Ospedale Sanatoriale Mussolini a Roma, e donando al Vate per il Vittoriale la statua bronzea Vittoria (1934). La sua carriera fu onorata con la nomina a Grande Ufficiale della Corona d’Italia. La sua ultima opera famosa è la Maschera funebre di Gabriele d’Annunzio, realizzata al Vittoriale nel 1938. L’ultima opera per committenza di Regime fu il Monumento all’aviatore Arturo Ferrarin (1941). Dopo la persecuzione subita dai teschi negli anni della guerra, ebbe una svolta religiosa e nell’ultima fase della sua vita si dedicò esclusivamente all’arte sacra per la Chiesa Cattolica.


Piacentini Marcello
(Roma 8 dicembre 1881 – 18 maggio 1960)
Fu il deus ex machina dell’architettura del Regime Fascista: impossibile riassumerne l’intera opera in una breve nota. Figlio dell’Arch. Pio Piacentini (Roma 1846 – 1928) affermato professionista della Roma umbertina, e della nobildonna Teresa Stefani, dopo una giovanile adesione ai modi della secessione viennese, si rivolse a una monumentalità rinnovata, sintesi mirabile di architettura moderna e classicismo, che bene interpretò le necessita del Fascismo mussoliniano. Riportiamo alcune delle sue opere principali. A Roma: Villino Cumbo in via Palestro (1907); Villino Brugnoli in via Vesalio (1909); Casa Garbugli in via Pierluigi da Palestrina (1906-08); Casa Maraini in via Vittoria Colonna (1910); Villino Allievi in via Farnese angolo piazza Cola di Rienzo (con Arch. Pio Piacentini, 1909); Villino Page in viale Regina Margherita (con Arch. Pio Piacentini, 1910); complesso dell’Esposizione Nazionale per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia a Valle Giulia (1910-11); Villino Gasparri in piazza d’Armi (1911-13); Palazzina Allegri in via Nicotera (1913-19); sistemazione di piazza Navona (con Arch. Armando Brasini, 1913-14, n. r.); Palazzo della Banca d’Italia (1914-23) in piazza del Parlamento; edificio in via De Pretis (1914-17); Villa Berlingeri in viale Regina Margherita (con Arch. Pio Piacentini, 1915); Palazzina in viale Regina Margherita 214 (1915-16); Cinema Corso (con Arch. Giorgio Wenter-Marini, 1915-18) in piazza S. Lorenzo in Lucina; Palazzina in viale Liegi (1916-22); fabbricato in via Germanico (1918-21); Palazzina in via Savoia (1920); Tempio Votivo Internazionale per la Pace (1920-24, n. r.); palazzine abbinate in via Porpora (1921-23); Fabbricato viaggiatori della Stazione di Porta S. Paolo (1923); restauro dell’Augusteo (1923-25); Palazzetto Pateras (1924); Casa Madre dei Mutilati (1924-28; ampliamento 1933-34); PRG per la Grande Roma (1925, n. r.); Albergo degli Ambasciatori (con Ing. Emilio Vogt, 1925-27) in v. Veneto; Palazzo del Ministero delle Corporazioni (con Arch. Giuseppe Vaccaro, 1927-32) in v. Veneto; Chiesa di Cristo Re in viale Mazzini (1931-34); Casa Piacentini al lungotevere Tor di Nona (1929-31); Villa Piacentini sulla Camilluccia(1930-32); Piano Generale della Città Universitaria e Palazzo del Rettorato (con Arch. Gaetano Rapisardi, 1932-34); Via della Conciliazione (con Ing. Attilio Spaccarelli, Ing. Giuseppe Momo, 1935-38; 1947-50); Palazzo della Banca Nazionale del Lavoro in via Veneto (1936); complesso edilizio di piazza Nicosia (1937-40); Piano Generale per l’E42 (con Arch. Giuseppe Pagano, 1938); Palazzo dello Sport all’Eur (con Ing. Pier Luigi Nervi, 1960). A Genova: Arco di Trionfo ai Caduti Genovesi (1924-26); Grattacielo Invernizzi in piazza Dante, (1937-41). A Milano: Palazzo della Cassa Nazionale per le Assicurazioni sociali in piazza Missori a Milano (1928-31); Palazzo della Banca Agricola Milanese a Milano (1933-34); palazzo Missori a Milano (1933-38); Palazzo di Giustizia di Milano (con Arch. Ernesto Rapisardi, 1931-41). A Bengasi (Libia): Monumento ai Caduti Italiani (1916), Grande Albergo Roma, Palazzo del Municipio, Sede del Banco di Roma, Teatro Berenice, Edificio dei Telefoni (1912-14). Altre opere: Manicomio Provinciale di Potenza (con Ing. Giuseppe Quaroni, 1906-15); Padiglione dell’Italia all’Esposizione Universale e Industriale di Bruxelles (1910); Cittadella Italiana all’Esposizione Internazionale di San Francisco (1915); Palazzo del Chicago Tribune (con Arch. Ghino Venturi, 1922, n. r.); Palazzo di Giustizia di Messina (1923-28); Monumento alla Vittoria di Bolzano (1926); piano urbanistico-architettonico di Bergamo Bassa (1927 con Arch. Luigi Angelini); Palazzo della Giustizia (1926) e Palazzo della Banca d’Italia (1927) a Bergamo, con decorazioni scultoree di Salvatore Saponaro (S. Cesario di Lecce 1888 – Milano 1970); piazza della Vittoria a Brescia (1928-32); Piano per la Città Universitaria del Brasile a Rio de Janeiro (con Arch. Vittorio Ballio Morpurgo, 1935-38, n. r.) nel parco Boa Vista; Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà a Tripoli (1931-33); Palazzi delle Assicurazioni Generali di Trieste (1935-37; 1938-39); Palazzi delle Assicurazioni generali a Gerusalemme (1936) e Zagabria (1938); Padiglione Italiano all’Esposizione Internazionale di Parigi (con Arch. Cesare Valle, Arch. Giuseppe Pagano, 1937); Grattacielo Matarazzo a San Paolo del Brasile (con Arch. Vittorio Ballio Morpurgo, 1938-39); Mausoleo di Guglielmo Marconi a Pontecchio Marconi, Bologna (1941); Via Roma a Torino (1934-38); Palazzo del Banco di Napoli a Napoli (1939-40).


Esplora l’arte e gli artisti del Ventennio fascista.
Questa pagina offre una sintesi chiara sugli artisti principali del Ventennio fascista, analizzando il loro impatto sull’arte italiana e le influenze estetiche del regime.

