Assenza Enzo
(Pozzallo 8 ottobre 1915 – Roma 22 novembre 1981)
Scultore, pittore e ceramista è artista troppo noto per riassumerne la vita e l’opera in questa sede. Ricordiamo le opere principali in Puglia, tra le quali spicca l’imponente statua bronzea [h. mt. 7,00] raffigurante la Giustizia (1963) in lega di bronzo, posta dinanzi il Tribunale di Bari. A Lecce: San Pio X (1958) sulla facciata della chiesa omonima; pannello allegorico (1958) nella sede della Banca d’Italia. In provincia di Brindisi: bassorilievi allegorici in ceramica policroma (1962) sulle facciate delle scuole Crudomonte e Giulio Cesare a Brindisi; Maria SS. Assunta (1962) sull’altare maggiore della chiesa madre di Carmiano; Sacro Cuore (1968), Madonna del Rosario (1968), San Giovanni Bosco (1972) e il monumentale pannello San Michele Arcangelo (1968) nell’abside dell’eponima chiesa di Trepuzzi.
Formatosi durante il Ventennio, ebbe il picco della sua carriera nel secondo dopoguerra: per approfondimenti, si veda Assenza Enzo – 900 siracusano


Baffa Luigi
(Galatina, Lecce 25 agosto 1894 – Lecce 11 novembre 1933)
Si laureò in Ingegneria Civile presso la R. Scuola Statale Politecnica di Napoli (1920). Funzionario dell’Ufficio Tecnico di Bari (1920-21), fu poi Direttore dell’Ufficio Tecnico di Finanza di Trapani (1921-26), Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale di Lecce (1925-27), dirigente del Reparto Costruzioni presso l’Ufficio Tecnico di Finanza di Bari (1927-30), ed infine Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale di Bari (8 luglio 1931 – 11 novembre 1933). In qualità di Direttore Tecnico, collaborò alla sistemazione delle R. Terme (1931) di Santa Cesarea (Lecce) e alla costruzione del R. Istituto di Biologia Marina a Taranto (Ing. Ugo Giovannozzi, 1929-31). Nel 1931 partecipò al Concorso per il Palazzo delle Finanze di Bari, che però fu vinto dall’Arch. Carlo Vannoni di Roma. Suo è il progetto del Teatro Tartaro (1927-30) di Galatina (in collaborazione col fratello Ing. Pantaleo), le cui decorazioni sono opera dello scultore Cesare Marino (Mesagne 1901 – Bari 1988). Realizzò molte opere a Trapani (1921-26): Palazzo della R. Dogana; Palazzo della Finanza (1920-23); Chiesa di S. Maria Ausiliatrice; Palazzetto MacDonald; Palazzetto Grimaldi; Case Popolari IFCP; Sede della Banca Commerciale Italiana. Altre opere: Cappella Votiva dei Morti in Guerra a Marsala; Scuole Rurali a Marsala; Sede della Banca Sicula a Castelvetrano; Tubercolosario a Mazara del Vallo; Palazzo delle Finanze di Bari (progetto non realizzato). In qualità di Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale, collaborò al progetto del Palazzo della Provincia di Bari (Arch. Saverio Dioguardi, 1929-35). Per approfondimenti, si veda il seguente sito: DEDICATO AL NONNO: ING. LUIGI BAFFA (1894-1933) – Architetto Roberti | Architettura, ristrutturazione, arredamento interni a Udine


Bazzani Cesare
(Roma 5 marzo 1873 – 30 marzo 1939)
Nacque da una famiglia di artisti: la madre Elena Fracassini Serafini era sorella del pittore accademico Cesare Fracassini (Roma1838-68) mentre il padre Luigi Bazzani (Bologna 1836 – Roma 1927) era professore di disegno architettonico, pittore e scenografo. Si laureò in ingegneria civile (1896) alla R. Scuola di Applicazione di Roma, dove fu allievo di Guglielmo Calderini (Perugia 1837 – 1916) e vinse il concorso per il pensionato artistico internazionale con un progetto di cattedrale in stile gotico italiano (1899). Fu insegnante di disegno del Re Vittorio Emanuele III. Architetto, Accademico d’Italia (dal 27 settembre 1929), Accademico di S. Luca, membro della Commissione Reale per Il Monumento a Vittorio Emanuele II (1913-21), membro della Commissione per il Piano Regolatore di Addis Abeba (1938), fu uno dei maggiori artefici dell’architettura pubblica italiana del primo Novecento, particolarmente nell’Era Fascista. Nell’ambito della sua produzione artistica possiamo discernere due periodi di differente impronta stilistica: il primo, informato da stilemi tardo-liberty e da una maniera compositiva eclettica [Palazzina Alterocca a Terni (1901-03); Palazzo delle Belle Arti a Roma (1911); Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione a Roma (1928)]; il secondo, identificantesi tout court con lo Stile Littorio, del quale il Bazzani risulta essere il maggiore esponente [Palazzo delle Poste di Taranto (1937); Casa del Fascismo Jonico (1938) a Taranto], nonché il più coerente, stante la compromissione del Piacentini col Razionalismo e la visionaria atemporalità del Brasini. Le sue opere sono improntate ad una retorica magniloquenza che trova il suo parallelo in Letteratura nella poetica del D’Annunzio: il Vate stesso definì il Nostro “Architetto romano durevole”. Tra le varie opere a Roma: Albergo dell’Orso; Palazzetto della Fornarina; Circolo “Canottieri Aniene” (1897) alla passeggiata di Ripetta; Palazzina Ravà (1906); Targa commemorativa ad Antonio Canova (scultore Ettore Ferrari, 1916; affissa 1927); Sistemazione di Valle Giulia per l’Esposizione Universale di Roma (1911); Padiglione della Regione Liguria all’Esposizione Universale di Roma (1911); Palazzo delle Belle Arti ora Galleria Nazionale d’Arte Moderna (1908-11) [fregio ds Corteo della Vita e del Lavoro, di Adolfo Laurenti; a sin il Corteo della Bellezza e della Forza, Ermenegildo Luppi; all’interno del pronao, L’artista e le battaglie artistiche (1911), Giovanni Prini]; Quartiere residenziale (12 palazzine) “Unione Edilizia Nazionale” (1920-23) in via A. Nibby; Altare di S. Gaetano Thiene in S. Andrea della Valle (1907-12) con sculture del noto scultore Giulio Tadolini (Roma 1849 – 1918); Cinema Modernissimo (Ing. Raffaele Pietrostefani,1914-19); restauro Chiesa di S. Giovanni Calibita e rifacimento campanile (1913-19); Sistemazione del fianco e Canonica della Chiesa di S. Maria della Vittoria (1920-21); Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione (1913-28) in Trastevere [con statue nell’attico di Publio Morbiducci (Roma 1889 – 1963) e Bernardo Morescalchi]; sistemazione degli imbocchi della Galleria Gianicolense; Fontana del Teatro Apollo (1925); Palazzo del Ministero dell’Aeronautica (1929-31) n. r.; Auditorium (1935) n. r.; nuova facciata della Chiesa di S. Maria della Minerva (n. r.); Sede Gruppo Rionale PNF Flaminio (1935 ca.) n. r.; Chiosco (1923) in v. Vittorio Veneto; Cinema-Teatro Biondo; sistemazione Mausoleo di Augusto e zone adiacenti (n. r.); Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina (1930-34); Chiesa della Gran Madre di Dio (1930-35) al Ponte Milvio in collaborazione con l’Arch. Clemente Busiri Vici (Roma 1887-1965), dove ebbe le esequie; Villa “La Nuova Officina” (Villa Bazzani) a Valle Giulia (1928) progetto approvato il 7 febbraio 1928-VI; Altare dell’Altissimo in SS. Ambrogio e Carlo al Corso (1929); Monumento Cassisi, Monumento Ortensi e Cappella Bazzani (1938) al Cimitero del Verano, dove sono le sue spoglie mortali. Tra le altre opere, ne ricordiamo alcune sparse in varie città italiane. A Taranto: Villino Origo (1897-1903); Monumento ai Caduti di Taranto (1919) bozzetto non realizzato; Campo Sportivo Jonico (1930) n. r.; Palazzo delle R. Poste (1933); Casa del Fascismo Jonico (1935); Banca d’Italia (1938); sistemazione piazza Ebalia e Fontana “Rosa dei Venti” (1942); facciata della Chiesa del Carmine (1937); Palazzo del Consiglio Provinciale delle Corporazioni Fasciste (1938) n. r.; Capitaneria di Porto; Cappella Votiva nel Cimitero (n. r.); Mercato Ittico (n. r.); nuova Chiesa Parrocchiale (n. r.). A Foggia: Palazzo del Governo (1928 progetto, 1929-34 realizzazione); Nuovo Palazzo di Giustizia (1935) n. r.; Palazzo degli Uffici Statali (1935) n. r.; Palazzo della Capitanata (restauro Palazzo Dogana, 1929 n. r.); Fontana della Capitanata (1928) non realizzata. A Macerata: Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1922-29), Stadio-Monumento ai Caduti Maceratesi (1927-32) in piazza della Vittoria, Casa del Fascio (1928-34), Palazzo degli Studi (1929-34), Casa dei Mutilati (1930-36), Educandato Femminile di S. Giuseppe. Progetti non realizzati per Macerata: Palazzo della Cassa di Risparmio, che avrebbe dovuto sorgere dinanzi al Palazzo delle Poste; sistemazione di piazza C. Battisti; Albergo Moderno; facciata della chiesa di S. Paolo; facciata della Chiesa di S. Filippo; facciata del Duomo; nuovo Seminario; chiosco di benzina; nuova Caserma RR. CC. Umberto I di Savoia. Nella Provincia di Macerata: ampliamento e restauro del Santuario del SS. Crocefisso (1903-28) a Treja; Casa del Fascio di Recanati (1933) n. r.; Cappella De Sgrilli nel Cimitero di Recanati; nuova facciata della Chiesa dei SS. Francesco e Antonio da Padova (1931-32) e Villa Cesare Scolastici a Pollenza; restauro e nuova facciata della Chiesa di S. Pacifico a S. Severino Marche; Centrale Idroelettrica della Società Terni a Visso (per la stessa ditta, progetta il Padiglione Società Terni alla Fiera di Milano, 1928). A Firenze: nuova facciata di S. Lorenzo (1906) progetto di concorso non realizzato; Biblioteca Nazionale Centrale (1908 progetto, realizzazione 1911-35); Ponte della Vittoria sull’Arno (1925) non realizzato; Manifattura Tabacchi (1930) non realizzato. A Messina: Palazzo del Governo (1913-20); Chiesa di S. Caterina (1926-29); Chiesa di S. Lorenzo (1928); cinque palazzine private sul corso Garibaldi; Palazzo dell’Arcivescovado e Seminario; Carcere Giudiziario. A Forlì: facciata della Chiesa di S. Maria del Suffragio o della Visitazione (1931-33); restauro del Palazzo del Podestà; Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1930 progetto, 1931-32 realizzazione); Monumento ai Caduti in piazzale della Vittoria (1925 progetto, 1931-32 realizzazione) in collaborazione con gli scultori Bernardino Boifava (Ghedi, Brescia 1888 – Forlì 1954) per i rilievi del basamento e Bernardo Morescalchi (Carrara 1895 – Artignano 1975) per le Vittorie bronzee alla sommità; Palazzo degli Uffici Statali (1935-37); Loggia del Palazzo Talenti Framonti (1932) in collaborazione con l’Arch. Ariodante Bazzero (Milano 1888 – ?); restauro Palazzo Pettini adibito a Casa del Fascio (1933); nuova facciata per la Basilica di S. Mercuriale (1921-33, progetto non realizzato); Palazzine Bazzani e Benini (1933-37); Casa del Mutilato “Fulcieri Paolucci di Calboli” (1930-33) con decorazioni plastiche di Roberto De Cupis (Roma 1900 – Forlì 1975); Palazzo della Prefettura (ristrutturazione Palazzo Paulucci Piazza, 1933-39) con l’Arch. Italo Mancini (L’Aquila 1897 – 1971); Fontana Littoria (1935) nel piazzale della Stazione (distrutta). A Predappio, città natale del Duce del Fascismo: sistemazione ed ingresso monumentale del Cimitero di S. Cassiano in Pennino (con Arch. Florestano Di Fausto, 1928-33); Chiesa di S. Antonio da Padova (1925 concorso nazionale, 1926 progetto definitivo, 1931-34 realizzazione); Palestra ONB (con Arch. Florestano Di Fausto, 1932-34). A L’Aquila: Palazzo dell’INFPS (1937-39)ornato in facciata da statue allegoriche Il Lavoro e La Previdenzadi Nicola D’Antino (Caramanico Terme 1880 – Roma 1966); progetto (n. r.) per Villino Adelchi Serena; Sede del RACI-Reale Automobile Club d’Italia (n. r.); Banca d’Italia (1939, progetto non realizzato). A Pescara: Palazzo delle RR. Poste (1926-29); Ponte Littorio (con Ing. Rodolfo Stolcker, 1931-33) ornato da gruppi statuari di Nicola D’Antino (Caramanico, Pescara 1880 – Roma 1966) e Vicentino Michetti; Kursaal Pomponi (1929-33, distrutto 1963); Tempio della Conciliazione o Cattedrale di S. Cetteo (1933-36); Casa del Fascio di Pescara (1932 progetto non realizzato). Ad Ascoli Piceno: Sede della Cassa di Risparmio (1912-15); Palazzo RR. Poste e Telegrafi (1923-29); Case della Cooperativa Mutilati ed Invalidi (1929-35); Palazzo Alvitrieti e la nuova Torre (restauri); Palazzo Seghetti (restauri); Stabilimento Industriale Matricardi; completamento di Palazzo Parisani (1929); completamento (portale e ornati soprastanti, balcone) di Palazzo Cataldi (1929); varie cappelle e monumenti sepolcrali del Cimitero Comunale; Sede della Banca d’Italia (1927). Opere non realizzate per Ascoli Piceno: nuovo balcone del Palazzo Municipale (1929, progetto di concorso); Banca Commerciale Ascolana; Palazzina Matricardi (1925-28); Palazzo De Sgrilli; Cappella Matricardi e Monumento funebre Travaglini (1925-28) nel Cimitero Comunale; Palazzo della R. Questura (1938); Casa del Mutilato; restauro della Chiesa di S. Agostino; Palazzo della CNAS (Cassa Nazionale Assicurazioni Sociali). A Viterbo: restauro Palazzo Comunale di (1909); Palazzo delle Corporazioni Fasciste (1931-33); Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1933-36). A Rieti: restauro Palazzo Comunale (1909) [tempere murali di Antonino Calcagnadoro (Roma 1876-1935) nella Sala Consiliare]; Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1931-34); Campo Sportivo della Sabina (n. r.); sistemazione zona Porta Romana (1929); Villa Ferrari; Cappella Giuseppe Ferrari nel Cimitero Comunale. A Terni: Palazzina Alterocca (1901-03); Sistemazione urbanistica di Terni (1901-39); Palazzo Pontecorvi (1902-16); Villa Fongoli (1903); Restauro della Chiesa di S. Alò (1908-23); R. Scuola Industriale (1916-24); Monumento ai Caduti (1919); Palazzo delle RR. Poste (1919-28, ampliamento 1936); Palazzina Manni (1919-23); Villa Bazzani (1929); Chiesa Parrocchiale di S. Antonio (1929-35); Palazzo della Provincia (1930-36); Palazzo degli Uffici Statali; Palazzo della Banca d’Italia; cupola del Duomo (n. r.); Palazzo dell’INFPS (1932-35); Albergo Beta (1935-36); Centrale Idroelettrica di Galleto (1927); ampliamento del Cinema-Teatro Modernissimo; Cinema Savoia (n. r.); Cappella Bosco, Edicola Ciucci, Tomba Fusacchia, Edicola Morandi, Edicola Rossini, Tomba Pontecorvi nel Cimitero Comunale. Ed infine: Padiglione di Roma all’Esposizione Nazionale di Venezia (1908); Monumento ai Caduti nella presa della Rocca a Spoleto (1909); Palazzo del Municipio a Parma (n. r.); Scuola Elementari di Vigevano; scalea monumentale della Chiesa di S. Fortunato a Todi; Palazzo della Banca del Cile (1920) a Santiago; Tomba Francesco Vitalini (ubicazione ignota); Cappella Pellati (ubicazione ignota); Palazzo della Cassa di risparmio a S. Elpidio a Mare (1925); Stazione Marittima di Napoli (1933-36) sua unica opera pienamente “razionalista”; Palazzo del Podestà e piazza Littoria a Matera (1935); Sinagoga di Trieste (n. r.); Albergo Pomponi a S. Benedetto del Tronto; Villa Costanzi (1931) Cappella dell’Incoronata (n. r.) a Spello; Monumento ai Caduti di Ancona (1923, progetto di concorso, non realizzato); Monumento a Domenico Guglielmi a Frosinone; Cappella Nembrini-Gonzaga (1923) nel Cimitero di Ancona; Caserma Chiaffredo Bergia a Bari (1935); Teatro del Littorio a S. Severo (1937); Monumenti ai Caduti nella Grande Guerra di Frascati (1922-23, scultore Bernardo Morescalchi) e Bosa (1922); Ponte sull’Arno a Pisa (1932); Palazzo delle Poste a Palestrina (1920); Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi di Sanremo; Edificio Scolastico a Pergola (n. r.); Casinò Municipale di Anzio (1924); Cappella Manzolini (1924) nel Cimitero di Anzio; Cappella Votiva ai Caduti di Marsciano (1925); Monumento ai Caduti e Campo Sportivo della Vittoria a Perugia (n. r.); Campo Sportivo del Littorio ed Albergo Littorio a Foligno (1929); facciata della Basilica di S. Maria degli Angeli ad Assisi (1924– 28); Palazzo della Provincia di Nuoro (1929-30) n. r.; Scuola Elementare e Sede ONB a Montecastrilli; Palazzo delle Poste e Telegrafi di Imperia (1935); Monumento ai Caduti per la Fondazione dell’Impero (1936) n. r.; Santuario del SS. Crocefisso a Mogliano; Cattedrale di Addis Abeba (1939-40); Palazzo degli Uffici Statali a Faenza (1939-40) con sculture di Guerrino Tramonti (Faenza 1915-1992).


Bellini Aroldo
(Perugia 1902 – Roma 1984)
Artista precoce e talentuoso, figlio di Alberto Bellini e Giuseppa Caterini, originari di Orvieto. Fin dalla giovane età, manifestò una spiccata e precoce attitudine per il disegno, l’osservazione anatomica e la scultura, una vocazione che seguì nonostante i genitori avessero desiderato per lui studi diversi. Iscrittosi all’Accademia di Belle Arti di Perugia, Bellini si formò sotto la guida dello scultore Prof. Giuseppe Fringuelli. Il suo talento emerse rapidamente: a soli diciotto anni, ancora studente, partecipò alla «Mostra collettiva degli Artisti Umbri» presso la Sala dei Notari di Perugia. Presentò sette bozzetti, tra cui “L’eroe della vita”, “Caino”, “Danzatrice” e “Ritratto del pittore Graziosi”, ottenendo il plauso della critica. Benvenuto Crispoldi, sul periodico «Griffa» (1920), lodò il giovanissimo Bellini per i suoi “fremiti michelangioleschi” e la “volontà creativa possente”, paragonando la sua opera a quella di un “artista maturo”. La consacrazione giunse nel 1920 con la vittoria al Concorso Nazionale di Scultura “Cincinnato Baruzzi” a Bologna, grazie all’opera “La vedova”. Questa statua in marmo, caratterizzata da accenti rinascimentali e purezza formale, celebrava il ruolo delle vedove dei Caduti in guerra ed è oggi conservata presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Il critico d’arte Mons. Ennio Francia la definì in seguito, nel 1979, come opera che «ricorda e testimonia, con anticipo di mezzo secolo, molta porzione del linguaggio delle neoavanguardie contemporanee». Nel 1921, Bellini si trasferì a Roma per lavorare come assistente nello studio di Angelo Zanelli, partecipando alla realizzazione degli altorilievi dell’Altare della Patria.
L’anno successivo, a Perugia, scolpì il Monumento ai Caduti della guerra 1915-18 per la Chiesa di Sant’Ercolano, raffigurante un soldato in bronzo su un masso del Monte Grappa, affiancato da due grandi bassorilievi in pietra di Trani.
Nel 1923 modellò e fuse in bronzo la controversa ‘Lapide Commemorativa della Marcia su Roma’, lodata da Mussolini come «la più artistica» delle targhe da lui inaugurate, ma rimossa e distrutta nel dopoguerra. Il 1924 fu un anno significativo: Bellini ottenne l’ambito riconoscimento del pensionato nazionale a Roma e realizzò per Perugia la possente statua in bronzo del “David”, che riprendeva moduli rinascimentali. Nonostante non presentasse alcun richiamo politico, questa statua fu rimossa e distrutta nel secondo dopoguerra, un atto che Bellini stesso attribuì all’odio nei suoi confronti da parte del soprintendente ai monumenti dell’Umbria, in un episodio di “damnatio memoriae” allora in voga.
Sempre nel 1924, partecipò al Concorso per il ‘Monumento alla Madre italiana’ con una scultura in marmo di grandezza naturale intitolata “Pietà”. Sebbene non premiata, l’opera fu considerata dalla critica come una delle migliori e degna della vittoria, ispirata, secondo alcuni, alla Pietà su tavola di Sebastiano del Piombo.
Le sue realizzazioni di quegli anni includono anche una tomba per la famiglia Milletti (1926), ispirata ai tumuli etruschi, e la statua in pietra della ‘Madonnina della Provvidenza’ (1926) per la Cattedrale S. Lorenzo di Perugia, caratterizzata da una toccante umanità popolare e commissionata in seguito all’attentato scampato a Mussolini. Inoltre, realizzò bozzetti per Monumenti ai Caduti che anticipavano il monumentalismo architettonico-figurativo del regime. Il periodo più intenso e prolifico della carriera di Aroldo Bellini si concentrò a Roma a partire dal 1931, quando fu chiamato dal Presidente dell’Opera Nazionale Balilla (ONB), Renato Ricci, per contribuire alla realizzazione del nuovo “Stadio dei Marmi” all’interno del “Foro Mussolini” (oggi Foro Italico).
In soli cinque anni, Bellini emerse come uno dei massimi esponenti della scultura italiana dell’epoca, insieme a Dazzi, Morbiducci e altri. Il suo lavoro al Foro Italico fu imponente:
- 17 statue di atleti in marmo, ciascuna commissionata da una provincia italiana (di cui una andata distrutta).
- Due possenti e colossali gruppi bronzei dei “Lottatori” per la tribuna principale dello Stadio, caratterizzati da una “plasticità armonica inconfondibile”. Il volto di uno di essi ritraeva lo stesso Renato Ricci.
- Cinque statue di bronzo, tra cui il celebre “Nuotatore alla partenza” per la piscina del Foro Italico, lodato dalla critica per la sua fedeltà all’atteggiamento e l’espressione di tensione.
- Un busto del Duce per l’Accademia di Educazione Fisica e un monumento in bronzo (anch’esso distrutto).
Complessivamente, Bellini stesso stimò il suo contributo in 23 statue tra quelle realizzate e i modelli preparatori, un’attività che fu continuamente richiesta e che, secondo il testo, ispira tuttora allievi in tutto il mondo. L’opera più ambiziosa e stupefacente di Bellini fu la «grande statua del Fascismo», un progetto concepito da Renato Ricci all’inizio degli anni ’30 per celebrare il primato della Nuova Italia. Ricci presentò l’idea a Mussolini, spiegando che l’opera, in bronzo, avrebbe dovuto raggiungere gli ottanta metri di altezza, superando il leggendario Colosso di Rodi.
Tuttavia, le difficoltà finanziarie del regime, acuite dalle sanzioni economiche imposte dalla Società delle Nazioni nel 1935 (a causa della guerra d’Etiopia), portarono alla sospensione dei lavori tra il 1936 e il 1937. Nonostante l’interruzione, l’opera aveva già visto la realizzazione di alcune parti colossali, impiegando mille quintali di bronzo. Il 1939 fu un anno di intensa attività che vide Bellini partecipare a numerosi eventi di rilievo:
- Espose alla III Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma con il bozzetto bronzeo “La buona terra”, acquistato dal Capo del Governo.
- Progettò otto pannelli e espose tre bassorilievi monumentali (3,20 x 7 metri) per il Padiglione italiano all’Exhibition of Italian Contemporary Art di New York.
- Si distinse alla Mostra internazionale “Lavoro e Gioia” di Bucarest con il gruppo in marmo “L’uomo doma la natura”.
- Collocò a Villa Madama il marmoreo “Balilla armato”, definito “romanamente avviato verso l’avvenire” dalla critica.
- Per l’E42 (Esposizione Universale di Roma), preparò il bozzetto di uno dei “dioscuri” e il modello (alto 3,40 metri) per la poderosa statua in marmo “L’ordine sociale”.
La fase tra gli anni ’30 e lo scoppio della guerra evidenzia Aroldo Bellini come un artista al centro della committenza monumentale del suo tempo, capace di gestire progetti di dimensioni eccezionali pur dovendo affrontare le conseguenti distruzioni e cancellazioni subite da molte delle sue opere.


Brasini Armando
(Roma 21 settembre 1879 – 18 febbraio 1965)
Nasce a Roma in una casa a Tor di Nona da Augusto e Rosa Piersigilli. Di famiglia modesta, non poté compiere studi regolari e deve quindi considerarsi un talentuoso autodidatta: dopo la scuola elementare viene impiegato in un laboratorio di incisioni (1891), frequentando poi con profitto le scuole serali e l’Istituto di Belle Arti (1892); fu anche pittore (Autoritratto, Roma 1905, conservato all’Accademia Albertina di Torino); partecipa alla vita del Museo Artistico Industriale in Via Conte Verde diretto da Raffaele Ojetti (Brasini stesso lo indica come suo vero Maestro) col quale collabora per alcuni restauri (1895-1900), ottenendo il riconoscimento come miglior allievo (1899) e vincendo due medaglie d’oro all’Esposizione di Arti Decorative di Torino (1900). Apre una bottega di stuccatore in via Fiume (1901), e, dopo aver ottenuta l’abilitazione all’insegnamento del disegno (1907), apre il suo studio professionale nel Palazzo dei Piceni (1908); più tardi si iscriverà all’Ordine degli Architetti di Roma (1928; n.ro matricola 104). Viene pubblicata la prima raccolta dei suoi studi sulla città di Roma (1917), studi che intensificherà nel corso degli anni a seguire (1920-31) in uno stile monumentale che incontrerà il parere favorevole del Duce; tra i vari progetti di sistemazioni urbane, suscitò ammirazione e clamore il progetto di una nuova grande arteria che, tramite opportune demolizioni, avrebbe consentita la visione contemporanea della colonna Aureliana e del Pantheon. Negli anni seguenti, affrontò nuovamente il problema della viabilità della capitale: spina dorsale di questa avrebbe dovuto essere la via Imperiale, ampia arteria che dalla Flaminia, tagliando il centro storico, avrebbe raggiunto piazza Venezia e il Colosseo, proseguendo sino alla via Appia. Nello stesso periodo disegnò le scenografie per i film Theodora (1919) e QuoVadis? (1923), e progettò una cupola (1918) per la chiesa di S. Ignazio a Roma, lasciata incompiuta, che presentò all’Esposizione Fiorentina primaverile (1921) assieme ai progetti per la sistemazione dei Borghi e di piazza Colonna, per un Monumento a Dante, per il palazzo del conte Testasecca. Viene nominato direttore artistico del Monumento a Vittorio Emanuele II (1924-39), subentrando alla commissione (1905-24) costituita da Gaetano Koch, Pio Piacentini e Manfredo Manfredi; in tale veste realizza l’adiacente Museo del Risorgimento (1935), realizzato scavando il colle capitolino, nonché il fabbricato di collegamento col portichetto del Vignola, la scala che sale al Campidoglio e la cripta del Milite Ignoto. Responsabile del padiglione italiano all’Esposizione di Arti Decorative a Parigi (1925), fu premiato con medaglia d’oro ed ottenne la Legion d’onore. Ebbe svariati incarichi ufficiali ed altre onorificenze: fu nominato Accademico d’Italia (18 marzo 1929); fu membro della commissione giudicatrice nel concorso per la Stazione di Firenze (1933), pronunziando voto favorevole (ma non senza comprensibili riserve) al progetto del gruppo Michelucci; venne nominato accademico di San Luca e dell’Accademia Albertina di Torino, nonché Cavaliere magistrale dell’Ordine di Malta (1933); membro del Consiglio superiore delle Belle Arti e della Commissione Edilizia del Comune di Roma (1936). Chiamato a far parte della commissione incaricata del piano regolatore di Roma (1931), propose la sua idea della “via Imperiale”, poi denominata via dell’Impero (attualmente detta via dei Fori Imperiali), di cui il Brasini ha sempre rivendicata la paternità, e che fu leggermente disassata, onde rendere possibile la visione del Colosseo dalle finestre di Palazzo Venezia. Ancora nell’ambito delle sistemazioni urbanistiche di Roma, si deve al Brasini (in collaborazione con M. Piacentini) il progetto di far attraversare piazza Navona da una strada di grande traffico, aprendo un ampio arco verso via Zanardelli; anche la sistemazione della zona intorno al Campidoglio, dalla parte dell’Ara Coeli, fu in gran parte su suo disegno. Ebbe successo persino in Unione Sovietica, dove fu invitato per interessamento del noto architetto sovietico Boris Jofan (Odessa 1891 – Mosca 1976) suo allievo durante gli studi a Roma, unico architetto italiano, al concorso internazionale per il palazzo dei Soviet (1931), ottenendo una menzione d’onore dalla giuria. A causa di meschine invidie e dell’ignoranza dei suoi detrattori, alla II Mostra di Architettura Razionalista (1933) viene pesantemente oltraggiato. “Innamorato dell’architettura di Roma imperiale e seicentesca, ad essa si ispira con grande talento nell’esecuzione delle sue opere e nella compilazione di progetti per sistemazioni edilizie dell’Urbe, di una scenografia geniale e grandiosa” (Enciclopedia Italiana, 1930). Elenco delle opere principali: Restauri diretti dall’architetto Raffaele Ojetti (Roma 1845 – 1924) del Castello degli Odescalchi a Bracciano (decorazione soffitti cassettonati), 1897-98; decorazione plastica Tempio di S. Teresa (leoni sulla facciata, capitelli di pilastri e colonne, candelabri in bronzo) in corso d’Italia (Ing. Tullio Passarelli) Roma 1901-02; decorazione plastica Chiesa di S. Camillo in via Piemonte (con Ing. Tullio Passarelli), Roma 1902; Scalone d’onore e decorazione sala ricevimenti di Palazzo Teodoli in via di Porta Pinciana, Roma 1902-09; decorazioni di Villa Aletti e Villa Anziani, via Nomentana, Roma 1902/09; Realizzazione decori in “stile Impero” e mobili per l’Hotel Excelsior a Roma1905/10; Restauri del Casino di Villa Torlonia (collaborazione) 1906/07; Restauri e nuovi decori (raggiera dello Spirito Santo, volta dell’abside, altari laterali) Chiesa di S. Maria dei Miracoli in piazza del Popolo, Roma1907; Ingresso monumentale al Giardino Zoologico di Roma, Villa Borghese [con l’Ing. Giulio Barluzzi (Roma 1878-1953)] 1909/10; Palazzo Borghese [con l’Ing. Giulio Barluzzi (Roma 1878-1953)] Roma n. r. 1910; Villino Tabacchi a (con l’ing. Santagostino Baldi), Via Aurelia, viale Angelico (demolito) Roma 1912; Proposta per la sistemazione di Piazza Navona, Roma (con Marcello Piacentini; progetto di concorso, I premio) 1912/13; Planivolumetrico del quartiere della zona nord di Roma
1915; Chiesa Parrocchiale a Taranto (n. r.) 1915; Progettazione della sistemazione dei Borghi San Pietro 1915; Progettazione della sistemazione della Via Flaminia, Roma 1916; Scuola dell’Aviazione al “Pizzone”, Taranto 1916; Monumento all’Aviatore Angelo Berardi, Taranto 1919; Palazzo del Comando dell’Idroscalo, località Pizzone, Taranto1917/25; Ospedale Militare Marittimo a Brindisi (o Taranto?) 1917-18; Palazzo Chigi (sede Ministero delle Colonie; restauro e decorazione Sala della Vittoria) Roma 1917; Tomba Rotellini e Cappella Casati al Verano, Progetto cupola di S. Ignazio, Roma 1918; Monumento alla Vittoria sul Monte Pizzocco, Vittorio Veneto (progetto di concorso, n. r.) 1919; primo progetto per il Tempio di S. Giacomo Maggiore e dei 4 Evangelisti ai Parioli di Roma (poi Basilica del S. Cuore di Maria) 1919; Piano Regolatore di Tripoli, 1921; Palazzo di Giustizia, Tripoli (non realizzato) 1921-22; Negozio Ditta E. Franceschini, via del Corso n. 141, Roma (vetrina, decorazione e arredamento) 1922-23; progetto per le muove Terme di Montecatini 1920-22; I Mostra Romana dell’Agricoltura dell’Industria e dell’Arte Applicata, galoppatoio di Villa Borghese (progetto 1923) Roma 1924; Villa Pompeo Aloisi, via Flaminia n. 499, Roma [demolita] 1923-26; Sistemazione del Colle del Castello e Monumento-ossario ai Caduti, Gorizia (non realizzato) 1923; restauri e ampliamento Chiesa di S. Giusto, Trieste 1923; Progetto di Sistemazione della Spina dei Borghi (non realizzato) Roma 1923; Piano Regolatore di Tripoli (realizzati: Lungomare Volpi, sistemazione adiacenze Castello, piazza della Vittoria) 1921-24; – decorazione sale del Transatlantico “Conte Grande” 1922; Interventi di restauro sul Castello Caramanli, Tripoli 1922/26; Monumento Ossario dei Caduti di Roma (n. r.) 1923; Mausoleo ai Caduti e alla Vittoria, Tripoli 1923-25; Villa Brasini (Villa Flaminia 1920-25: primo fabbricato costituente, assieme alla successiva Villa Augusta, la Villa Brasini; statue nel ninfeo di Silvio Canevari (Viterbo 1893 – Roma 1951), v. Flaminia, Roma 1925; Basilica del S. Cuore Immacolato di Maria Santissima ai Parioli [1924 posa della prima pietra, consacrata 1952, priva della grandiosa cupola prevista; nell’interno, busto marmoreo del Brasini (1965) dello scultore Silvio Canevari (Viterbo 1893 – Roma 1951); nella sacrestia, modelli del Brasini per le statue colossali previste per l’esterno] e sistemazione (1920 progetto) della piazza Euclide ed aree limitrofe Roma 1923-54; Interventi al Vittoriano a Roma (1924-35): Museo del Risorgimento, “Ala Brasini” (lato orientale), fabbricato di collegamento col portichetto del Vignola, scala del Campidoglio e Cripta del Milite Ignoto ornata da dipinti di Giulio Bargellini (Firenze 1875 – Roma 1936); Palazzetto dei Duchi di Sangro, Roma 1925; Ampliamento del Cimitero al Verano e progetto della nuova Necropoli Monumentale (non realizzato) Roma 1925; Piano Regolatore per Tirana, Albania (non realizzato) 1924-25; Piano Regolatore per Durazzo, Albania (non realizzato) 1924-25; Palazzo Reale, Tirana, Albania (non realizzato) 1924-25; Villa Toepliz a S. Ambrogio Olona (Varese), ristrutturazione e ampliamento 1924-25; Padiglione dell’Italia alla “Esposizione internazionale di Arti Decorative e industriali” (1924 progetto; demolito) Parigi 1925; Accademia Aeronautica Capodichino (alterata), Napoli 1925-30; Palazzo Volpi alle Quattro Fontane (rifacimento), Roma 1926; Targa commemorativa di Goffredo Cionni, Villino Cionni, v. G. Mangili n. 26, con busto dello scultore Amleto Cataldi (Napoli 1882 – Roma 1930) Roma1926; Foro Mussolini in Roma, sistemazione del Campo Marzio, via Imperiale, sistemazione di piazza Colonna (progetti non realizzati) Roma 1927; Villa Bruni (alterata) in via Pola, Roma 1927; Villa Tepliz, Varese 1927; Piano Regolatore del Quartiere Flaminio (parzialmente realizzato) Roma 1927; Palazzo Reale a Durazzo per il Re Zog I (non realizzato) 1927; Salone delle Vittorie (decorazione) di Palazzo Chigi, Roma 1927-28; Piano Regolatore di Urbino 1928; Atrio dell’Albergo Plaza, via del Corso, Roma (decorazione) 1928; Villa Conti Manzoni, via Cassia, Roma 1928; Palazzo Venezia in Roma: scalone d’onore (n. r.); restauro (con arch. Marangoni di Venezia), decorazione Sala del Concistoro (Sala delle Battaglie), Roma 1928-31; sistemazione Scalinata di Villa Aldobrandini, Roma 1928; Palazzo Cassa Nazionale Infortuni (poi INFAIL), via IV Novembre 144 (progetto 1926; collaborazione Ing. Guido Zevi) Roma 1928-32; Palazzo del Podestà, Foggia 1928-33; Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi, Taranto (n. r.) 1928; Palazzo del Governo, Taranto (1929 progetto, 1930 inizio lavori) 1929-34; Casa Provinciale della Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore di Augiere, via Bravetta, Roma 1929-34; Ponte XXVIII Ottobre (Ponte Flaminio, con ing. Aristide Giannelli) Roma 1929-51; Sede Circolo Italo-Giapponese, Tokio 1930; Stadio, Rio de Janeiro 1930; rifacimento Palazzetto Cucci, via Orsini, Roma 1930; Piano Regolatore Generale di Roma (con M. Piacentini, C. Bazzani, R. Paribeni, G. Giovannoni, A. Calza-Bini, E. Del Bufalo, A. Munoz, C. Palazzo, A. Maccari, A. Bianchi) 1931; Progetto per la sistemazione del centro di Roma 1931; Padiglione Italiano all’Esposizione Coloniale (ricostruzione della Basilica di Settimio Severo a Leptis Magna) Parigi 1931; Progetto di concorso per il Palazzo dei Soviet, Mosca 1931; Monumento Nazionale al Marinaio d’Italia (1930) [disegno di progetto che avrebbe dovuto realizzarsi con la collaborazione dello scultore Nino Cloza (Udine 1890-Brescia 1960), molto apprezzato da Achille Starace] a Brindisi; Palazzo della Cassa di Risparmio a Tripoli 1932-35; Villa Brasini (Villa Augusta, che assieme alla precedente Villa Flaminia, costituisce il “castellaccio” Brasini), v. Flaminia n. 493, Roma 1932-35; Palazzo dell’Istituto Fascista della Previdenza Sociale, via Toledo (oggi Banca Nazionale del Lavoro) Napoli 1933-38; Arco dei Fileni nella Sirte, Cattedrale di Tripoli (progetti non realizzati) 1934; Foro di Berlino, su incarico del Feldmaresciallo Hermann Wilhelm Göring (Rosenheim 1893 – Norimberga 1946), n. r. 1934; progetto di Sistemazione della Via della Conciliazione (non realizzato), Roma 1935; Ponte Duca d’Aosta sul Tevere (progetto di concorso, n. r.) Roma 1936; Monumento funerario in ricordo dei genitori nel Quadriportico del Verano, Roma 1936; Mole Littoria (progetto non realizzato) Roma 1937; Istituto Forestale Alessandro Mussolini, E 42 (demolito) Roma 1938-42; Tomba Brasini alla rampa Caracciolo, Cimitero del Verano, Roma 1942; Tempio Votivo Universale Cattolico a Gesù Cristo Redentore e S. Giovanni Evangelista, (in onore di SS. Papa Pio XII), Roma 1944; Faro della Cristianità (n. r.) 1948; Progetto di Sistemazione della Via della Conciliazione (non realizzato) Roma 1948; Casa di 20 piani (progetto), 1949; Mausoleo di Evita Peron (progetto n. r.), Buenos Aires 1952-53; Piano regolatore di Riyadh in Arabia Saudita e Palazzo reale (n. r.) 1954; Faro della Cristianità, Tempio dell’Unione delle Nazioni Cattoliche, Tempio della Madonna delle Lacrime a Siracusa (progetti n. r.) 1951-56; Ponte “Omerico” sullo stretto di Messina (progetto n. r., con l’Ing. Mario Palmieri di New York) 1956; nuova soluzione per il ponte sullo stretto di Messina (con Ing. Martinelli), compiuta decorazione di due cappelle laterali della sua Basilica S. Cuore ai Parioli 1958-63; studio preliminare per un palazzo di uffici (sua ultima opera) 1964-65


Calza Bini Alberto
(Roma 7 dicembre 1881 – 25 dicembre 1957)
Architetto, pittore ed urbanista, ebbe una formazione artistica al pari di molti architetti dell’epoca, conseguendo il diploma dell’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1900. Insegnò composizione architettonica nella neonata facoltà di Architettura di Napoli, della quale fu anche preside. Fascista della prima ora, fu presidente del Sindacato Nazionale Fascista Architetti (1932-36), membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Senatore del Regno d’Italia dal 1943, presidente dell’IFCP (Istituto Fascista Case Popolari) sino al 1943. Nel 1930 fondò l’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), istituzione – come la maggior parte di quelle fondate in quegli anni – tuttora esistente ed attiva; sempre nell’ambito dell’urbanistica, contribuì alla stesura della Legge Urbanistica Nazionale (L. 1150/1942), che norma ancor oggi la pianificazione delle nostre città. Nel 1930 fu membro della Commissione Ministeriale per il Risanamento di Bari Vecchia (col Prof. Ing. Gustavo Giovannoni e l’Arch. Gino Chierici), che portò alla redazione del Piano Regolatore e di diradamento, affidata all’Arch. Concezio Petrucci. Egli stesso redasse i piani di importanti città: Salerno (1936), Taranto (1937), Bari (1952, con Marcello Piacentini); redasse inoltre il piano particolareggiato per la sistemazione urbanistica di piazza S. Oronzo e delle aree centralidi Lecce (1942 – 1960). Fu autore di svariate opere, tra le quali in Bari l’Albergo delle Nazioni (1932-35). A Roma realizzò: Villa Francisci in v. di Villa Pepoli 1 (1925); restauri del Teatro di Marcello (1926-32); Istituto Tecnico in via Palestro (1926); Chiesa di S. Francesco Saverio (1931-33) in piazza Damiano Sauli [nel transetto sin S. Cuore di Gisberto Ceracchini]; Palazzo Sede IFCP (oggi ATER) al Lungotevere Tor di Nona (1926-27) in collaborazione con l’Arch. Mario De Renzi (Roma 1897 – 1967) [decorazioni pittoriche pareti e soffitto della Sala Consiliare (1928) di Paolo Antonio Paschetto (Torre Pellice, Torino 12 febbraio 1885 – 9 marzo 1963)]; Istituto Artigiani “S. Michele” (1933-34); Casa Cooperativa Leonardo in viale Mazzini (1920); Complesso INCIS Monteverde in viale dei Quattro Venti (1929-32); Istituto Tecnico Duca degli Abruzzi in v. S. Martino della Battaglia (1933, con M. De Renzi); Casa Calza Bini (Casa degli Artisti) in via E. Pimentel n. 2 (1927 con M. De Renzi) in cui risiedeva lo stesso architetto [affreschi di Pettinelli su disegno di A. De Carolis, medaglioni di D. Ponzi, ceramiche di G. Guastalla, vetrate di P. A. Paschetto]. In molti incarichi professionali fu coadiuvato dal figlio Giorgio Calza Bini (Livorno 1908 – Roma 2000). A causa delle importanti cariche ricoperte durante il Fascismo, subì un duro periodo di internamento nei campi di prigionia anglo-americani, oltre ad un procedimento di epurazione.


De Bellis Vitantonio
(Rutigliano, Bari 24 Novembre 1887 – Bari 1977)
Fu scultore di formazione classicista tra i più quotati in Puglia nel periodo tra le due guerre. Nato da Giuseppe De Bellis, affermato costruttore edile, e Maria Carmela Pappalepore, ebbe sin dall’infanzia precoce propensione all’arte: a questo periodo risalgono infatti un busto di Napoleone Bonaparte (1897) ed i capitelli per il Cimitero di Cellamare (1901). Nel 1907 conseguì il diploma all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Nel 1943 sposò in seconde nozze Anna Maria Sebastiani. Tra le sue opere maggiori, i Monumenti ai Caduti di Terlizzi (1921 n. r.), Monopoli (1922, n. r.), Conversano (1922, rifatto 1961), Putignano (n. r.), Casamassima (1923, r. 1951), Cisternino (con G. Civera 1924), Rutigliano (1925-29), Erchie (1927-28), Cassano delle Murge (1934), Modugno (1960), Copertino (1919-20) [n. r.], Manduria (Ing. Giuseppe De Bellis, 1949-66), Carbonara di Bari (con G. Civera, 1924-28), Turi (1967), Genzano di Lucania (1923), Guagnano (1924), Torre S. Susanna. Alcuni di questi, seguendo la sorte di altri monumenti sparsi in tutta Italia, andarono distrutti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: spesso se ne fuse il metallo per darne alla Patria. Talora, alla fine del conflitto, gli stessi artisti furono chiamati a rifarli, o tali e quali, ovvero con alcune modifiche, talora riducendone l’enfasi declamatoria, a favore di toni più sentimentali e dimessi. Tra le altre opere degne di menzione: Il Dolore (La Vergine Addolorata), bassorilievo per la Cappella Marroccoli (1950 ca.) e bronzi per la Cappella Tomasicchio (La Pietà e L’Immacolata, 1932), da lui stesso progettata, nel Cimitero di Bari; Lapide ai Ferrovieri Caduti (con G. Civera, 1923) affissa sulla facciata della Stazione Ferroviaria di Bari [distrutta]; Lapide ai Caduti della Società di Navigazione Puglia (1924, con Gaetano Civera) a Bari sul Lungomare Starita; busto di Domenico Morea (1917) nel Seminario di Conversano e sua replica ad Alberobello (1933); busto dell’Avv. Francesco Rubini (1968) nella Villa Comunale di Ruvo; busto di Mons. Giuseppe Di Donna (1964) nella Villa Comunale di Rutigliano; busto di Cesare Battisti (1917) a Brindisi; busto di Francesco De Bellis nel Museo Civico di Los Angeles; busto di Ricciotto Canudo (1920); busto dell’On. Giuseppe Di Vagno; busto di Renato Moro (1955) nell’omonimo Istituto Statale d’Arte di Bari; busto del Gen. Carlo Mezzacapo nella Caserma degli Artiglieri di Taranto; busto del Sen. Antonio De Tullio alla Fiera del Levante di Bari; busti di Socrate e di Gesù Cristo nell’Istituto Tecnico “Pietro Giannone” a Foggia; Tormento-Beethoven (1939), busto attualmente in collezione privata [presso la “Taverna del Maltese” di Bari]; La Madre del Disperso (1943); statua di S. Giovanni Bosco (1950) nella Chiesa dei Salesiani a Castellamare di Stabia; Monumento a Umberto Giordano (1956) a Foggia [n. r.]; l’Ascensione di Cristo (1962) nella Cappella De Nora al Cimitero di S. Spirito; Lapide Sindaco Giandomenico Petroni (1968) a Bari Vecchia. Nella Pinacoteca Provinciale di Bari, i due bronzi Nudo muliebre (1930 ca.) e Ai margini della vita (1940/50 ca.). Il De Bellis strinse un sodalizio artistico con il Cav. Prof. Gaetano Civera(Bari 7 luglio 1896 – 28 luglio 1943): insieme concepirono numerose opere, tra le quali il Monumento ad Armando Perotti (1924), non realizzato (un busto al Perotti verrà realizzato solo negli anni ’60 da Gaetano Stella) e la testa colossale di Mussolini (1925) in terracotta, realizzata per una conferenza del prof. Augusto Cerri nel Teatro Petruzzelli. Il De Bellis lavorò anche come architetto, progettando: la Chiesa di S. Fara (Ing. Giuseppe De Bellis, 1948) a Bari [n. r.]; la Chiesa dell’Immacolata dei Cappuccini (1923-35) a Bari; il Palazzo De Bellis (Ing. Luigi Santarella, 1932) in viale F. Crispi a Lecce [non realizzato/demolito?]; la Cappella dei PP. Cappuccini (Ing. Giuseppe De Bellis, 1940 ca.) nel Cimitero di S. Giovanni Rotondo (Foggia).


Dioguardi Saverio
(Rutigliano, Bari 5 novembre 1888 – Bari 22 novembre 1961)
Fu il più importante architetto a Bari nel Ventennio fascista. Figlio di Donata Antonia Romito e di Nicola Dioguardi, capomastro ed imprenditore edile, direttore della Ditta Giuseppe Dioguardi e Figli (dal 1893 Ditta Nicola Dioguardi e Figli), partecipò alla Guerra Libica (1911-12) ed alla Grande Guerra (1915-18), durante la quale, ad Udine, conobbe la sua futura sposa (1920), Maria Blasutigh (1896 – 1963). All’accademia di Belle Arti di Bologna conseguì il diploma di professore di disegno architettonico (1919), ottenendo successivamente il titolo di architetto (1926). Sul tema della “Grande Bari” propugnata dall’On. Araldo Di Crollalanza, preferì intervenire concretamente con disegni, bozzetti e costruzioni, non con vuoti manifesti teorici o vaniloqui su di una pretesa architettura “moderna” e “razionale”. Partecipò ad importanti concorsi nazionali ed internazionali, tra cui: il Concorso per il Monumento allo Zar di Russia Alessandro II a S. Pietroburgo(1911), il Concorso per il Monumento al Fante sul Monte San Michele (1920), il Concorso per il Palazzo del Chicago Tribune (1922), il Concorso per l’Arco-Monumento ai Caduti di Genova (1923), per un teatro a Barletta (1928), per lo Stadio della Vittoria di Bari (1929 con scultore R. Giurgola), per il Monumento Nazionale al Marinaio d’Italiaa Brindisi (1932), il Concorso per il Palazzo delle Finanze a Bari (1932), il Concorso per la casa del Fascio di Bari (1933), il Concorso per il palazzo del Littorio a Roma (conPietro FaviaeMarino Lopopolo, 1934). Realizzò importanti opere a Bari, e nel resto della Puglia, tra le quali: Monumento ai Caduti di Polignano a Mare (1923-25); Monumento ai Caduti di Sannicandro di Bari(1929);Campo Sportivo del Littorio a Grumo Appula (1929); Fontana delle Rane (1929) in p.zza Cairoli, sistemazione piazza delle Colonne (1929) e R. Liceo Ginnasio“Benedetto Marzolla” (1933) a Brindisi; Sede del Banco di Roma (1937) in piazza S. Oronzo a Lecce; Banca Commerciale di Foggia (1945). Tra le numerosissime opere baresi: Monumento-Ossario dei Caduti nel Cimitero (1923); Palazzo della Gazzetta di Puglia (1927); Palazzo della Provincia (con Ing. Luigi Baffa, 1932); Palazzo del Comando della III Zona Aerea Territoriale (con Arch. Aldo Forcignanò, 1935); esterni della Chiesa di S. Ferdinando (1933-35); Faro al Molo S. Antonio (1934); Caserma della MVSN (1937); torri dell’Edilizia e delle Nazioni e nuovo ingresso secondario della Fiera del Levante (1933); sedi del Banco di Roma (1935) e della Banca Commerciale Italiana (1949); Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (1934). A Taranto progettò la Sede della SET-Società Esercizi Telefonici (1950) e la sede della Banca Commerciale Italiana (1956-57). In AOI (1936-41) lavorò per conto del Banco di Roma, dell’INCIS e di altri enti, realizzando reti infrastrutturali, urbanizzazioni, quartieri residenziali, edifici pubblici (a Bari di Etiopia, a Mogadiscio, a Dessiè), prima di esser fatto prigioniero dagli invasori inglesi, che lo internarono in Kenia (1941-43). Il suo Stile è tutto improntato al Classicismo, “il trionfante nuovo classicismo: sia nelle recenti interpretazioni fornite da Cesare Bazzani e da Marcello Piacentini nei padiglioni espositivi, sia nelle personali, e differenti declinazioni offerte dai grandi monumenti della Roma post-unitaria, quali il Palazzo di Giustizia di Guglielmo Calderini e il Vittoriano di Giuseppe Sacconi, così come infine negli esiti più decorativi di tanta edilizia pubblica e privata all’insegna di un certo eclettismo” [F. MANGONE].


Giovannozzi Ugo
(Firenze 19 settembre 1876 – Roma 30 settembre 1957)
Si laureò in Ingegneria Civile alla R. Scuola di Applicazione di Torino (1900) ed iniziò a lavorare a Firenze presso lo studio dell’Arch. Riccardo Mazzanti. Assunse vari incarichi, quali la consulenza tecnica per i fabbricati ospedalieri della Cri ed il ruolo di consigliere comunale durante l’amministrazione del Principe Filippo Corsini; divenne inoltre membro del Comitato antitubercolare della Provincia di Firenze (1918) e dirigente dell’Ufficio tecnico del Comitato centrale della Commissione centrale di edilizia sanitaria della Croce rossa italiana (1923). Il suo capolavoro è il Palazzo della Sede Centrale dell’INA a Roma (1923-27; 1933 sopraelevazione), tra le vie Sallustiana, Lucullo, S. Basilio, Umbria, inaugurato dal Capo del Governo Benito Mussolini (30 ottobre 1927), nell’ambito delle celebrazioni per l’Anniversario della Marcia su Roma. Nel suo consueto stile neorinascimentale, è decorato dalle opere di valenti artisti: il fratello Ezio Giovannozzi (Firenze 1882-1964) è autore degli affreschi (1927-29) del Salone del Consiglio, ed anche dei disegni delle vetrate (Ditta De Matteis di Firenze); le sculture bronzee nell’atrio sono di Sirio Tofanari (Firenze 1866 – Milano 1969); sull’attico balaustrato, 4 statue raffiguranti le 4 Virtù Cardinali di Gaetano Martinez (Galatina, Lecce 1892 – Roma 1951); Antonio Maraini (Roma 1886 – Firenze 1963) è autore delle due statue marmoree entro nicchie nel vestibolo raffiguranti la Previdenza e il Risparmio, di una statua al primo piano e della “Fontana Sallustiana” o “Fontana dei putti” (1927) all’angolo tra le vie Bissolati e Sallustiana; Giulio Bargellini (Firenze 1875-1936) compie le decorazioni dello scalone; nell’ufficio del Direttore, tele di Giovanni Colacicchi (Firenze 1900-85), di Tommaso Cascella (Ortona 1890 – Pescara 1968), di Amedeo Bocchi (Parma 1887-1976); tra le sculture mobili, due bronzi di Libero Andreotti (Firenze 1875-1933); lapide che ricorda i funzionari dell’INA Caduti nella Grande Guerra (1919) dello scultore Federico Papi (Siena 1897 – Roma 1982); lavori in marmo e in pietra del Prof. Emilio Quaglino di Carrara. Concepì e diresse il restauro di Palazzo Strozzi a Firenze (1938-40), che gli valse l’assegnazione del premio Luigi Bellincioni dell’Accademia delle Arti del Disegno. Opere a Roma: Sanatorio Antitubercolare “Cesare Battisti” (1924); Sanatorio Antitubercolare “Carlo Forlanini” (1934-35); Istituto di Credito delle Casse di Risparmio Italiane (Sede del Monte dei Paschi di Siena, 1925); Villino Ferretti (1925-26) in v. Torlonia 41; Sede della Società italiana del Gas (1938); Palazzo del Collegio Pontificio Ungarico e Germanico; Palazzo dell’Unione italiana delle Riassicurazioni; Villa Schweiger (1928); Villino Elia (1928); Villa Menesini; Palazzo della Fondiaria (1946) in Via Bissolati; Cinematografo Fontana di Trevi (1946). Opere a Firenze: Sede della Società italiana del Gas (1938); Banca Mutua Popolare (1916-1928); Banca Commerciale (1946) di via S. Egidio; Villino Marchi (1928-29); restauro Palazzo Ruspoli di via Martelli; Palazzo dell’Istituto nazionale delle Assicurazioni (1939) in piazza della Stazione; Ristrutturazione del Grand Hotel (1939); Palazzo della sede della società La Fondiaria (1957). Opere a Milano: Padiglione per la Fiera campionaria (1925); Palazzo della Società Montecatini (1927-1928) in via Turati; Palazzo per gli uffici della Società Solvay (1928-29). Altre opere: Stabilimento R. Terme di Montecatini (1916-28) [decorazioni del fratello Ezio Giovannozzi, di Galileo Chini, Sirio Tofanari, Giuseppe Moroni, Maria Biseo, Basilio Cascella]; Preventorio di Fara Sabina (1924); Palazzo dell’Istituto Demaniale di Biologia Marina a Taranto (1929-31); Padiglione della Società Montecatini (1930) alla Fiera del Levante di Bari; Palazzo della Cassa nazionale delle Assicurazioni sociali a Trieste (1931); Sede del Monte dei Paschi a Montecatini; Sanatori Antitubercolari di Sondalo, Vialba, Galliera Veneta, Imperia; Villa Schweiger a Montecatini; Ville Piccolellis e Ludolf a Marina di Massa; Villa Galletti a Monteverdi Marittimo; riadattamenti delle Ville Donegani a Moltrasio e a Roquebrune, in Costa Azzurra; Centrale Idroelettrica Montecatini a Merano; Centrali telefoniche Società Telefonica Tirrena (Teti) a Roma, Firenze e Forte de Marmi; Banca Nazionale di Credito a Napoli (1916-28); Palazzo della Galleria a Livorno (1923-26); Villa Donegani a Moltrasio (1928); Stabili per la società telefonica Tirrena, Roma, Ostia, Forte dei Marmi, Firenze (1930); Palazzo e case operaie per la società La Magona d’Italia a Piombino (1935).


Martinez Gaetano
(Galatina, Lecce 14 novembre 1892 – Roma 1° ottobre 1951)
Nato da Vito e da Rosa Ripa fu autodidatta (nel vero senso della parola, visto che non ebbe mai conseguito alcun titolo di studio, neppure la licenza elementare): tra i suoi “maestri” nel senso di “exempla”, troviamo vari suoi predecessori: da Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo 1475 – Roma 1564) a Leonardo Bistolfi (Casal Monferrato 1859 – La Loggia, Torino 1933), da Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917) ad Aristide Maillol (Banyuls-sur-Mer 1861-1944). Nella sua città natale (che ne custodisce parecchie opere, presso privati nonché nel Museo Civico “P. Cavoti”), iniziò ancora ragazzo a collaborare con l’Arch. Pantaleone Laudisa (San Cesario, Lecce 1862 – New York?) alla realizzazione di opere funerarie: nel Cimitero Comunale di Galatina sono sicuramente di sua mano la lapide Anna Maria Codazzo (1910 ca.) e la lapide Costantina Ripa de Serafini (1918 ca.). In occasione dell’Esposizione Nazionale del Cinquantenario dell’Unità d’Italia (1911) si recò a Roma, aggiornandosi sulle nuove correnti stilistiche. Alla Mostra degli Artisti Pugliesi a Bari (1917) espose alcuni disegni e Il sogno del piccolo giocatore. Alla I Biennale Meridionale – IV Mostra d’Arte Pugliese a Bari (1924) espose Il sogno del piccolo giocatore (1917), testa di ragazzo. Alla I Mostra Salentina a Lecce (1924) espose: L’Orfanella, Sogno di scugnizzo. Alla III Biennale di Roma (1925) espose Il Vinto (1925) ora nella Pinacoteca Provinciale di Bari (che custodisce anche Testa di donna, 1933), che gli diede notorietà a livello nazionale. Iscrittosi al Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti, ebbe diversi riconoscimenti. Nell’attico del Palazzo della Sede Centrale dell’INA (1923-27) in via Sallustiana n. 51 a Roma progettato dal Prof. Ing. Arch. Ugo Giovannozzi (Firenze 1876 – Roma 1957) si trovano le sue 4 statue raffiguranti Le 4 Virtù Cardinali (1926): Temperanza, Prudenza, Giustizia e Fortezza, espressione di monumentalità tipicamente novecentista, hanno la peculiarità delle proporzioni volutamente alterate, in modo da ottenere una “correzione ottica” limitando l’aberrazione prospettica derivante dall’osservazione dal basso. Opere consimili destinate a decoro di pubblici edifici: Il Pilota e Il Mastro d’ascia (1934) del Palazzo delle Finanze di Bari (Arch. Carlo Vannoni, 1934); L’Arte per il Palazzo delle Poste di Taranto (Arch. Cesare Bazzani, 1935-37; l’Allegoria della Fertilità (1938), sulla facciata del Palazzo INA di Lecce (Arch. Nino Starace, 1932-39). Alla Biennale di Venezia (1928) espose “Lampada senza luce” (1928), scultura muliebre in gesso dai modi michelangioleschi, che venne dipoi fusa in bronzo per farne la cosiddetta “Fontana della Pupa” (1934) in piazza Dante Alighieri a Galatina. Per la sua città natale progettò il Monumento ai Caduti nella Grande Guerra, che venne tuttavia realizzato in seguito dal prof. Torquato Tamagnini (Perugia 1886 – Roma 1965), e realizzò il Monumento a G. Toma (1928). Ebbe una sala personale alla Biennale Veneziana (1942) dove espose varie opere, quali Donna che si spoglia, Danzatrice, Donna che si asciuga i capelli (1941), Pierrot (1938) e La padrona di casa (1941). Altre opere: bassorilievo Allegoria dell’Estate (1911); Il Dolore umano (1915); Il Filosofo (1917); testa di G. Carducci (1920); busto G. Bovio (1924); Ignara mali, presentata alla I Mostra del Sindacato Laziale Fascista (1929); San Francesco (1929); Donna seduta (1928) ora nel Museo Provinciale di Lecce; Adolescente (1930) esposto alla Sindacale Pugliese di Belle Arti (1930); busto di Benito Mussolini (1930) nella Sede Associazione Pugliese di Roma; Discordia di amanti (1935); Giocoliere (1935); Nudo virile (1932) esposto alla Quadriennale Romana (1939); La modella (1945); Ballerina (1948); Ritorno al lavoro o Vita campestre (1950); Deposizione (1951) nell’Istituto d’Arte G. Pellegrino di Lecce (ultima opera compiuta); L’offerta ad Esculapio (1951) sua ultima opera, incompiuta. Nella Villa Comunale di Lecce è stato eretto un busto in sua memoria, opera dell’amico e collega Emilio Greco (Catania 1913 – Roma 1995).


Minerbi Arrigo
(Ferrara 1881 – Padova 1960)
Nato a Ferrara nel 1881 da una famiglia modesta e sesta di nove fratelli, fu uno scultore autodidatta con un talento innato che lo portò ad avere la creta e il gesso tra le mani fin dall’infanzia. Non potendo permettersi studi classici né accademici, frequentò la scuola d’arte e mestieri di Ferrara, dove fu allievo di Luigi Legnani. Nel 1901, a vent’anni e senza soldi, partì per Firenze, dove si iscrisse alla scuola libera del nudo, fu allievo di Giovanni Fattori e si immerse nell’arte rinascimentale, pur dovendo lavorare come ceramista, stuccatore e modellatore per vivere. Per quindici anni, Minerbi lavorò come artigiano, dedicando le notti e le poche ore libere alla sua vera arte, rifiutando di farsi condizionare dal gusto dei clienti o dei mercanti.
Tra il 1905 e il 1906 si trasferì a Genova, dove conobbe sua moglie, Malvina Benini, e frequentò il vivace circolo artistico-letterario chiamato “Il bivacco”, stringendo un profondo legame spirituale con il poeta Giovanni Costanzi, basato su interessi per le filosofie orientali. Pur lontano, mantenne i contatti con Ferrara, realizzando opere come il medaglione di Guelfo Campana e le decorazioni del Bar Parisina. In quel periodo genovese diede vita a creazioni colossali come le due Sirene per il Lido di Albaro e il Gigante di Monterosso al Mare, una ciclopica figura di cemento armato alta 14 metri raffigurante Nettuno, che resiste ancora oggi, sebbene danneggiata.
Sebbene riformato per problemi di salute, Minerbi fu profondamente influenzato dal clima patriottico e irredentista della Prima Guerra Mondiale. Iniziò a emergere la sua personale fusione di naturalismo sensibile e simbolismo, evidente nel Ritratto della madre (1911-13) e in opere cariche di intensa espressività e riferimenti a Rodin, come Il falco (1915) e la potente Vittoria del Piave (1916-’17), figura allegorica della “Vittoria perdente” ispirata alla disfatta di Caporetto. In quel periodo realizzò anche i ritratti del martire Cesare Battisti (L’Apostolo, Il Martire, Il Soldato), molto apprezzati e acquistati dal Re Vittorio Emanuele III. La sua prima esposizione personale avvenne solo nel 1919 alla Galleria Pesaro di Milano, e fu una vera rivelazione, dato che l’artista aveva distrutto quasi tutte le opere giovanili.
Gli anni ’20 e ’30 consolidarono la sua carriera, vedendolo impegnato nella realizzazione di Monumenti ai Caduti, come quello di Oggiono (che riproponeva la sua Vittoria del Piave), il Monumento ai Medici Italiani Caduti in Guerra a Firenze, e quello di Bondeno. La sua arte si orientò verso un classicismo levigato e un verismo psicologico, visibile in opere come Resurrezione e Ultima Cena (1930). Realizzò importanti ritratti, tra cui il busto di Eleonora Duse (1927), e lavori decorativi come il gruppo in bronzo Il Po e i suoi affluenti per l’Acquedotto Monumentale di Ferrara (1932). Nonostante fosse ebreo, trattò temi religiosi con profonda sensibilità, come nella Pietà (1936) e nel Cristo Deposto (1932). Minerbi fu anche coinvolto in commissioni legate al regime, realizzando la statua di San Francesco che predica agli uccelli per il Sacello di D’Annunzio (1928), i bassorilievi distrutti dell’Ospedale Sanatoriale Mussolini a Roma, e donando al Vate per il Vittoriale la statua bronzea Vittoria (1934). La sua carriera fu onorata con la nomina a Grande Ufficiale della Corona d’Italia. La sua ultima opera famosa è la Maschera funebre di Gabriele d’Annunzio, realizzata al Vittoriale nel 1938. L’ultima opera per committenza di Regime fu il Monumento all’aviatore Arturo Ferrarin (1941). Dopo la persecuzione subita dai teschi negli anni della guerra, ebbe una svolta religiosa e nell’ultima fase della sua vita si dedicò esclusivamente all’arte sacra per la Chiesa Cattolica.


Piacentini Marcello
(Roma 8 dicembre 1881 – 18 maggio 1960)
Fu il deus ex machina dell’architettura del Regime Fascista: impossibile riassumerne l’intera opera in una breve nota. Figlio dell’Arch. Pio Piacentini (Roma 1846 – 1928) affermato professionista della Roma umbertina, e della nobildonna Teresa Stefani, dopo una giovanile adesione ai modi della secessione viennese, si rivolse a una monumentalità rinnovata, sintesi mirabile di architettura moderna e classicismo, che bene interpretò le necessita del Fascismo mussoliniano. Riportiamo alcune delle sue opere principali. A Roma: Villino Cumbo in via Palestro (1907); Villino Brugnoli in via Vesalio (1909); Casa Garbugli in via Pierluigi da Palestrina (1906-08); Casa Maraini in via Vittoria Colonna (1910); Villino Allievi in via Farnese angolo piazza Cola di Rienzo (con Arch. Pio Piacentini, 1909); Villino Page in viale Regina Margherita (con Arch. Pio Piacentini, 1910); complesso dell’Esposizione Nazionale per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia a Valle Giulia (1910-11); Villino Gasparri in piazza d’Armi (1911-13); Palazzina Allegri in via Nicotera (1913-19); sistemazione di piazza Navona (con Arch. Armando Brasini, 1913-14, n. r.); Palazzo della Banca d’Italia (1914-23) in piazza del Parlamento; edificio in via De Pretis (1914-17); Villa Berlingeri in viale Regina Margherita (con Arch. Pio Piacentini, 1915); Palazzina in viale Regina Margherita 214 (1915-16); Cinema Corso (con Arch. Giorgio Wenter-Marini, 1915-18) in piazza S. Lorenzo in Lucina; Palazzina in viale Liegi (1916-22); fabbricato in via Germanico (1918-21); Palazzina in via Savoia (1920); Tempio Votivo Internazionale per la Pace (1920-24, n. r.); palazzine abbinate in via Porpora (1921-23); Fabbricato viaggiatori della Stazione di Porta S. Paolo (1923); restauro dell’Augusteo (1923-25); Palazzetto Pateras (1924); Casa Madre dei Mutilati (1924-28; ampliamento 1933-34); PRG per la Grande Roma (1925, n. r.); Albergo degli Ambasciatori (con Ing. Emilio Vogt, 1925-27) in v. Veneto; Palazzo del Ministero delle Corporazioni (con Arch. Giuseppe Vaccaro, 1927-32) in v. Veneto; Chiesa di Cristo Re in viale Mazzini (1931-34); Casa Piacentini al lungotevere Tor di Nona (1929-31); Villa Piacentini sulla Camilluccia(1930-32); Piano Generale della Città Universitaria e Palazzo del Rettorato (con Arch. Gaetano Rapisardi, 1932-34); Via della Conciliazione (con Ing. Attilio Spaccarelli, Ing. Giuseppe Momo, 1935-38; 1947-50); Palazzo della Banca Nazionale del Lavoro in via Veneto (1936); complesso edilizio di piazza Nicosia (1937-40); Piano Generale per l’E42 (con Arch. Giuseppe Pagano, 1938); Palazzo dello Sport all’Eur (con Ing. Pier Luigi Nervi, 1960). A Genova: Arco di Trionfo ai Caduti Genovesi (1924-26); Grattacielo Invernizzi in piazza Dante, (1937-41). A Milano: Palazzo della Cassa Nazionale per le Assicurazioni sociali in piazza Missori a Milano (1928-31); Palazzo della Banca Agricola Milanese a Milano (1933-34); palazzo Missori a Milano (1933-38); Palazzo di Giustizia di Milano (con Arch. Ernesto Rapisardi, 1931-41). A Bengasi (Libia): Monumento ai Caduti Italiani (1916), Grande Albergo Roma, Palazzo del Municipio, Sede del Banco di Roma, Teatro Berenice, Edificio dei Telefoni (1912-14). Altre opere: Manicomio Provinciale di Potenza (con Ing. Giuseppe Quaroni, 1906-15); Padiglione dell’Italia all’Esposizione Universale e Industriale di Bruxelles (1910); Cittadella Italiana all’Esposizione Internazionale di San Francisco (1915); Palazzo del Chicago Tribune (con Arch. Ghino Venturi, 1922, n. r.); Palazzo di Giustizia di Messina (1923-28); Monumento alla Vittoria di Bolzano (1926); piano urbanistico-architettonico di Bergamo Bassa (1927 con Arch. Luigi Angelini); Palazzo della Giustizia (1926) e Palazzo della Banca d’Italia (1927) a Bergamo, con decorazioni scultoree di Salvatore Saponaro (S. Cesario di Lecce 1888 – Milano 1970); piazza della Vittoria a Brescia (1928-32); Piano per la Città Universitaria del Brasile a Rio de Janeiro (con Arch. Vittorio Ballio Morpurgo, 1935-38, n. r.) nel parco Boa Vista; Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà a Tripoli (1931-33); Palazzi delle Assicurazioni Generali di Trieste (1935-37; 1938-39); Palazzi delle Assicurazioni generali a Gerusalemme (1936) e Zagabria (1938); Padiglione Italiano all’Esposizione Internazionale di Parigi (con Arch. Cesare Valle, Arch. Giuseppe Pagano, 1937); Grattacielo Matarazzo a San Paolo del Brasile (con Arch. Vittorio Ballio Morpurgo, 1938-39); Mausoleo di Guglielmo Marconi a Pontecchio Marconi, Bologna (1941); Via Roma a Torino (1934-38); Palazzo del Banco di Napoli a Napoli (1939-40).


Sabatelli Mario
(Bari 1882 – Roma 30 giugno 1964)
Tra le opere più importanti ricordiamo: Monumento al Gen. Ottavio Tupputi (1911) e Monumento ai Caduti a Bisceglie (1923-24), ambedue in collaborazione con l’Ing. Mauro Albrizio (Bisceglie 1852-1931); Monumenti ai Caduti di Fasano (1924-27), Grumo Appula (1922), Locorotondo (1930), Toritto (1931) [parti bronzee rifatte nel dopoguerra da Antonio Bonacchi], Francavilla Fontana (1928-29) [parti bronzee rifatte nel dopoguerra da Omero Taddeini]; bassorilievi in bronzo (Vita della Vergine) per l’Altar Maggiore (Arch. Cesare Augusto Corradini, 1911-13) e per l’Altare del Purgatorio (Arch. Cesare Augusto Corradini, 1915) della Chiesa di Santa Maria Veterana a Triggiano (Bari); altar maggiore della Chiesa di S. Agostino (1940) ad Acquaviva delle Fonti (Bari). A Grumo realizzò anche il Monumento al Generale Devitofrancesco(1925-30) in collaborazione col noto Prof. Enrico Quattrini (Rosceto di Todi 20 dicembre 1863 – Roma 26 aprile 1950) che modellò la statua bronzea dell’effigiato, mentre al Sabatelli si deve il basamento con le bronzee figure allegoriche. A Bari realizzò: il busto bronzeo per la lapide a Gioacchino Murat (Arch. Cesare Augusto Corradini, 1913) in corso Vittorio Emanuele II; i busti di Wagner e Beethoven per il Teatro Petruzzelli (1902-03); la statua in gesso di S. Antonio col Bambino (1940) ed il tondo bronzeo col ritratto di Padre Fedele Brandonisio (1953) nella Chiesa di S. Antonio; busto di Vincenzo Diomede Fresa (1937) nella Scuola Materna omonima. Altre sue opere: busto-ritratto della N. D. Giovanna Lamparelli De Sario (1910 ca.) a Terlizzi (Bari); Monumento in bronzo a Costantino (1913-24) ad Oria (Brindisi); Monumento a Jacopo Barozzi da Vignola a Caprarola (1909-10); i Monumenti ai Caduti di S. Elia Fiumerapido (1918), di Colle Val d’Elsa (1925), di Dovadola (1925), quest’ultimo commissionatogli dal Duce in persona. In collaborazione con Pasquale Duretti (Bari 21 aprile 1867-Napoli 1938) realizzò inoltre i calchi in gesso di monumenti pugliesi per la Mostra Regionale Pugliese nell’ambito dell’Esposizione Nazionale di Roma (1911). Nel Cimitero di Bari realizza le erme del Monumento-Ossario (Arch. Saverio Dioguardi, 1923), la Targa monumentale Chiaffredo Bergia (1914), le Tombe Fiorese (1935) e Di Cagno (1915), la targa in bronzo a bassorilievo Il Dolore e l’Angelo della Morte (1916) per la Tomba La Viola (1916). Nel Cimitero di Putignano (Bari) realizza le formelle bronzee per la Cappella Michele Pagliarulo. Nell’ambito della medaglistica, realizzò una Medaglia della Vittoria (1925) offerta al Duce.


Zocchi Arnaldo
(Firenze 20 settembre 1862 – 17 luglio 1940)
Fu figlio e allievo di Emilio Zocchi (Firenze 5 marzo 1835-10 gennaio 1913), nonché fratello di Ettore Zocchi (Firenze 1872-1956); di tale famiglia di illustri artisti fiorentini faceva pure parte Cesare Zocchi (Firenze 7 giugno 1851-Torino 19 marzo 1922), cugino di Emilio, e la tradizione venne proseguita dalla figlia scultrice di Arnaldo, Ida Zocchi. A Roma completò i suoi studi col Maccagnani, e fu Presidente dell’Accademia di S. Luca. Tra le sue opere: busto On. Bettino Ricasoli (1890) nel Palazzo di Montecitorio a Roma; il Monumento a Pier della Francesca (1890-92) a Sansepolcro; il bassorilievo La Munificenza (1909-10) sulla Tomba del Re Umberto I al Pantheon; Tomba Zocchi, Monumento Alessandro Bris e Monumento funebre al Principe Torlonia al Cimitero del Verano in Roma; il Monumento equestre a Giuseppe Garibaldi (1900) a Bologna; il Monumento a Michelangelo Buonarroti (1909) a Caprese; il Monumento al Gen. Manuel Belgrano (1925-27) a Genova [replica Fonderia Laganà 1927 per la città di Buenos Aires]; il Monumento a Giovanni Pierluigi da Palestrina (1921) a Palestrina (Roma), inaugurato il 2 ottobre 1921; busto di Antonio Marro (1921) a Limone (Cuneo); il Monumento funebre dell’Arcivescovo D’Arrigo per la Cattedrale di Messina. Realizzò i seguenti Monumenti ai Caduti della Grande Guerra: a Sarteano (1923), ad Anacapri (1924), a Roma (Rioni Nomentano e Salario, 1923), ad Altamura (1923-28). Nella città di Altamura, oltre al Monumento ai Caduti (1923-28), realizzò anche il Monumento ai Martiri del 1799 (1898-99), nonché il busto di Saverio Mercadante (1931), noto musicista altamurano. Realizzò una delle 4 Vittorie alate (1911) per l’Altare della Patria del Sacconi, e partecipò al concorso per la decorazione del Palazzo di Giustizia di Roma (poi vinto da Enrico Quattrini), con i bozzetti La Giustizia e La Forza (1898), nonché ai concorsi per il Monumento a Garibaldi di Roma e di Milano (in cui fu premiato). Tuttavia, le opere più grandiose le realizzò all’estero: il Monumento a Cristoforo Colombo (1908-21) a Buenos Aires; il Monumento a S. Francesco d’Assisi ad Alessandria d’Egitto; il Monumento al Gen. Lafayette (1916) a Fall River nel Massachusetts (USA). Rilevante la sua attività in Bulgaria, dove realizzò: Monumento alla Liberazione (1894) a Sevlievo; Monumento ai Caduti della Guerra Russo-Turca (1903) ad Orjahovo [rimosso 1913, restaurato e ricollocato in situ 1959-60]; Monumento ai Caduti (1909) a Ruse; Monumento all’Indipendenza della Bulgaria (1906) a Rusticiuk; Monumento al “Re Liberatore” Zar Alessandro II (1900 progetto; 1901-04 realizzazione) a Sofia (inaugurato nel 1915), in marmo e bronzo, alto ben 12 metri.


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Questa pagina offre una sintesi chiara sugli artisti principali del Ventennio fascista, analizzando il loro impatto sull’arte italiana e le influenze estetiche del regime.

