Artisti del Ventennio

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Assenza Enzo

(Pozzallo 8 ottobre 1915 – Roma 22 novembre 1981)

Scultore, pittore e ceramista è artista troppo noto per riassumerne la vita e l’opera in questa sede. Ricordiamo le opere principali in Puglia, tra le quali spicca l’imponente statua bronzea [h. mt. 7,00] raffigurante la Giustizia (1963) in lega di bronzo, posta dinanzi il Tribunale di Bari. A Lecce: San Pio X (1958) sulla facciata della chiesa omonima; pannello allegorico (1958) nella sede della Banca d’Italia. In provincia di Brindisi: bassorilievi allegorici in ceramica policroma (1962) sulle facciate delle scuole Crudomonte e Giulio Cesare a Brindisi; Maria SS. Assunta (1962) sull’altare maggiore della chiesa madre di Carmiano; Sacro Cuore (1968), Madonna del Rosario (1968), San Giovanni Bosco (1972) e il monumentale pannello San Michele Arcangelo (1968) nell’abside dell’eponima chiesa di Trepuzzi.

Formatosi durante il Ventennio, ebbe il picco della sua carriera nel secondo dopoguerra: per approfondimenti, si veda Assenza Enzo – 900 siracusano

Baffa Luigi

(Galatina, Lecce 25 agosto 1894 – Lecce 11 novembre 1933)

Si laureò in Ingegneria Civile presso la R. Scuola Statale Politecnica di Napoli (1920). Funzionario dell’Ufficio Tecnico di Bari (1920-21), fu poi Direttore dell’Ufficio Tecnico di Finanza di Trapani (1921-26), Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale di Lecce (1925-27), dirigente del Reparto Costruzioni presso l’Ufficio Tecnico di Finanza di Bari (1927-30), ed infine Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale di Bari (8 luglio 1931 – 11 novembre 1933). In qualità di Direttore Tecnico, collaborò alla sistemazione delle R. Terme (1931) di Santa Cesarea (Lecce) e alla costruzione del R. Istituto di Biologia Marina a Taranto (Ing. Ugo Giovannozzi, 1929-31). Nel 1931 partecipò al Concorso per il Palazzo delle Finanze di Bari, che però fu vinto dall’Arch. Carlo Vannoni di Roma. Suo è il progetto del Teatro Tartaro (1927-30) di Galatina (in collaborazione col fratello Ing. Pantaleo), le cui decorazioni sono opera dello scultore Cesare Marino (Mesagne 1901 – Bari 1988). Realizzò molte opere a Trapani (1921-26): Palazzo della R. Dogana; Palazzo della Finanza (1920-23); Chiesa di S. Maria Ausiliatrice; Palazzetto MacDonald; Palazzetto Grimaldi; Case Popolari IFCP; Sede della Banca Commerciale Italiana. Altre opere: Cappella Votiva dei Morti in Guerra a Marsala; Scuole Rurali a Marsala; Sede della Banca Sicula a Castelvetrano; Tubercolosario a Mazara del Vallo; Palazzo delle Finanze di Bari (progetto non realizzato). In qualità di Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale, collaborò al progetto del Palazzo della Provincia di Bari (Arch. Saverio Dioguardi, 1929-35). Per approfondimenti, si veda il seguente sito: DEDICATO AL NONNO: ING. LUIGI BAFFA (1894-1933) – Architetto Roberti | Architettura, ristrutturazione, arredamento interni a Udine

Bazzani Cesare

(Roma 5 marzo 1873 – 30 marzo 1939)

Nacque da una famiglia di artisti: la madre Elena Fracassini Serafini era sorella del pittore accademico Cesare Fracassini (Roma1838-68) mentre il padre Luigi Bazzani (Bologna 1836 – Roma 1927) era professore di disegno architettonico, pittore e scenografo. Si laureò in ingegneria civile (1896) alla R. Scuola di Applicazione di Roma, dove fu allievo di Guglielmo Calderini (Perugia 1837 – 1916) e vinse il concorso per il pensionato artistico internazionale con un progetto di cattedrale in stile gotico italiano (1899). Fu insegnante di disegno del Re Vittorio Emanuele III. Architetto, Accademico d’Italia (dal 27 settembre 1929), Accademico di S. Luca, membro della Commissione Reale per Il Monumento a Vittorio Emanuele II (1913-21), membro della Commissione per il Piano Regolatore di Addis Abeba (1938), fu uno dei maggiori artefici dell’architettura pubblica italiana del primo Novecento, particolarmente nell’Era Fascista. Nell’ambito della sua produzione artistica possiamo discernere due periodi di differente impronta stilistica: il primo, informato da stilemi tardo-liberty e da una maniera compositiva eclettica [Palazzina Alterocca a Terni (1901-03); Palazzo delle Belle Arti a Roma (1911); Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione a Roma (1928)]; il secondo, identificantesi tout court con lo Stile Littorio, del quale il Bazzani risulta essere il maggiore esponente [Palazzo delle Poste di Taranto (1937); Casa del Fascismo Jonico (1938) a Taranto], nonché il più coerente, stante la compromissione del Piacentini  col Razionalismo e la visionaria atemporalità del Brasini. Le sue opere sono improntate ad una retorica magniloquenza che trova il suo parallelo in Letteratura nella poetica del D’Annunzio: il Vate stesso definì il Nostro “Architetto romano durevole”. Tra le varie opere a Roma: Albergo dell’Orso; Palazzetto della Fornarina; Circolo “Canottieri Aniene” (1897) alla passeggiata di Ripetta; Palazzina Ravà (1906); Targa commemorativa ad Antonio Canova (scultore Ettore Ferrari, 1916; affissa 1927); Sistemazione di Valle Giulia per l’Esposizione Universale di Roma (1911); Padiglione della Regione Liguria all’Esposizione Universale di Roma (1911); Palazzo delle Belle Arti ora Galleria Nazionale d’Arte Moderna (1908-11) [fregio ds Corteo della Vita e del Lavoro, di Adolfo Laurenti; a sin il Corteo della Bellezza e della Forza, Ermenegildo Luppi; all’interno del pronao, L’artista e le battaglie artistiche (1911), Giovanni Prini]; Quartiere residenziale (12 palazzine) “Unione Edilizia Nazionale” (1920-23) in  via A. Nibby; Altare di S. Gaetano Thiene in S. Andrea della Valle (1907-12) con sculture del noto scultore Giulio Tadolini (Roma 1849 – 1918); Cinema Modernissimo (Ing. Raffaele Pietrostefani,1914-19); restauro Chiesa di S. Giovanni Calibita e rifacimento campanile (1913-19); Sistemazione del fianco e Canonica della Chiesa di S. Maria della Vittoria (1920-21); Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione (1913-28) in Trastevere [con statue nell’attico di Publio Morbiducci (Roma 1889 – 1963) e Bernardo Morescalchi]; sistemazione degli imbocchi della Galleria Gianicolense; Fontana del Teatro Apollo (1925); Palazzo del Ministero dell’Aeronautica (1929-31) n. r.; Auditorium (1935) n. r.; nuova facciata della Chiesa di S. Maria della Minerva (n. r.); Sede Gruppo Rionale PNF Flaminio (1935 ca.) n. r.; Chiosco (1923) in v. Vittorio Veneto; Cinema-Teatro Biondo; sistemazione Mausoleo di Augusto e zone adiacenti (n. r.); Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina (1930-34); Chiesa della Gran Madre di Dio (1930-35) al Ponte Milvio in collaborazione con l’Arch. Clemente Busiri Vici (Roma 1887-1965), dove ebbe le esequie; Villa “La Nuova Officina” (Villa Bazzani) a Valle Giulia (1928) progetto approvato il 7 febbraio 1928-VI; Altare dell’Altissimo in SS. Ambrogio e Carlo al Corso (1929); Monumento Cassisi, Monumento Ortensi e Cappella Bazzani (1938) al Cimitero del Verano, dove sono le sue spoglie mortali. Tra le altre opere, ne ricordiamo alcune sparse in varie città italiane. A Taranto: Villino Origo (1897-1903); Monumento ai Caduti di Taranto (1919) bozzetto non realizzato; Campo Sportivo Jonico (1930) n. r.; Palazzo delle R. Poste (1933); Casa del Fascismo Jonico (1935); Banca d’Italia (1938); sistemazione piazza Ebalia e Fontana “Rosa dei Venti” (1942); facciata della Chiesa del Carmine (1937); Palazzo del Consiglio Provinciale delle Corporazioni Fasciste (1938) n. r.; Capitaneria di Porto; Cappella Votiva nel Cimitero (n. r.); Mercato Ittico (n. r.); nuova Chiesa Parrocchiale (n. r.). A Foggia: Palazzo del Governo (1928 progetto, 1929-34 realizzazione); Nuovo Palazzo di Giustizia (1935) n. r.; Palazzo degli Uffici Statali (1935) n. r.; Palazzo della Capitanata (restauro Palazzo Dogana, 1929 n. r.); Fontana della Capitanata (1928) non realizzata. A Macerata: Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1922-29), Stadio-Monumento ai Caduti Maceratesi (1927-32) in piazza della Vittoria, Casa del Fascio (1928-34), Palazzo degli Studi (1929-34), Casa dei Mutilati (1930-36), Educandato Femminile di S. Giuseppe. Progetti non realizzati per Macerata: Palazzo della Cassa di Risparmio, che avrebbe dovuto sorgere dinanzi al Palazzo delle Poste; sistemazione di piazza C. Battisti; Albergo Moderno; facciata della chiesa di S. Paolo; facciata della Chiesa di S. Filippo; facciata del Duomo; nuovo Seminario; chiosco di benzina; nuova Caserma RR. CC. Umberto I di Savoia. Nella Provincia di Macerata: ampliamento e restauro del Santuario del SS. Crocefisso (1903-28) a Treja; Casa del Fascio di Recanati (1933) n. r.; Cappella De Sgrilli nel Cimitero di Recanati; nuova facciata della Chiesa dei SS. Francesco e Antonio da Padova (1931-32) e Villa Cesare Scolastici a Pollenza; restauro e nuova facciata della Chiesa di S. Pacifico a S. Severino Marche; Centrale Idroelettrica della Società Terni a Visso (per la stessa ditta, progetta il Padiglione Società Terni alla Fiera di Milano, 1928).  A Firenze: nuova facciata di S. Lorenzo (1906) progetto di concorso non realizzato; Biblioteca Nazionale Centrale (1908 progetto, realizzazione 1911-35); Ponte della Vittoria sull’Arno (1925) non realizzato; Manifattura Tabacchi (1930) non realizzato. A Messina: Palazzo del Governo (1913-20); Chiesa di S. Caterina (1926-29); Chiesa di S. Lorenzo (1928); cinque palazzine private sul corso Garibaldi; Palazzo dell’Arcivescovado e Seminario; Carcere Giudiziario. A Forlì: facciata della Chiesa di S. Maria del Suffragio o della Visitazione (1931-33); restauro del Palazzo del Podestà; Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1930 progetto, 1931-32 realizzazione); Monumento ai Caduti in piazzale della Vittoria (1925 progetto, 1931-32 realizzazione) in collaborazione con gli scultori Bernardino Boifava (Ghedi, Brescia 1888 – Forlì 1954) per i rilievi del basamento e Bernardo Morescalchi (Carrara 1895 – Artignano 1975) per le Vittorie bronzee alla sommità; Palazzo degli Uffici Statali (1935-37); Loggia del Palazzo Talenti Framonti (1932) in collaborazione con l’Arch. Ariodante Bazzero (Milano 1888 – ?); restauro Palazzo Pettini adibito a Casa del Fascio (1933); nuova facciata per la Basilica di S. Mercuriale (1921-33, progetto non realizzato); Palazzine Bazzani e Benini (1933-37); Casa del Mutilato “Fulcieri Paolucci di Calboli” (1930-33) con decorazioni plastiche di Roberto De Cupis (Roma 1900 – Forlì 1975); Palazzo della Prefettura (ristrutturazione Palazzo Paulucci Piazza, 1933-39) con l’Arch. Italo Mancini (L’Aquila 1897 – 1971); Fontana Littoria (1935) nel piazzale della Stazione (distrutta). A Predappio, città natale del Duce del Fascismo: sistemazione ed ingresso monumentale del Cimitero di S. Cassiano in Pennino (con Arch. Florestano Di Fausto, 1928-33); Chiesa di S. Antonio da Padova (1925 concorso nazionale, 1926 progetto definitivo, 1931-34 realizzazione); Palestra ONB (con Arch. Florestano Di Fausto, 1932-34). A L’Aquila: Palazzo dell’INFPS (1937-39)ornato in facciata da statue allegoriche Il Lavoro e La Previdenzadi Nicola D’Antino (Caramanico Terme 1880 – Roma 1966); progetto (n. r.) per Villino Adelchi Serena; Sede del RACI-Reale Automobile Club d’Italia (n. r.); Banca d’Italia (1939, progetto non realizzato). A Pescara: Palazzo delle RR. Poste (1926-29); Ponte Littorio (con Ing. Rodolfo Stolcker, 1931-33) ornato da gruppi statuari di Nicola D’Antino (Caramanico, Pescara 1880 – Roma 1966) e Vicentino Michetti; Kursaal Pomponi (1929-33, distrutto 1963); Tempio della Conciliazione o Cattedrale di S. Cetteo (1933-36); Casa del Fascio di Pescara (1932 progetto non realizzato). Ad Ascoli Piceno: Sede della Cassa di Risparmio (1912-15); Palazzo RR. Poste e Telegrafi (1923-29); Case della Cooperativa Mutilati ed Invalidi (1929-35); Palazzo Alvitrieti e la nuova Torre (restauri); Palazzo Seghetti (restauri); Stabilimento Industriale Matricardi; completamento di Palazzo Parisani (1929); completamento (portale e ornati soprastanti, balcone) di Palazzo Cataldi (1929); varie cappelle e monumenti sepolcrali del Cimitero Comunale; Sede della Banca d’Italia (1927). Opere non realizzate per Ascoli Piceno: nuovo balcone del Palazzo Municipale (1929, progetto di concorso); Banca Commerciale Ascolana; Palazzina Matricardi (1925-28); Palazzo De Sgrilli; Cappella Matricardi e Monumento funebre Travaglini (1925-28) nel Cimitero Comunale; Palazzo della R. Questura (1938); Casa del Mutilato; restauro della Chiesa di S. Agostino; Palazzo della CNAS (Cassa Nazionale Assicurazioni Sociali). A Viterbo: restauro Palazzo Comunale di (1909); Palazzo delle Corporazioni Fasciste (1931-33); Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1933-36). A Rieti: restauro Palazzo Comunale (1909) [tempere murali di Antonino Calcagnadoro (Roma 1876-1935) nella Sala Consiliare]; Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1931-34); Campo Sportivo della Sabina (n. r.); sistemazione zona Porta Romana (1929); Villa Ferrari; Cappella Giuseppe Ferrari nel Cimitero Comunale. A Terni: Palazzina Alterocca (1901-03); Sistemazione urbanistica di Terni (1901-39); Palazzo Pontecorvi (1902-16); Villa Fongoli (1903); Restauro della Chiesa di S. Alò (1908-23); R. Scuola Industriale (1916-24); Monumento ai Caduti (1919); Palazzo delle RR. Poste (1919-28, ampliamento 1936); Palazzina Manni (1919-23); Villa Bazzani (1929); Chiesa Parrocchiale di S. Antonio (1929-35); Palazzo della Provincia (1930-36); Palazzo degli Uffici Statali; Palazzo della Banca d’Italia; cupola del Duomo (n. r.); Palazzo dell’INFPS (1932-35); Albergo Beta (1935-36); Centrale Idroelettrica di Galleto (1927); ampliamento del Cinema-Teatro Modernissimo; Cinema Savoia (n. r.); Cappella Bosco, Edicola Ciucci, Tomba Fusacchia, Edicola Morandi, Edicola Rossini, Tomba Pontecorvi nel Cimitero Comunale. Ed infine: Padiglione di Roma all’Esposizione Nazionale di Venezia (1908); Monumento ai Caduti nella presa della Rocca a Spoleto (1909); Palazzo del Municipio a Parma (n. r.); Scuola Elementari di Vigevano; scalea monumentale della Chiesa di S. Fortunato a Todi; Palazzo della Banca del Cile (1920) a Santiago; Tomba Francesco Vitalini (ubicazione ignota); Cappella Pellati (ubicazione ignota); Palazzo della Cassa di risparmio a S. Elpidio a Mare (1925); Stazione Marittima di Napoli (1933-36) sua unica opera pienamente “razionalista”; Palazzo del Podestà e piazza Littoria a Matera (1935); Sinagoga di Trieste (n. r.); Albergo Pomponi a S. Benedetto del Tronto; Villa Costanzi (1931) Cappella dell’Incoronata (n. r.) a Spello; Monumento ai Caduti di Ancona (1923, progetto di concorso, non realizzato); Monumento a Domenico Guglielmi a Frosinone; Cappella Nembrini-Gonzaga (1923) nel Cimitero di Ancona; Caserma Chiaffredo Bergia a Bari (1935); Teatro del Littorio a S. Severo (1937); Monumenti ai Caduti nella Grande Guerra di Frascati (1922-23, scultore Bernardo Morescalchi) e Bosa (1922); Ponte sull’Arno a Pisa (1932); Palazzo delle Poste a Palestrina (1920); Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi di Sanremo; Edificio Scolastico a Pergola (n. r.); Casinò Municipale di Anzio (1924); Cappella Manzolini (1924) nel Cimitero di Anzio; Cappella Votiva ai Caduti di Marsciano (1925); Monumento ai Caduti e Campo Sportivo della Vittoria a Perugia (n. r.); Campo Sportivo del Littorio ed Albergo Littorio a Foligno (1929); facciata della Basilica di S. Maria degli Angeli ad Assisi (1924– 28); Palazzo della Provincia di Nuoro (1929-30) n. r.; Scuola Elementare e Sede ONB a Montecastrilli; Palazzo delle Poste e Telegrafi di Imperia (1935); Monumento ai Caduti per la Fondazione dell’Impero (1936) n. r.; Santuario del SS. Crocefisso a Mogliano; Cattedrale di Addis Abeba (1939-40); Palazzo degli Uffici Statali a Faenza (1939-40) con sculture di Guerrino Tramonti (Faenza 1915-1992).

Bellini Aroldo

(Perugia 1902 – Roma 1984)

Artista precoce e talentuoso, figlio di Alberto Bellini e Giuseppa Caterini, originari di Orvieto. Fin dalla giovane età, manifestò una spiccata e precoce attitudine per il disegno, l’osservazione anatomica e la scultura, una vocazione che seguì nonostante i genitori avessero desiderato per lui studi diversi. Iscrittosi all’Accademia di Belle Arti di Perugia, Bellini si formò sotto la guida dello scultore Prof. Giuseppe Fringuelli. Il suo talento emerse rapidamente: a soli diciotto anni, ancora studente, partecipò alla «Mostra collettiva degli Artisti Umbri» presso la Sala dei Notari di Perugia. Presentò sette bozzetti, tra cui “L’eroe della vita”, “Caino”, “Danzatrice” e “Ritratto del pittore Graziosi”, ottenendo il plauso della critica. Benvenuto Crispoldi, sul periodico «Griffa» (1920), lodò il giovanissimo Bellini per i suoi “fremiti michelangioleschi” e la “volontà creativa possente”, paragonando la sua opera a quella di un “artista maturo”. La consacrazione giunse nel 1920 con la vittoria al Concorso Nazionale di Scultura “Cincinnato Baruzzi” a Bologna, grazie all’opera “La vedova”. Questa statua in marmo, caratterizzata da accenti rinascimentali e purezza formale, celebrava il ruolo delle vedove dei Caduti in guerra ed è oggi conservata presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Il critico d’arte Mons. Ennio Francia la definì in seguito, nel 1979, come opera che «ricorda e testimonia, con anticipo di mezzo secolo, molta porzione del linguaggio delle neoavanguardie contemporanee». Nel 1921, Bellini si trasferì a Roma per lavorare come assistente nello studio di Angelo Zanelli, partecipando alla realizzazione degli altorilievi dell’Altare della Patria.

L’anno successivo, a Perugia, scolpì il Monumento ai Caduti della guerra 1915-18 per la Chiesa di Sant’Ercolano, raffigurante un soldato in bronzo su un masso del Monte Grappa, affiancato da due grandi bassorilievi in pietra di Trani.

Nel 1923 modellò e fuse in bronzo la controversa ‘Lapide Commemorativa della Marcia su Roma’, lodata da Mussolini come «la più artistica» delle targhe da lui inaugurate, ma rimossa e distrutta nel dopoguerra. Il 1924 fu un anno significativo: Bellini ottenne l’ambito riconoscimento del pensionato nazionale a Roma e realizzò per Perugia la possente statua in bronzo del “David”, che riprendeva moduli rinascimentali. Nonostante non presentasse alcun richiamo politico, questa statua fu rimossa e distrutta nel secondo dopoguerra, un atto che Bellini stesso attribuì all’odio nei suoi confronti da parte del soprintendente ai monumenti dell’Umbria, in un episodio di “damnatio memoriae” allora in voga.

Sempre nel 1924, partecipò al Concorso per il ‘Monumento alla Madre italiana’ con una scultura in marmo di grandezza naturale intitolata “Pietà”. Sebbene non premiata, l’opera fu considerata dalla critica come una delle migliori e degna della vittoria, ispirata, secondo alcuni, alla Pietà su tavola di Sebastiano del Piombo.

Le sue realizzazioni di quegli anni includono anche una tomba per la famiglia Milletti (1926), ispirata ai tumuli etruschi, e la statua in pietra della ‘Madonnina della Provvidenza’ (1926) per la Cattedrale S. Lorenzo di Perugia, caratterizzata da una toccante umanità popolare e commissionata in seguito all’attentato scampato a Mussolini. Inoltre, realizzò bozzetti per Monumenti ai Caduti che anticipavano il monumentalismo architettonico-figurativo del regime. Il periodo più intenso e prolifico della carriera di Aroldo Bellini si concentrò a Roma a partire dal 1931, quando fu chiamato dal Presidente dell’Opera Nazionale Balilla (ONB), Renato Ricci, per contribuire alla realizzazione del nuovo “Stadio dei Marmi” all’interno del “Foro Mussolini” (oggi Foro Italico).

In soli cinque anni, Bellini emerse come uno dei massimi esponenti della scultura italiana dell’epoca, insieme a Dazzi, Morbiducci e altri. Il suo lavoro al Foro Italico fu imponente:

  • 17 statue di atleti in marmo, ciascuna commissionata da una provincia italiana (di cui una andata distrutta).
  • Due possenti e colossali gruppi bronzei dei “Lottatori” per la tribuna principale dello Stadio, caratterizzati da una “plasticità armonica inconfondibile”. Il volto di uno di essi ritraeva lo stesso Renato Ricci.
  • Cinque statue di bronzo, tra cui il celebre “Nuotatore alla partenza” per la piscina del Foro Italico, lodato dalla critica per la sua fedeltà all’atteggiamento e l’espressione di tensione.
  • Un busto del Duce per l’Accademia di Educazione Fisica e un monumento in bronzo (anch’esso distrutto).

Complessivamente, Bellini stesso stimò il suo contributo in 23 statue tra quelle realizzate e i modelli preparatori, un’attività che fu continuamente richiesta e che, secondo il testo, ispira tuttora allievi in tutto il mondo. L’opera più ambiziosa e stupefacente di Bellini fu la «grande statua del Fascismo», un progetto concepito da Renato Ricci all’inizio degli anni ’30 per celebrare il primato della Nuova Italia. Ricci presentò l’idea a Mussolini, spiegando che l’opera, in bronzo, avrebbe dovuto raggiungere gli ottanta metri di altezza, superando il leggendario Colosso di Rodi.

Tuttavia, le difficoltà finanziarie del regime, acuite dalle sanzioni economiche imposte dalla Società delle Nazioni nel 1935 (a causa della guerra d’Etiopia), portarono alla sospensione dei lavori tra il 1936 e il 1937. Nonostante l’interruzione, l’opera aveva già visto la realizzazione di alcune parti colossali, impiegando mille quintali di bronzo. Il 1939 fu un anno di intensa attività che vide Bellini partecipare a numerosi eventi di rilievo:

  • Espose alla III Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma con il bozzetto bronzeo “La buona terra”, acquistato dal Capo del Governo.
  • Progettò otto pannelli e espose tre bassorilievi monumentali (3,20 x 7 metri) per il Padiglione italiano all’Exhibition of Italian Contemporary Art di New York.
  • Si distinse alla Mostra internazionale “Lavoro e Gioia” di Bucarest con il gruppo in marmo “L’uomo doma la natura”.
  • Collocò a Villa Madama il marmoreo “Balilla armato”, definito “romanamente avviato verso l’avvenire” dalla critica.
  • Per l’E42 (Esposizione Universale di Roma), preparò il bozzetto di uno dei “dioscuri” e il modello (alto 3,40 metri) per la poderosa statua in marmo “L’ordine sociale”.

La fase tra gli anni ’30 e lo scoppio della guerra evidenzia Aroldo Bellini come un artista al centro della committenza monumentale del suo tempo, capace di gestire progetti di dimensioni eccezionali pur dovendo affrontare le conseguenti distruzioni e cancellazioni subite da molte delle sue opere.

Bertolino Tommaso

(Palermo 13 settembre 1897 – Roma 1979)

Partecipò alla I, II, III, IV, VI, VII, VIII, IX Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma (anni 1931, 1935, 1939, 1943, 1951-52, 1956-57, 1959-60, 1965-66), nonché alla XXI Biennale d’Arte di Venezia (1938), dove espose una medaglia celebrativa di Guglielmo Marconi (1937), in bronzo, raffigurante al recto il profilo del celebrato, al verso una figura muliebre assisa che reca in grembo la radio da lui inventata. Nel 1926 vinse il Pensionato Quadriennale dell’Istituto Catel di Roma. Nel 1930-35 realizzò ben tre statue per il Foro Mussolini, offerte dalle città di Palermo, Enna, Pistoia e Gorizia. Dal 1934 insegnò “Figura” all’Accademia di Belle Arti di Roma. Alla “Galleria Roma” di Roma espose la testa marmorea Mio Padre (1941) che riscosse un discreto successo di critica: “il suo modellato è in regola e l’architettura delle teste non tradisce i canoni della corretta costruzione”. Altre sue opere: Aquile clipeate (1931) per il Palazzo del Ministero della R. Aeronautica (Ing. Roberto Marino, 1929-31); Al Sole (1924) ora alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; L’Astronomia (1940) per il Palazzo della Civiltà Italica all’E42; bassorilievi nella Chiesa di S. Giovanni Bosco (Arch. Gaetano Rapisardi, 1950-55) a Roma; Salomè; L’acino acerbo; Abbondanza (1965).

Brasini Armando

(Roma 21 settembre 1879 – 18 febbraio 1965)

Nasce a Roma in una casa a Tor di Nona da Augusto e Rosa Piersigilli. Di famiglia modesta, non poté compiere studi regolari e deve quindi considerarsi un talentuoso autodidatta: dopo la scuola elementare viene impiegato in un laboratorio di incisioni (1891), frequentando poi con profitto le scuole serali e l’Istituto di Belle Arti (1892); fu anche pittore (Autoritratto, Roma 1905, conservato all’Accademia Albertina di Torino); partecipa alla vita del Museo Artistico Industriale in Via Conte Verde diretto da Raffaele Ojetti (Brasini stesso lo indica come suo vero Maestro) col quale collabora per alcuni restauri (1895-1900), ottenendo il riconoscimento come miglior allievo (1899) e vincendo due medaglie d’oro all’Esposizione di Arti Decorative di Torino (1900). Apre una bottega di stuccatore in via Fiume (1901), e, dopo aver ottenuta l’abilitazione all’insegnamento del disegno (1907), apre il suo studio professionale nel Palazzo dei Piceni (1908); più tardi si iscriverà all’Ordine degli Architetti di Roma (1928; n.ro matricola 104). Viene pubblicata la prima raccolta dei suoi studi sulla città di Roma (1917), studi che intensificherà nel corso degli anni a seguire (1920-31) in uno stile monumentale che incontrerà il parere favorevole del Duce; tra i vari progetti di sistemazioni urbane, suscitò ammirazione e clamore il progetto di una nuova grande arteria che, tramite opportune demolizioni, avrebbe consentita la visione contemporanea della colonna Aureliana e del Pantheon. Negli anni seguenti, affrontò nuovamente il problema della viabilità della capitale: spina dorsale di questa avrebbe dovuto essere la via Imperiale, ampia arteria che dalla Flaminia, tagliando il centro storico, avrebbe raggiunto piazza Venezia e il Colosseo, proseguendo sino alla via Appia. Nello stesso periodo disegnò le scenografie per i film Theodora (1919) e QuoVadis? (1923), e progettò una cupola (1918) per la chiesa di S. Ignazio a Roma, lasciata incompiuta, che presentò all’Esposizione Fiorentina primaverile (1921) assieme ai progetti per la sistemazione dei Borghi e di piazza Colonna, per un Monumento a Dante, per il palazzo del conte Testasecca. Viene nominato direttore artistico del Monumento a Vittorio Emanuele II (1924-39), subentrando alla commissione (1905-24) costituita da Gaetano Koch, Pio Piacentini e Manfredo Manfredi; in tale veste realizza l’adiacente Museo del Risorgimento (1935), realizzato scavando il colle capitolino, nonché il fabbricato di collegamento col portichetto del Vignola, la scala che sale al Campidoglio e la cripta del Milite Ignoto. Responsabile del padiglione italiano all’Esposizione di Arti Decorative a Parigi (1925), fu premiato con medaglia d’oro ed ottenne la Legion d’onore. Ebbe svariati incarichi ufficiali ed altre onorificenze: fu nominato Accademico d’Italia (18 marzo 1929); fu membro della commissione giudicatrice nel concorso per la Stazione di Firenze (1933), pronunziando voto favorevole (ma non senza comprensibili riserve) al progetto del gruppo Michelucci; venne nominato accademico di San Luca e dell’Accademia Albertina di Torino, nonché Cavaliere magistrale dell’Ordine di Malta (1933); membro del Consiglio superiore delle Belle Arti e della Commissione Edilizia del Comune di Roma (1936). Chiamato a far parte della commissione incaricata del piano regolatore di Roma (1931), propose la sua idea della “via Imperiale”, poi denominata via dell’Impero (attualmente detta via dei Fori Imperiali), di cui il Brasini ha sempre rivendicata la paternità, e che fu leggermente disassata, onde rendere possibile la visione del Colosseo dalle finestre di Palazzo Venezia. Ancora nell’ambito delle sistemazioni urbanistiche di Roma, si deve al Brasini (in collaborazione con M. Piacentini) il progetto di far attraversare piazza Navona da una strada di grande traffico, aprendo un ampio arco verso via Zanardelli; anche la sistemazione della zona intorno al Campidoglio, dalla parte dell’Ara Coeli, fu in gran parte su suo disegno. Ebbe successo persino in Unione Sovietica, dove fu invitato per interessamento del noto architetto sovietico Boris Jofan (Odessa 1891 – Mosca 1976) suo allievo durante gli studi a Roma, unico architetto italiano, al concorso internazionale per il palazzo dei Soviet (1931), ottenendo una menzione d’onore dalla giuria. A causa di meschine invidie e dell’ignoranza dei suoi detrattori, alla II Mostra di Architettura Razionalista (1933) viene pesantemente oltraggiato. “Innamorato dell’architettura di Roma imperiale e seicentesca, ad essa si ispira con grande talento nell’esecuzione delle sue opere e nella compilazione di progetti per sistemazioni edilizie dell’Urbe, di una scenografia geniale e grandiosa” (Enciclopedia Italiana, 1930). Elenco delle opere principali: Restauri diretti dall’architetto Raffaele Ojetti (Roma 1845 – 1924) del Castello degli Odescalchi a Bracciano (decorazione soffitti cassettonati), 1897-98; decorazione plastica Tempio di S. Teresa (leoni sulla facciata, capitelli di pilastri e colonne, candelabri in bronzo) in corso d’Italia (Ing. Tullio Passarelli) Roma 1901-02; decorazione plastica Chiesa di S. Camillo in via Piemonte (con Ing. Tullio Passarelli), Roma 1902; Scalone d’onore e decorazione sala ricevimenti di Palazzo Teodoli in via di Porta Pinciana, Roma 1902-09; decorazioni di Villa Aletti e Villa Anziani, via Nomentana, Roma 1902/09; Realizzazione decori in “stile Impero” e mobili per l’Hotel Excelsior a Roma1905/10; Restauri del Casino di Villa Torlonia (collaborazione) 1906/07; Restauri e nuovi decori (raggiera dello Spirito Santo, volta dell’abside, altari laterali) Chiesa di S. Maria dei Miracoli in piazza del Popolo, Roma1907; Ingresso monumentale al Giardino Zoologico di Roma, Villa Borghese [con l’Ing. Giulio Barluzzi (Roma 1878-1953)] 1909/10; Palazzo Borghese [con l’Ing. Giulio Barluzzi (Roma 1878-1953)] Roma n. r. 1910; Villino Tabacchi a (con l’ing. Santagostino Baldi), Via Aurelia, viale Angelico (demolito) Roma 1912; Proposta per la sistemazione di Piazza Navona, Roma (con Marcello Piacentini; progetto di concorso, I premio) 1912/13; Planivolumetrico del quartiere della zona nord di Roma
1915; Chiesa Parrocchiale a Taranto (n. r.) 1915;  Progettazione della sistemazione dei Borghi San Pietro 1915; Progettazione della sistemazione della Via Flaminia, Roma 1916; Scuola dell’Aviazione al “Pizzone”, Taranto 1916; Monumento all’Aviatore Angelo Berardi, Taranto 1919; Palazzo del Comando dell’Idroscalo, località Pizzone, Taranto1917/25; Ospedale Militare Marittimo a Brindisi (o Taranto?) 1917-18;  Palazzo Chigi (sede Ministero delle Colonie; restauro e decorazione Sala della Vittoria) Roma 1917; Tomba Rotellini e Cappella Casati al Verano, Progetto cupola di S. Ignazio, Roma 1918; Monumento alla Vittoria sul Monte Pizzocco, Vittorio Veneto (progetto di concorso, n. r.) 1919; primo progetto per il Tempio di S. Giacomo Maggiore e dei 4 Evangelisti ai Parioli di Roma (poi Basilica del S. Cuore di Maria) 1919; Piano Regolatore di Tripoli, 1921; Palazzo di Giustizia, Tripoli (non realizzato) 1921-22; Negozio Ditta E. Franceschini, via del Corso n. 141, Roma (vetrina, decorazione e arredamento) 1922-23; progetto per le muove Terme di Montecatini 1920-22; I Mostra Romana dell’Agricoltura dell’Industria e dell’Arte Applicata, galoppatoio di Villa Borghese (progetto 1923) Roma 1924; Villa Pompeo Aloisi, via Flaminia n. 499, Roma [demolita] 1923-26; Sistemazione del Colle del Castello e Monumento-ossario ai Caduti, Gorizia (non realizzato) 1923; restauri e ampliamento Chiesa di S. Giusto, Trieste 1923; Progetto di Sistemazione della Spina dei Borghi (non realizzato) Roma 1923; Piano Regolatore di Tripoli (realizzati: Lungomare Volpi, sistemazione adiacenze Castello, piazza della Vittoria) 1921-24; – decorazione sale del Transatlantico “Conte Grande” 1922; Interventi di restauro sul Castello Caramanli, Tripoli 1922/26; Monumento Ossario dei Caduti di Roma (n. r.) 1923; Mausoleo ai Caduti e alla Vittoria, Tripoli   1923-25; Villa Brasini (Villa Flaminia 1920-25: primo fabbricato costituente, assieme alla successiva Villa Augusta, la Villa Brasini; statue nel ninfeo di Silvio Canevari (Viterbo 1893 – Roma 1951), v. Flaminia, Roma 1925; Basilica del S. Cuore Immacolato di Maria Santissima ai Parioli [1924 posa della prima pietra, consacrata 1952, priva della grandiosa cupola prevista; nell’interno, busto marmoreo del Brasini (1965) dello scultore Silvio Canevari (Viterbo 1893 – Roma 1951); nella sacrestia, modelli del Brasini per le statue colossali previste per l’esterno] e sistemazione (1920 progetto) della piazza Euclide ed aree limitrofe Roma 1923-54; Interventi al Vittoriano a Roma (1924-35): Museo del Risorgimento, “Ala Brasini” (lato orientale), fabbricato di collegamento col portichetto del Vignola, scala del Campidoglio e Cripta del Milite Ignoto ornata da dipinti di Giulio Bargellini (Firenze 1875Roma 1936); Palazzetto dei Duchi di Sangro, Roma 1925; Ampliamento del Cimitero al Verano e progetto della nuova Necropoli Monumentale (non realizzato) Roma 1925; Piano Regolatore per Tirana, Albania (non realizzato) 1924-25; Piano Regolatore per Durazzo, Albania (non realizzato) 1924-25; Palazzo Reale, Tirana, Albania (non realizzato) 1924-25; Villa Toepliz a S. Ambrogio Olona (Varese), ristrutturazione e ampliamento 1924-25; Padiglione dell’Italia alla “Esposizione internazionale di Arti Decorative e industriali” (1924 progetto; demolito) Parigi 1925; Accademia Aeronautica Capodichino (alterata), Napoli 1925-30; Palazzo Volpi alle Quattro Fontane (rifacimento), Roma 1926; Targa commemorativa di Goffredo Cionni, Villino Cionni, v. G. Mangili n. 26, con busto dello scultore Amleto Cataldi (Napoli 1882 – Roma 1930) Roma1926; Foro Mussolini in Roma, sistemazione del Campo Marzio, via Imperiale, sistemazione di piazza Colonna (progetti non realizzati)  Roma 1927; Villa Bruni (alterata) in via Pola, Roma 1927; Villa Tepliz, Varese 1927; Piano Regolatore del Quartiere Flaminio (parzialmente realizzato) Roma 1927; Palazzo Reale a Durazzo per il Re Zog I (non realizzato) 1927; Salone delle Vittorie (decorazione) di Palazzo Chigi, Roma 1927-28; Piano Regolatore di Urbino 1928; Atrio dell’Albergo Plaza, via del Corso, Roma (decorazione) 1928; Villa Conti Manzoni, via Cassia, Roma 1928; Palazzo Venezia in Roma: scalone d’onore (n. r.); restauro (con arch. Marangoni di Venezia), decorazione Sala del Concistoro (Sala delle Battaglie), Roma 1928-31; sistemazione Scalinata di Villa Aldobrandini, Roma 1928; Palazzo Cassa Nazionale Infortuni (poi INFAIL), via IV Novembre 144 (progetto 1926; collaborazione Ing. Guido Zevi) Roma 1928-32; Palazzo del Podestà, Foggia 1928-33; Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi, Taranto (n. r.) 1928; Palazzo del Governo, Taranto (1929 progetto, 1930 inizio lavori) 1929-34; Casa Provinciale della Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore di Augiere, via Bravetta, Roma 1929-34; Ponte XXVIII Ottobre (Ponte Flaminio, con ing. Aristide Giannelli) Roma 1929-51; Sede Circolo Italo-Giapponese, Tokio 1930; Stadio, Rio de Janeiro 1930; rifacimento Palazzetto Cucci, via Orsini, Roma 1930; Piano Regolatore Generale di Roma (con M. Piacentini, C. Bazzani, R. Paribeni, G. Giovannoni, A. Calza-Bini, E. Del Bufalo, A. Munoz, C. Palazzo, A. Maccari, A. Bianchi) 1931; Progetto per la sistemazione del centro di Roma 1931; Padiglione Italiano all’Esposizione Coloniale (ricostruzione della Basilica di Settimio Severo a Leptis Magna) Parigi 1931; Progetto di concorso per il Palazzo dei Soviet, Mosca 1931; Monumento Nazionale al Marinaio d’Italia (1930) [disegno di progetto che avrebbe dovuto realizzarsi con la collaborazione dello scultore Nino Cloza (Udine 1890-Brescia 1960), molto apprezzato da Achille Starace] a Brindisi; Palazzo della Cassa di Risparmio a Tripoli 1932-35; Villa Brasini (Villa Augusta, che assieme alla precedente Villa Flaminia, costituisce il “castellaccio” Brasini), v. Flaminia n. 493, Roma 1932-35; Palazzo dell’Istituto Fascista della Previdenza Sociale, via Toledo (oggi Banca Nazionale del Lavoro)  Napoli 1933-38; Arco dei Fileni nella Sirte, Cattedrale di Tripoli (progetti non realizzati) 1934; Foro di Berlino, su incarico del Feldmaresciallo Hermann Wilhelm Göring (Rosenheim 1893 – Norimberga 1946), n. r. 1934; progetto di Sistemazione della Via della Conciliazione (non realizzato), Roma 1935; Ponte Duca d’Aosta sul Tevere (progetto di concorso, n. r.) Roma 1936; Monumento funerario in ricordo dei genitori nel Quadriportico del Verano, Roma 1936; Mole Littoria (progetto non realizzato) Roma 1937; Istituto Forestale Alessandro Mussolini, E 42 (demolito) Roma 1938-42; Tomba Brasini alla rampa Caracciolo, Cimitero del Verano, Roma 1942; Tempio Votivo Universale Cattolico a Gesù Cristo Redentore e S. Giovanni Evangelista, (in onore di SS. Papa Pio XII), Roma 1944; Faro della Cristianità (n. r.) 1948; Progetto di Sistemazione della Via della Conciliazione (non realizzato) Roma 1948; Casa di 20 piani (progetto), 1949; Mausoleo di Evita Peron (progetto n. r.), Buenos Aires 1952-53; Piano regolatore di Riyadh in Arabia Saudita e Palazzo reale (n. r.) 1954; Faro della Cristianità, Tempio dell’Unione delle Nazioni Cattoliche, Tempio della Madonna delle Lacrime a Siracusa (progetti n. r.) 1951-56; Ponte “Omerico” sullo stretto di Messina (progetto n. r., con l’Ing. Mario Palmieri di New York) 1956; nuova soluzione per il ponte sullo stretto di Messina (con Ing. Martinelli), compiuta decorazione di due cappelle laterali della sua Basilica S. Cuore ai Parioli 1958-63; studio preliminare per un palazzo di uffici (sua ultima opera) 1964-65

Calza Bini Alberto

(Roma 7 dicembre 1881 – 25 dicembre 1957)

Architetto, pittore ed urbanista, ebbe una formazione artistica al pari di molti architetti dell’epoca, conseguendo il diploma dell’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1900. Insegnò composizione architettonica nella neonata facoltà di Architettura di Napoli, della quale fu anche preside. Fascista della prima ora, fu presidente del Sindacato Nazionale Fascista Architetti (1932-36), membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Senatore del Regno d’Italia dal 1943, presidente dell’IFCP (Istituto Fascista Case Popolari) sino al 1943. Nel 1930 fondò l’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), istituzione – come la maggior parte di quelle fondate in quegli anni – tuttora esistente ed attiva; sempre nell’ambito dell’urbanistica, contribuì alla stesura della Legge Urbanistica Nazionale (L. 1150/1942), che norma ancor oggi la pianificazione delle nostre città.  Nel 1930 fu membro della Commissione Ministeriale per il Risanamento di Bari Vecchia (col Prof. Ing. Gustavo Giovannoni e l’Arch. Gino Chierici), che portò alla redazione del Piano Regolatore e di diradamento, affidata all’Arch. Concezio Petrucci. Egli stesso redasse i piani di importanti città: Salerno (1936), Taranto (1937), Bari (1952, con Marcello Piacentini); redasse inoltre il piano particolareggiato per la sistemazione urbanistica di piazza S. Oronzo e delle aree centralidi Lecce (1942 – 1960). Fu autore di svariate opere, tra le quali in Bari l’Albergo delle Nazioni (1932-35). A Roma realizzò: Villa Francisci in v. di Villa Pepoli 1 (1925); restauri del Teatro di Marcello (1926-32); Istituto Tecnico in via Palestro (1926); Chiesa di S. Francesco Saverio (1931-33) in piazza Damiano Sauli [nel transetto sin S. Cuore di Gisberto Ceracchini]; Palazzo Sede IFCP (oggi ATER) al Lungotevere Tor di Nona (1926-27) in collaborazione con l’Arch. Mario De Renzi (Roma 1897 – 1967) [decorazioni pittoriche pareti e soffitto della Sala Consiliare (1928) di Paolo Antonio Paschetto (Torre Pellice, Torino 12 febbraio 1885 – 9 marzo 1963)]; Istituto Artigiani “S. Michele” (1933-34); Casa Cooperativa Leonardo in viale Mazzini (1920); Complesso INCIS Monteverde in viale dei Quattro Venti (1929-32); Istituto Tecnico Duca degli Abruzzi in v. S. Martino della Battaglia (1933, con M. De Renzi); Casa Calza Bini (Casa degli Artisti) in via E. Pimentel n. 2 (1927 con M. De Renzi) in cui risiedeva lo stesso architetto [affreschi di Pettinelli su disegno di A. De Carolis, medaglioni di D. Ponzi, ceramiche di G. Guastalla, vetrate di P. A. Paschetto]. In molti incarichi professionali fu coadiuvato dal figlio Giorgio Calza Bini (Livorno 1908 – Roma 2000). A causa delle importanti cariche ricoperte durante il Fascismo, subì un duro periodo di internamento nei campi di prigionia anglo-americani, oltre ad un procedimento di epurazione.

Campitelli Coriolano

(Jesi 1903 – Roma 1968)

Si forma presso lo zio Amedeo Campitelli (Jesi 1885-1963), pittore decoratore e valente restauratore. È  poco più che tredicenne quando modella in cemento l’apparato decorativo della facciata dell’Acquedotto iesino (1917). Nei primi anni venti realizza la decorazione della facciata della filanda Talamone Lecchi in via Trieste n°3 (non a caso il motivo svolto nei fregi della facciata trae spunto dal ciclo pittorico Il poema della vita umana di A. Sartorio eseguito per la Biennale di Venezia del 1907). La sua produzione plastica successiva sarà di chiara ispirazione novecentista, coerentemente con la sua fede fascista; opere di questo periodo, certo il più significativo dell’artista: La madre; Il calciatore per il Centro Sportivo della Scuola Centrale dei Vigili del Fuoco di Roma; il bozzetto per il Monumento a Filippo Corridoni (1935); il disegno del profilo del Duce (1936) da scolpire sulla montagna che sovrasta il Passo del Furlo [l’opera, distrutta per damnatio memoriae, fu realizzata dallo scultore Oddo Aliventi (S. Angelo in Vado, Ps 1898 – Roma 1975) con la collaborazione della Milizia Forestale Fascista]; una Grande Eva; Aquila fascista (1940) per la Casa del Fascio di Borgo Incoronata (Foggia); bozzetto per la celebrazione dell’Olimpiade di Roma (1960).

Corradini Cesare Augusto

(Roma 1860 – Bari 16 aprile 1932)

“Architetto illustre e geniale” operò prevalentemente a Bari, dove ebbe il suo studio alla v. Melo n. 192. Nel suo studio lavorò come collaboratore l’Ing. Rodolfo de Sario (Napoli 4 giugno 1900 – Terlizzi, Bari 16 agosto 1948), suo nipote acquisito dopo il matrimonio con la di lui zia Teresa Lamparelli (Terlizzi, Bari? – Roma 24 febbraio 1957), dalla quale ebbe due figli, Lucio (Roma 1912-Torino?) e Lidia (Roma 1915-94). Il Corradini si diplomò all’Accademia di Belle Arti di Roma (1884) nella sezione Architettura. Nella capitale del Montenegro Cettigne, il Re Nicola I (1841-1921) gli diede l’incarico di progettare e realizzare il Palazzo del Parlamento (1909-10) [oggi Museo Nazionale del Montenegro] in stile neorinascimentale con accenti manieristi e barocchi: progetto, per il quale si avvalse della collaborazione del pittore decoratore Francesco Rega (Terlizzi 1879 – Bari 1970), che gli diede una rinomanza internazionale; sempre coadiuvato dal Rega, a Cettigne realizzò anche la ristrutturazione del Palazzo Reale, nonché le sedi delle Ambasciate d’Italia (Ingg. Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, 1905-10) [oggi sede della Biblioteca Nazionale del Montenegro: nell’interno, il Salone da ballo venne affrescato dal pittore Pio Pullini (Ancona 1887 – Roma 1955)] e della Legazione Imperiale Russa (1900-03) [decorazioni plastiche di Giuseppe Schettini di Turi]; progettò inoltre la Chiesa Cattolica di S. Antonio da Padova (1901-12) [la realizzazione, per mancanza di fondi, non è conforme all’artistico progetto del Corradini; l’Altar Maggiore è opera dell’Ing. Josip Slade] ed il Piano Regolatore di Cettigne (1905-06). Il Corradini ebbe rapporti di familiarità con esponenti della Real Casa Savoia, soprattutto con la Regina Elena, a causa dello stretto rapporto col di Lei padre, Re Nicola I del Montenegro. La fama datagli dai progetti montenegrini, gli portò vari riconoscimenti: ebbe la nomina a Commendatore della Corona d’Italia, e fu membro di numerose giurie e commissioni artistiche. Nel 1917 fu tra i fondatori (con Prof. Michele Gervasio, Cav. Eduardo Botta, Mario e Guido Prayer, Ing. Vincenzo Danisi) del Circolo Cultori ed Amatori d’Arte, che tenne esposizioni artistiche nei locali del Palazzo Fizzarotti. In occasione dell’inaugurazione del Monumento a Re Umberto I a Bari, ebbe la supervisione artistica del progetto del Padiglione Reale (Ing. Francesco De Giglio – Ing. Arrigo Veccia, 1905): l’esecuzione venne affidata alla Ditta Sebastiano Natrella di Bari, gli arazzi erano del pittore Antonio Lanave e le decorazioni plastiche di Gaetano Granieri. Nel 1924 venne affidata a Cesare Augusto Corradini, coadiuvato dall’Ing. Vincenzo Danisi (Palo del Colle 1895 – Bari 1975), la direzione artistica per la decorazione dell’Aula Magna del Palazzo dell’Ateneo (Arch. Giovanni Castelli, 1867-85), dal 1923 R. Università “Benito Mussolini”, affrescata dal pittore veneziano Mario Prayer (Torino1887 – Roma 1959); i lavori, iniziati ai primi di luglio 1924, si conclusero il 15 gennaio 1925, quindi furono condotti a termine in meno di un semestre. Nello stesso anno, il Corradini fu nella Giuria alla I Biennale Meridionale – IV Mostra d’Arte Pugliese a Bari (agosto/settembre 1924), assieme al Prof. Michele Gervasio Direttore della R. Pinacoteca Provinciale ed agli artisti scultori Pasquale Duretti e Giulio Cozzoli, pittori Enrico Castellaneta, Mario Prayer, Riccardo Tota. Nel 1920 fu Commissario relatore del concorso per il Monumento ai Caduti di Grumo Appula, vinto da Mario Sabatelli. Nel 1925 fece parte della Commissione Tecnica per il Monumento ai Caduti di Rutigliano, assieme al Prof. Michele Gervasio direttore della Pinacoteca di Bari ed all’Ing. Oronzio Gassi direttore del locale Ufficio Tecnico. Nello stesso anno venne nominato membro del nuovo Direttorio del Sindacato Provinciale Fascista Ingegneri e Architetti e fu Presidente della Commissione d’Arte del Sindacato Fascista Ingegneri (1926-27); venne poi nominato (1928) membro della Commissione Arte ed Urbanistica del Sindacato Provinciale Fascista Architetti e Ingegneri. Nell’agosto 1931 fu presidente della commissione giudicatrice per il Monumento ai Caduti di Mola di Bari, giudicando molto positivamente il Pescatore di Antonio Bassi. Nel 1929 e nel 1931 fu nella commissione giudicatrice (I e II grado) del Concorso per lo Stadio della Vittoria di Bari, per chiara fama, assieme al Prof. Michele Gervasio, all’Ing. Edmondo Del Bufalo, al Prof. Arch. Gino Chierici. Tra le opere di Cesare Augusto Corradini spicca il Palazzo Fizzarotti (1905-12) in collaborazione con l’Ing. Ettore Bernich (Roma 1850 – 1914), per il quale Corradini progettò il complesso della decorazione interna, avvalendosi della collaborazione del pittore Prof. Guido Corazziari (Modena 1885Bari1958)e del decoratore Francesco Rega (Terlizzi 26 agosto 1879 – Bari 1970); Corradini supervisionò pure la realizzazione degli esterni, il cui disegno è del Bernich, ma questi, peraltro in precarie condizioni di salute, risiedendo a Napoli non poteva seguire il cantiere. Nel palazzo Corradini firma anche due tele in cornici dorate che simulano un polittico tardo-gotico, collocate nel “salone trecentesco” (attiguo alla Sala delle Arti e del Lavoro): le tele raffigurano “L’ingresso a Bari del Doge Pietro Orseolo III nel 1002 dopo la vittoria sui Saraceni” e “L’ingresso in Brindisi del Corteo nuziale di Federico II di Svevia e Jolanda di Brienne”, e l’ispirazione per il primo dipinto riviene dal sipario del Petruzzelli dell’Armenise. Altra opera barese che gli diede notevole rinomanza, ed ultima sua opera importante prima della dipartita, fu il progetto del Piano Generale del Quartiere Espositivo Fiera del Levante (1928) la cui esecuzione venne affidata all’Ing. Vincenzo Rizzi (Bari 1890 – 1977): per la Fiera il Corradini progettò personalmente, oltre all’ingresso monumentale, la fontana (1930) ed alcuni padiglioni, tra cui il Palazzo delle Province (1930), il Padiglione del Tessile e dell’abbigliamento (1930), Padiglione INA (1930), il Padiglione Società di Navigazione Puglia (1930), il Padiglione della Mostra Nazionale dei Vini (1931) ed il Padiglione della Ditta Peroni (Ditta F.lli Cervini di Bari, 1931) [decorazioni interne Prof. Walter Roveroni]. Nel medesimo stile neoromanico, progettò e realizzò il Padiglione della Puglia alla Fiera di Milano (1930) in cui aveva sede l’ufficio della fiera barese.Altre sue opere a Bari: decorazione sede del Circolo Unione (con Ing. Arrigo Veccia e Francesco Rega, 1902) nel Politeama Petruzzelli; Hotel Cavour (1905) in c.so Vittorio Emanuele II (ristrutturazione e sopraelevazione); decorazione e arredo dei Magazzini Borea (1909) in via Sparano angolo via Abate Gimma, di stile Liberty (negozio non più esistente); disegno per medaglia celebrativa del pubblicista francese Jean Carrère (1911); sistemazione dell’isolato e della Chiesa di S. Ferdinando (con Ing. Arrigo Veccia, 1912), progetto inattuato; pergamena onorifica offerta al Prefetto Giovanni Gasperini (1913); decorazione Sala da ballo “Taverna Rossa” (con Ing. Ettore Patruno, Ing. Luigi De Paolis, Arch. Saverio Dioguardi, 1923) nel Teatro Piccinni [temporanea]; Targa commemorativa della fondazione del Borgo Murattiano (1913) affissa sulla Casa Barbone (sostituita nel 1963 da una replica collocata nell’angolo del Palazzo ex Motta) col busto in bronzo del Re Gioacchino Murat dello scultore Mario Sabatelli (Bari 1882 -1953); Palazzina Radicchio (1923) in via Davanzati n. 32; Tempietto di San Nicola (con Mario Prayer, 1921) in piazza Mercantile [opera temporanea]; Villa Lina (1920 ca.), in v. Umberto Giordano n. 24; Palazzo Laterza (con Ing. Francesco De Giglio, 1920-23) in via Sparano da Bari n. 73 [affreschi nelle volte di Antonio Lanave]; disegno di lampioncini, fiaccole, labaro, quadriga, per celebrazione Anniversario Marcia su Roma (1923) eseguiti dai F.lli Prayer; Lapide commemorativa della Marcia su Roma (1923) in collaborazione con Mario Prayer [distrutta per damnatio memoriae]; Casa del Fascio (1923), n. r.; Palazzo Ingami-Scalvini (con Ing. Ulrico Ingami, 1923-24) con decorazioni dei F.lli Prayer; cofano ligneo per celebrazione del XXIV Maggio (con M. Prayer, esecuzione Ditta Sebastiano Natrella, 1924); Sede della Banca Fizzarotti (1925) in v. Sparano 125 [non più esistente]; Palazzo Uffici FIAT (con Ing. Francesco De Giglio, 1925-28) in v. Garruba [ora sede Facoltà di Lingue e Letterature straniere]; Altare Fizzarotti (1925-30) [mosaico Ditta Cav. Angelo Gianese di Venezia; rilievi bronzei di Gaetano Stella] nella Chiesa di S. Giuseppe (Ing. M. Amoruso Manzari, 1913-30); arco trionfale (1927) con pitture di M. Prayer in p.zza Umberto I [architettura effimera per la festa del Santo Patrono]; Casa del Dopolavorista (1929) progetto non realizzato; Villa Tomasicchio (1930) in v. Umberto Giordano angolo via Giuseppe Verdi. [foto per gentile concessione Simonetta Piga Falciani, discendente di C. A. Corradini].

De Bellis Vitantonio

(Rutigliano, Bari 24 Novembre 1887 – Bari 1977)

Fu scultore di formazione classicista tra i più quotati in Puglia nel periodo tra le due guerre. Nato da Giuseppe De Bellis, affermato costruttore edile, e Maria Carmela Pappalepore, ebbe sin dall’infanzia precoce propensione all’arte: a questo periodo risalgono infatti un busto di Napoleone Bonaparte (1897) ed i capitelli per il Cimitero di Cellamare (1901). Nel 1907 conseguì il diploma all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Nel 1943 sposò in seconde nozze Anna Maria Sebastiani. Tra le sue opere maggiori, i Monumenti ai Caduti di Terlizzi (1921 n. r.), Monopoli (1922, n. r.), Conversano (1922, rifatto 1961), Putignano (n. r.), Casamassima (1923, r. 1951), Cisternino (con G. Civera 1924), Rutigliano (1925-29), Erchie (1927-28), Cassano delle Murge (1934), Modugno (1960), Copertino (1919-20) [n. r.], Manduria (Ing. Giuseppe De Bellis, 1949-66), Carbonara di Bari (con G. Civera, 1924-28), Turi (1967), Genzano di Lucania (1923), Guagnano (1924), Torre S. Susanna. Alcuni di questi, seguendo la sorte di altri monumenti sparsi in tutta Italia, andarono distrutti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: spesso se ne fuse il metallo per darne alla Patria. Talora, alla fine del conflitto, gli stessi artisti furono chiamati a rifarli, o tali e quali, ovvero con alcune modifiche, talora riducendone l’enfasi declamatoria, a favore di toni più sentimentali e dimessi. Tra le altre opere degne di menzione: Il Dolore (La Vergine Addolorata), bassorilievo per la Cappella Marroccoli (1950 ca.) e bronzi per la Cappella Tomasicchio (La Pietà e L’Immacolata, 1932), da lui stesso progettata, nel Cimitero di Bari; Lapide ai Ferrovieri Caduti (con G. Civera, 1923) affissa sulla facciata della Stazione Ferroviaria di Bari [distrutta]; Lapide ai Caduti della Società di Navigazione Puglia (1924, con Gaetano Civera) a Bari sul Lungomare Starita; busto di Domenico Morea (1917) nel Seminario di Conversano e sua replica ad Alberobello (1933); busto dell’Avv. Francesco Rubini (1968) nella Villa Comunale di Ruvo; busto di Mons. Giuseppe Di Donna (1964) nella Villa Comunale di Rutigliano; busto di Cesare Battisti (1917) a Brindisi; busto di Francesco De Bellis nel Museo Civico di Los Angeles; busto di Ricciotto Canudo (1920); busto dell’On. Giuseppe Di Vagno; busto di Renato Moro (1955) nell’omonimo Istituto Statale d’Arte di Bari; busto del Gen. Carlo Mezzacapo nella Caserma degli Artiglieri di Taranto; busto del Sen. Antonio De Tullio alla Fiera del Levante di Bari; busti di Socrate e di Gesù Cristo nell’Istituto Tecnico “Pietro Giannone” a Foggia; Tormento-Beethoven (1939), busto attualmente in collezione privata [presso la “Taverna del Maltese” di Bari]; La Madre del Disperso (1943); statua di S. Giovanni Bosco (1950) nella Chiesa dei Salesiani a Castellamare di Stabia; Monumento a Umberto Giordano (1956) a Foggia [n. r.]; l’Ascensione di Cristo (1962) nella Cappella De Nora al Cimitero di S. Spirito; Lapide Sindaco Giandomenico Petroni (1968) a Bari Vecchia. Nella Pinacoteca Provinciale di Bari, i due bronzi Nudo muliebre (1930 ca.) e Ai margini della vita (1940/50 ca.). Il De Bellis strinse un sodalizio artistico con il Cav. Prof. Gaetano Civera(Bari 7 luglio 1896 – 28 luglio 1943): insieme concepirono numerose opere, tra le quali il Monumento ad Armando Perotti (1924), non realizzato (un busto al Perotti verrà realizzato solo negli anni ’60 da Gaetano Stella) e la testa colossale di Mussolini (1925) in terracotta, realizzata per una conferenza del prof. Augusto Cerri nel Teatro Petruzzelli. Il De Bellis lavorò anche come architetto, progettando: la Chiesa di S. Fara (Ing. Giuseppe De Bellis, 1948) a Bari [n. r.]; la Chiesa dell’Immacolata dei Cappuccini (1923-35) a Bari; il Palazzo De Bellis (Ing. Luigi Santarella, 1932) in viale F. Crispi a Lecce [non realizzato/demolito?]; la Cappella dei PP. Cappuccini (Ing. Giuseppe De Bellis, 1940 ca.) nel Cimitero di S. Giovanni Rotondo (Foggia).

Dioguardi Saverio

(Rutigliano, Bari 5 novembre 1888 – Bari 22 novembre 1961)

Fu il più importante architetto a Bari nel Ventennio fascista. Figlio di Donata Antonia Romito e di Nicola Dioguardi, capomastro ed imprenditore edile, direttore della Ditta Giuseppe Dioguardi e Figli (dal 1893 Ditta Nicola Dioguardi e Figli), partecipò alla Guerra Libica (1911-12) ed alla Grande Guerra (1915-18), durante la quale, ad Udine, conobbe la sua futura sposa (1920), Maria Blasutigh (1896 – 1963). All’accademia di Belle Arti di Bologna conseguì il diploma di professore di disegno architettonico (1919), ottenendo successivamente il titolo di architetto (1926). Sul tema della “Grande Bari” propugnata dall’On. Araldo Di Crollalanza, preferì intervenire concretamente con disegni, bozzetti e costruzioni, non con vuoti manifesti teorici o vaniloqui su di una pretesa architettura “moderna” e “razionale”. Partecipò ad importanti concorsi nazionali ed internazionali, tra cui: il Concorso per il Monumento allo Zar di Russia Alessandro II a S. Pietroburgo(1911), il Concorso per il Monumento al Fante sul Monte San Michele (1920), il Concorso per il Palazzo del Chicago Tribune (1922), il Concorso per l’Arco-Monumento ai Caduti di Genova (1923), per un teatro a Barletta (1928), per lo Stadio della Vittoria di Bari (1929 con scultore R. Giurgola), per il Monumento Nazionale al Marinaio d’Italiaa Brindisi (1932), il Concorso per il Palazzo delle Finanze a Bari (1932), il Concorso per la casa del Fascio di Bari (1933), il Concorso per il palazzo del Littorio a Roma (conPietro FaviaeMarino Lopopolo, 1934). Realizzò importanti opere a Bari, e nel resto della Puglia, tra le quali: Monumento ai Caduti di Polignano a Mare (1923-25); Monumento ai Caduti di Sannicandro di Bari(1929);Campo Sportivo del Littorio a Grumo Appula (1929); Fontana delle Rane (1929) in p.zza Cairoli, sistemazione piazza delle Colonne (1929) e R. Liceo Ginnasio“Benedetto Marzolla” (1933) a Brindisi; Sede del Banco di Roma (1937) in piazza S. Oronzo a Lecce; Banca Commerciale di Foggia (1945). Tra le numerosissime opere baresi: Monumento-Ossario dei Caduti nel Cimitero (1923); Palazzo della Gazzetta di Puglia (1927); Palazzo della Provincia (con Ing. Luigi Baffa, 1932); Palazzo del Comando della III Zona Aerea Territoriale (con Arch. Aldo Forcignanò, 1935); esterni della Chiesa di S. Ferdinando (1933-35); Faro al Molo S. Antonio (1934); Caserma della MVSN (1937); torri dell’Edilizia e delle Nazioni e nuovo ingresso secondario della Fiera del Levante (1933); sedi del Banco di Roma (1935) e della Banca Commerciale Italiana (1949); Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà (1934). A Taranto progettò la Sede della SET-Società Esercizi Telefonici (1950) e la sede della Banca Commerciale Italiana (1956-57). In AOI (1936-41) lavorò per conto del Banco di Roma, dell’INCIS e di altri enti, realizzando reti infrastrutturali, urbanizzazioni, quartieri residenziali, edifici pubblici (a Bari di Etiopia, a Mogadiscio, a Dessiè), prima di esser fatto prigioniero dagli invasori inglesi, che lo internarono in Kenia (1941-43). Il suo Stile è tutto improntato al Classicismo, “il trionfante nuovo classicismo: sia nelle recenti interpretazioni fornite da Cesare Bazzani e da Marcello Piacentini nei padiglioni espositivi, sia nelle personali, e differenti declinazioni offerte dai grandi monumenti della Roma post-unitaria, quali il Palazzo di Giustizia di Guglielmo Calderini e il Vittoriano di Giuseppe Sacconi, così come infine negli esiti più decorativi di tanta edilizia pubblica e privata all’insegna di un certo eclettismo” [F. MANGONE].

Giovannozzi Ugo

(Firenze 19 settembre 1876 – Roma 30 settembre 1957)

Si laureò in Ingegneria Civile alla R. Scuola di Applicazione di Torino (1900) ed iniziò a lavorare a Firenze presso lo studio dell’Arch. Riccardo Mazzanti. Assunse vari incarichi, quali la consulenza tecnica per i fabbricati ospedalieri della Cri ed il ruolo di consigliere comunale durante l’amministrazione del Principe Filippo Corsini; divenne inoltre membro del Comitato antitubercolare della Provincia di Firenze (1918) e dirigente dell’Ufficio tecnico del Comitato centrale della Commissione centrale di edilizia sanitaria della Croce rossa italiana (1923). Il suo capolavoro è il Palazzo della Sede Centrale dell’INA a Roma (1923-27; 1933 sopraelevazione), tra le vie Sallustiana, Lucullo, S. Basilio, Umbria, inaugurato dal Capo del Governo Benito Mussolini (30 ottobre 1927), nell’ambito delle celebrazioni per l’Anniversario della Marcia su Roma. Nel suo consueto stile neorinascimentale, è decorato dalle opere di valenti artisti: il fratello Ezio Giovannozzi (Firenze 1882-1964) è autore degli affreschi (1927-29) del Salone del Consiglio, ed anche dei disegni delle vetrate (Ditta De Matteis di Firenze); le sculture bronzee nell’atrio sono di Sirio Tofanari (Firenze 1866 – Milano 1969);  sull’attico balaustrato, 4 statue raffiguranti le 4 Virtù Cardinali di Gaetano Martinez (Galatina, Lecce 1892 – Roma 1951); Antonio Maraini (Roma 1886 – Firenze 1963) è autore delle due statue marmoree entro nicchie nel vestibolo raffiguranti la Previdenza e il Risparmio, di una statua al primo piano e della “Fontana Sallustiana” o “Fontana dei putti” (1927) all’angolo tra le vie Bissolati e Sallustiana; Giulio Bargellini (Firenze 1875-1936) compie le decorazioni dello scalone; nell’ufficio del Direttore, tele di Giovanni Colacicchi (Firenze 1900-85), di Tommaso Cascella (Ortona 1890 – Pescara 1968), di Amedeo Bocchi (Parma 1887-1976); tra le sculture mobili, due bronzi di Libero Andreotti (Firenze 1875-1933); lapide che ricorda i funzionari dell’INA Caduti nella Grande Guerra (1919) dello scultore Federico Papi (Siena 1897 – Roma 1982); lavori in marmo e in pietra del Prof. Emilio Quaglino di Carrara. Concepì e diresse il restauro di Palazzo Strozzi a Firenze (1938-40), che gli valse l’assegnazione del premio Luigi Bellincioni dell’Accademia delle Arti del Disegno. Opere a Roma: Sanatorio Antitubercolare “Cesare Battisti” (1924); Sanatorio Antitubercolare “Carlo Forlanini” (1934-35); Istituto di Credito delle Casse di Risparmio Italiane (Sede del Monte dei Paschi di Siena, 1925); Villino Ferretti (1925-26) in v. Torlonia 41; Sede della Società italiana del Gas (1938); Palazzo del Collegio Pontificio Ungarico e Germanico; Palazzo dell’Unione italiana delle Riassicurazioni; Villa Schweiger (1928); Villino Elia (1928); Villa Menesini; Palazzo della Fondiaria (1946) in Via Bissolati; Cinematografo Fontana di Trevi (1946). Opere a Firenze: Sede della Società italiana del Gas (1938); Banca Mutua Popolare (1916-1928); Banca Commerciale (1946) di via S. Egidio; Villino Marchi (1928-29); restauro Palazzo Ruspoli di via Martelli; Palazzo dell’Istituto nazionale delle Assicurazioni (1939) in piazza della Stazione; Ristrutturazione del Grand Hotel (1939); Palazzo della sede della società La Fondiaria (1957). Opere a Milano: Padiglione per la Fiera campionaria (1925); Palazzo della Società Montecatini (1927-1928) in via Turati; Palazzo per gli uffici della Società Solvay (1928-29). Altre opere: Stabilimento R. Terme di Montecatini (1916-28) [decorazioni del fratello Ezio Giovannozzi, di Galileo Chini, Sirio Tofanari, Giuseppe Moroni, Maria Biseo, Basilio Cascella]; Preventorio di Fara Sabina (1924); Palazzo dell’Istituto Demaniale di Biologia Marina a Taranto (1929-31); Padiglione della Società Montecatini (1930) alla Fiera del Levante di Bari; Palazzo della Cassa nazionale delle Assicurazioni sociali a Trieste (1931); Sede del Monte dei Paschi a Montecatini; Sanatori Antitubercolari di Sondalo, Vialba, Galliera Veneta, Imperia; Villa Schweiger a Montecatini; Ville Piccolellis e Ludolf a Marina di Massa; Villa Galletti a Monteverdi Marittimo; riadattamenti delle Ville Donegani a Moltrasio e a Roquebrune, in Costa Azzurra; Centrale Idroelettrica Montecatini a Merano; Centrali telefoniche Società Telefonica Tirrena (Teti) a Roma, Firenze e Forte de Marmi; Banca Nazionale di Credito a Napoli (1916-28); Palazzo della Galleria a Livorno (1923-26); Villa Donegani a Moltrasio (1928); Stabili per la società telefonica Tirrena, Roma, Ostia, Forte dei Marmi, Firenze (1930); Palazzo e case operaie per la società La Magona d’Italia a Piombino (1935).

Martinez Gaetano

(Galatina, Lecce 14 novembre 1892 – Roma 1° ottobre 1951)

Nato da Vito e da Rosa Ripa fu autodidatta (nel vero senso della parola, visto che non ebbe mai conseguito alcun titolo di studio, neppure la licenza elementare): tra i suoi “maestri” nel senso di “exempla”, troviamo vari suoi predecessori: da Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo 1475 – Roma 1564) a Leonardo Bistolfi (Casal Monferrato 1859 – La Loggia, Torino 1933), da Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917) ad Aristide Maillol (Banyuls-sur-Mer 1861-1944). Nella sua città natale (che ne custodisce parecchie opere, presso privati nonché nel Museo Civico “P. Cavoti”), iniziò ancora ragazzo a collaborare con l’Arch. Pantaleone Laudisa (San Cesario, Lecce 1862 – New York?) alla realizzazione di opere funerarie: nel Cimitero Comunale di Galatina sono sicuramente di sua mano la lapide Anna Maria Codazzo (1910 ca.) e la lapide Costantina Ripa de Serafini (1918 ca.). In occasione dell’Esposizione Nazionale del Cinquantenario dell’Unità d’Italia (1911) si recò a Roma, aggiornandosi sulle nuove correnti stilistiche. Alla Mostra degli Artisti Pugliesi a Bari (1917) espose alcuni disegni e Il sogno del piccolo giocatore. Alla I Biennale Meridionale – IV Mostra d’Arte Pugliese a Bari (1924) espose Il sogno del piccolo giocatore (1917), testa di ragazzo. Alla I Mostra Salentina a Lecce (1924) espose: L’Orfanella, Sogno di scugnizzo. Alla III Biennale di Roma (1925) espose Il Vinto (1925) ora nella Pinacoteca Provinciale di Bari (che custodisce anche Testa di donna, 1933), che gli diede notorietà a livello nazionale. Iscrittosi al Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti, ebbe diversi riconoscimenti. Nell’attico del Palazzo della Sede Centrale dell’INA (1923-27) in via Sallustiana n. 51 a Roma progettato dal Prof. Ing. Arch. Ugo Giovannozzi (Firenze 1876 – Roma 1957) si trovano le sue 4 statue raffiguranti Le 4 Virtù Cardinali (1926): Temperanza, Prudenza, Giustizia e Fortezza, espressione di monumentalità tipicamente novecentista, hanno la peculiarità delle proporzioni volutamente alterate, in modo da ottenere una “correzione ottica” limitando l’aberrazione prospettica derivante dall’osservazione dal basso. Opere consimili destinate a decoro di pubblici edifici: Il Pilota e Il Mastro d’ascia (1934) del Palazzo delle Finanze di Bari (Arch. Carlo Vannoni, 1934); L’Arte per il Palazzo delle Poste di Taranto (Arch. Cesare Bazzani, 1935-37; l’Allegoria della Fertilità (1938), sulla facciata del Palazzo INA di Lecce (Arch. Nino Starace, 1932-39). Alla Biennale di Venezia (1928) espose “Lampada senza luce” (1928), scultura muliebre in gesso dai modi michelangioleschi, che venne dipoi fusa in bronzo per farne la cosiddetta “Fontana della Pupa” (1934) in piazza Dante Alighieri a Galatina. Per la sua città natale progettò il Monumento ai Caduti nella Grande Guerra, che venne tuttavia realizzato in seguito dal prof. Torquato Tamagnini (Perugia 1886 – Roma 1965), e realizzò il Monumento a G. Toma (1928). Ebbe una sala personale alla Biennale Veneziana (1942) dove espose varie opere, quali Donna che si spoglia, Danzatrice, Donna che si asciuga i capelli (1941), Pierrot (1938) e La padrona di casa (1941). Altre opere: bassorilievo Allegoria dell’Estate (1911); Il Dolore umano (1915); Il Filosofo (1917); testa di G. Carducci (1920); busto G. Bovio (1924); Ignara mali, presentata alla I Mostra del Sindacato Laziale Fascista (1929); San Francesco (1929); Donna seduta (1928) ora nel Museo Provinciale di Lecce; Adolescente (1930) esposto alla Sindacale Pugliese di Belle Arti (1930); busto di Benito Mussolini (1930) nella Sede Associazione Pugliese di Roma; Discordia di amanti (1935); Giocoliere (1935); Nudo virile (1932) esposto alla Quadriennale Romana (1939); La modella (1945); Ballerina (1948); Ritorno al lavoro o Vita campestre (1950); Deposizione (1951) nell’Istituto d’Arte G. Pellegrino di Lecce (ultima opera compiuta); L’offerta ad Esculapio (1951) sua ultima opera, incompiuta. Nella Villa Comunale di Lecce è stato eretto un busto in sua memoria, opera dell’amico e collega Emilio Greco (Catania 1913 – Roma 1995).

Minerbi Arrigo

(Ferrara 1881 – Padova 1960)

Nato a Ferrara nel 1881 da una famiglia modesta e sesta di nove fratelli, fu uno scultore autodidatta con un talento innato che lo portò ad avere la creta e il gesso tra le mani fin dall’infanzia. Non potendo permettersi studi classici né accademici, frequentò la scuola d’arte e mestieri di Ferrara, dove fu allievo di Luigi Legnani. Nel 1901, a vent’anni e senza soldi, partì per Firenze, dove si iscrisse alla scuola libera del nudo, fu allievo di Giovanni Fattori e si immerse nell’arte rinascimentale, pur dovendo lavorare come ceramista, stuccatore e modellatore per vivere. Per quindici anni, Minerbi lavorò come artigiano, dedicando le notti e le poche ore libere alla sua vera arte, rifiutando di farsi condizionare dal gusto dei clienti o dei mercanti.


Tra il 1905 e il 1906 si trasferì a Genova, dove conobbe sua moglie, Malvina Benini, e frequentò il vivace circolo artistico-letterario chiamato “Il bivacco”, stringendo un profondo legame spirituale con il poeta Giovanni Costanzi, basato su interessi per le filosofie orientali. Pur lontano, mantenne i contatti con Ferrara, realizzando opere come il medaglione di Guelfo Campana e le decorazioni del Bar Parisina. In quel periodo genovese diede vita a creazioni colossali come le due Sirene per il Lido di Albaro e il Gigante di Monterosso al Mare, una ciclopica figura di cemento armato alta 14 metri raffigurante Nettuno, che resiste ancora oggi, sebbene danneggiata.


Sebbene riformato per problemi di salute, Minerbi fu profondamente influenzato dal clima patriottico e irredentista della Prima Guerra Mondiale. Iniziò a emergere la sua personale fusione di naturalismo sensibile e simbolismo, evidente nel Ritratto della madre (1911-13) e in opere cariche di intensa espressività e riferimenti a Rodin, come Il falco (1915) e la potente Vittoria del Piave (1916-’17), figura allegorica della “Vittoria perdente” ispirata alla disfatta di Caporetto. In quel periodo realizzò anche i ritratti del martire Cesare Battisti (L’Apostolo, Il Martire, Il Soldato), molto apprezzati e acquistati dal Re Vittorio Emanuele III. La sua prima esposizione personale avvenne solo nel 1919 alla Galleria Pesaro di Milano, e fu una vera rivelazione, dato che l’artista aveva distrutto quasi tutte le opere giovanili.


Gli anni ’20 e ’30 consolidarono la sua carriera, vedendolo impegnato nella realizzazione di Monumenti ai Caduti, come quello di Oggiono (che riproponeva la sua Vittoria del Piave), il Monumento ai Medici Italiani Caduti in Guerra a Firenze, e quello di Bondeno. La sua arte si orientò verso un classicismo levigato e un verismo psicologico, visibile in opere come Resurrezione e Ultima Cena (1930). Realizzò importanti ritratti, tra cui il busto di Eleonora Duse (1927), e lavori decorativi come il gruppo in bronzo Il Po e i suoi affluenti per l’Acquedotto Monumentale di Ferrara (1932). Nonostante fosse ebreo, trattò temi religiosi con profonda sensibilità, come nella Pietà (1936) e nel Cristo Deposto (1932). Minerbi fu anche coinvolto in commissioni legate al regime, realizzando la statua di San Francesco che predica agli uccelli per il Sacello di D’Annunzio (1928), i bassorilievi distrutti dell’Ospedale Sanatoriale Mussolini a Roma, e donando al Vate per il Vittoriale la statua bronzea Vittoria (1934). La sua carriera fu onorata con la nomina a Grande Ufficiale della Corona d’Italia. La sua ultima opera famosa è la Maschera funebre di Gabriele d’Annunzio, realizzata al Vittoriale nel 1938. L’ultima opera per committenza di Regime fu il Monumento all’aviatore Arturo Ferrarin (1941). Dopo la persecuzione subita dai teschi negli anni della guerra, ebbe una svolta religiosa e nell’ultima fase della sua vita si dedicò esclusivamente all’arte sacra per la Chiesa Cattolica.

Morelli Vittorio

(Ancona 13 marzo 1886 – 20 maggio 1968)

fu scultore, disegnatore, architetto; nacque da Gustavo, tipografo ed editore, e da Elisa Schelini. Nel 1900 s’iscrisse al R. Istituto di Belle Arti di Urbino, indirizzandosi verso l’eclettismo tipico del periodo, nel quale confluivano classicismo, liberty, naturalismo: tratti distintivi che si rivelano nel rilievo in gesso intitolato Candore (1903), sua prima opera nota, e nella serie di ritratti in gesso di familiari e amici, tra cui Mia madre (1906-07). Nel 1905 si trasferì a Roma per completare la sua formazione artistica presso lo studio di Ettore Ferrari (Roma 1845-1929). Fu di nuovo a Roma per collaborare con lo scultore Angelo Zanelli (San Felice di Scovolo, Brescia 1879 – Roma 1942) alla realizzazione dei fregi (1910-11) Trionfo del Lavoro, Trionfo dell’Amor patrio per l’Altare della Patria. Nel 1915 fu richiamato alle armi nei bersaglieri; durante la Grande Guerra, a Lorenzago di Cadore, incaricato dall’esercito di realizzare il Monumento ai Bersaglieri Caduti, scolpì in cemento Lo Spirito della montagna (1916), collocato nei pressi di Piani di Lavaredo. Obbedì al richiamo della Patria anche durante il secondo conflitto, arruolandosi volontariamente nella RSI; prigioniero degli inglesi, fu rilasciato soltanto il 27 febbraio 1946. Nel 1947 in collaborazione con Mentore Maltoni (Ancona 1894-1956) restaurò la statua in marmo di papa Clemente XII (scultore Agostino Cornacchini, 1738) in piazza del Plebiscito ad Ancona, danneggiata dai bombardamenti della guerra), rifacendone per intero la testa e parte delle braccia. Sue opere ad Ancona: busto bronzeo del Sen. Michele Fazioli (1905-07) nel Palazzo degli Anziani e Targa a Giuseppe Garibaldi (1907) in bronzo, sulla facciata del medesimo; restauro (primo 1908, secondo 1947) della Fontana dei Cavalli (sec. XVIII); facciata di palazzo Giacchetti (1906-07); decorazione interna ed esterna della Birreria Gambrinus (1908); decorazione architettonica in stile liberty del Cinema-Teatro Sala Dorica (1911); decorazioni esterne Palazzo Cassa di risparmio (1913); lunette dei tre portali, Simboli degli Evangelisti intorno al rosone, gruppo scultoreo della Sacra Famiglia, in marmo e gesso sull’Altar Maggiore, decorazione a rilievi del fonte battesimale e altari delle navate laterali nella Chiesa dei Salesiani (1913, distrutte 1943); nuova facciata Teatro Vittorio Emanuele II (1914 n. r.); Lapide agli Studenti Caduti dell’Istituto Tecnico Nautico di Ancona (1922); facciata del Palazzo delle Barche (1922) con fascia dipinta Vele variopinte dell’Adriatico  del  pittore  Urbano Polverini (Ancona 1897 – Trieste 1990), in viale della Vittoria; Lapide a Emilio Bianchi (1923) nel Palazzo degli Anziani; Palazzo della Provincia (n. r.); Monumento al Fante (1925-27) per la Caserma Villarey (smantellato); busto in bronzo del Prof. Gustavo Modena nell’Ospedale Psichiatrico; busto in marmo della Regina Margherita nel Palazzo della Provincia; busto in marmo On. Domenico Pacetti (1927) nell’Ospedale Civile; Allegoria di Ancona Marinara (1929-30) nudo virile destinato al Palazzo dell’ONB;  Allegoria del lavoro (1936) e profili a bassorilievo del Re e del Duce nella Cassa di Risparmio di Ancona; ristrutturazione del salone d’onore del Palazzo della Provincia di Ancona (con Arch. Guido Cirilli); decorazione della facciata del Palazzo delle Assicurazioni di Venezia (1932) in corso Stamira con Leone di S. Marco nell’attico; decorazione della facciata del Palazzo della Mutua agricola (1936) in viale della Vittoria, con altorilievo in pietra di Trani Allegoria dell’Agricoltura nell’attico; allestimenti della Fiera Adriatica della Pesca (1933, 1934); Caffè Garelli, Barbieria Ottobrini, negozi di moda Campi e Le eleganze femminili; fontanella (1936) in piazza Cavour; busto di Lorenzo Giannazzi (1936) nell’Ospedale Salesi; statua del Martire Fascista Iridio Mantovani (1938) per il Palazzo Littorio (distrutta per iconoclastia antifascista); ritratto di Maria Elisa Morelli (1945) gesso; statua di S. Tommaso d’Aquino (1948) nella Chiesa di S. Domenico; Monumento a Luigi Albertini (1951) in piazza Cavour; Maternità in facciata della Casa della Madre e del Fanciullo ONMI (1953); busto di Niccolò Tomaseo (1957) per l’omonima scuola; protome in chiave d’arco Italia Turrita (1951-52) nella facciata del Palazzo della Banca d’Italia (1951-53) in piazza della Repubblica dell’Arch. Marcello Piacentini (Roma 1881 – 1960); statua della Speranza (1952) nella Loggia dei Mercanti; statua in bronzo Scaricatore portuale (1955-56) nel portico della Capitaneria di Porto; decorazione facciate della Galleria del Risorgimento (1957 n. r.); Monumento a Pinocchio (1953-54), il primo eretto in Italia dedicato al burattino collodiano, nel sobborgo di Ancona Pian di San Lazzaro.


Piacentini Marcello

(Roma 8 dicembre 1881 – 18 maggio 1960)

Fu il deus ex machina dell’architettura del Regime Fascista: impossibile riassumerne l’intera opera in una breve nota. Figlio dell’Arch. Pio Piacentini (Roma 1846 – 1928) affermato professionista della Roma umbertina, e della nobildonna Teresa Stefani, dopo una giovanile adesione ai modi della secessione viennese, si rivolse a una monumentalità rinnovata, sintesi mirabile di architettura moderna e classicismo, che bene interpretò le necessita del Fascismo mussoliniano. Riportiamo alcune delle sue opere principali. A Roma: Villino Cumbo in via Palestro (1907); Villino Brugnoli in via Vesalio (1909); Casa Garbugli in via Pierluigi da Palestrina (1906-08); Casa Maraini in via Vittoria Colonna (1910); Villino Allievi in via Farnese angolo piazza Cola di Rienzo (con Arch. Pio Piacentini, 1909); Villino Page in viale Regina Margherita (con Arch. Pio Piacentini, 1910); complesso dell’Esposizione Nazionale per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia a Valle Giulia (1910-11); Villino Gasparri in piazza d’Armi (1911-13); Palazzina Allegri in via Nicotera (1913-19); sistemazione di piazza Navona (con Arch. Armando Brasini, 1913-14, n. r.); Palazzo della Banca d’Italia (1914-23) in piazza del Parlamento; edificio in via De Pretis (1914-17); Villa Berlingeri in viale Regina Margherita (con Arch. Pio Piacentini, 1915); Palazzina in viale Regina Margherita 214 (1915-16); Cinema Corso (con Arch. Giorgio Wenter-Marini, 1915-18) in piazza S. Lorenzo in Lucina; Palazzina in viale Liegi (1916-22); fabbricato in via Germanico (1918-21); Palazzina in via Savoia (1920); Tempio Votivo Internazionale per la Pace (1920-24, n. r.);  palazzine abbinate in via Porpora (1921-23); Fabbricato viaggiatori della Stazione di Porta S. Paolo (1923); restauro dell’Augusteo (1923-25); Palazzetto Pateras (1924); Casa Madre dei Mutilati (1924-28; ampliamento 1933-34); PRG per la Grande Roma (1925, n. r.); Albergo degli Ambasciatori (con Ing. Emilio Vogt, 1925-27) in v. Veneto; Palazzo del Ministero delle Corporazioni (con Arch. Giuseppe Vaccaro, 1927-32) in v. Veneto; Chiesa di Cristo Re in viale Mazzini (1931-34); Casa Piacentini al lungotevere Tor di Nona (1929-31); Villa Piacentini sulla Camilluccia(1930-32); Piano Generale della Città Universitaria e Palazzo del Rettorato (con Arch. Gaetano Rapisardi, 1932-34); Via della Conciliazione (con Ing. Attilio Spaccarelli, Ing. Giuseppe Momo, 1935-38; 1947-50); Palazzo della Banca Nazionale del Lavoro in via Veneto (1936); complesso edilizio di piazza Nicosia (1937-40); Piano Generale per l’E42 (con Arch. Giuseppe Pagano, 1938); Palazzo dello Sport all’Eur (con Ing. Pier Luigi Nervi, 1960). A Genova: Arco di Trionfo ai Caduti Genovesi (1924-26); Grattacielo Invernizzi in piazza Dante, (1937-41). A Milano: Palazzo della Cassa Nazionale per le Assicurazioni sociali in piazza Missori a Milano (1928-31); Palazzo della Banca Agricola Milanese a Milano (1933-34); palazzo Missori a Milano (1933-38); Palazzo di Giustizia di Milano (con Arch. Ernesto Rapisardi, 1931-41). A Bengasi (Libia): Monumento ai Caduti Italiani (1916), Grande Albergo Roma, Palazzo del Municipio, Sede del Banco di Roma, Teatro Berenice, Edificio dei Telefoni (1912-14). Altre opere: Manicomio Provinciale di Potenza (con Ing. Giuseppe Quaroni, 1906-15); Padiglione dell’Italia all’Esposizione Universale e Industriale di Bruxelles (1910); Cittadella Italiana all’Esposizione Internazionale di San Francisco (1915); Palazzo del Chicago Tribune (con Arch. Ghino Venturi, 1922, n. r.); Palazzo di Giustizia di Messina (1923-28); Monumento alla Vittoria di Bolzano (1926); piano urbanistico-architettonico di Bergamo Bassa (1927 con Arch. Luigi Angelini); Palazzo della Giustizia (1926) e Palazzo della Banca d’Italia (1927) a Bergamo, con decorazioni scultoree di Salvatore Saponaro (S. Cesario di Lecce 1888 – Milano 1970); piazza della Vittoria a Brescia (1928-32); Piano per la Città Universitaria del Brasile a Rio de Janeiro (con Arch. Vittorio Ballio Morpurgo, 1935-38, n. r.) nel parco Boa Vista; Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà a Tripoli (1931-33); Palazzi delle Assicurazioni Generali di Trieste (1935-37; 1938-39); Palazzi delle Assicurazioni generali a Gerusalemme (1936) e Zagabria (1938); Padiglione Italiano all’Esposizione Internazionale di Parigi (con Arch. Cesare Valle, Arch. Giuseppe Pagano, 1937); Grattacielo Matarazzo a San Paolo del Brasile (con Arch. Vittorio Ballio Morpurgo, 1938-39); Mausoleo di Guglielmo Marconi a Pontecchio Marconi, Bologna (1941); Via Roma a Torino (1934-38); Palazzo del Banco di Napoli a Napoli (1939-40).


Pilotti Vincenzo

(Marino del Tronto, Ascoli Piceno 13 febbraio 1872 – Ascoli Piceno 1956)

Figlio di Carlo e Antonia Montani, entrambi di radici teramane, intraprese il suo percorso formativo presso l’Istituto di Belle Arti di Roma. In quegli anni condivise gli studi di architettura con colleghi del calibro di Cirilli, Cola e Ricci. Fondamentale fu l’esperienza nei cantieri romani di Giuseppe Sacconi, figura che Pilotti ammirava profondamente e che lo indirizzò verso Firenze per perfezionare la sua istruzione: nel capoluogo toscano conseguì la licenza in Architettura nel 1897. Nel 1899 prese in sposa Sofia Bondini e l’anno seguente divenne padre dell’unica figlia, Fernanda. Il 1900 segnò l’avvio della sua attività di docente, iniziata come professore di Disegno a Caltagirone. Successivamente ottenne il trasferimento ad Ascoli Piceno, dove nel 1906 fu nominato professore ordinario. La sua parabola accademica toccò poi l’Università di Cagliari (1906-1907) per approdare infine a Pisa nel 1908 dove insegnò Architettura tecnica e generale presso la R. Scuola d’Ingegneria, consolidando legami professionali e personali di rilievo. L’ambiente toscano favorì l’incontro con il conterraneo Adolfo De Carolis, con cui realizzò l’Aula Magna dell’ateneo pisano (1923). Tra le sue amicizie più celebri spicca quella con Giacomo Puccini: per il compositore progettò la villa di Viareggio e, dopo la sua scomparsa, la cappella funebre a Torre del Lago, lavorando nuovamente con De Carolis e lo scultore Antonio Maraini. Nel 1938 fu insignito del titolo di Gr. Uff. della Corona d’Italia e nel 1942, concluso l’impegno universitario, divenne professore emerito. Membro di prestigiose istituzioni, come l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, Pilotti si distinse per una produzione straordinariamente vasta: la sua eredità conta circa 60 opere portate a termine e oltre 180 progetti (senza includere le varianti), a testimonianza di un estro creativo e tecnico fuori dal comune. Tra le sue opere spiccano i Palazzi del Municipio e del Governo a Pescara (per la bibliografia relativa, si veda S. DE BARTOLO, “Architettura del Ventennio a Pescara e Provincia”).


Prayer Guido

(Venezia 10 maggio 1898 – Bari 30 aprile 1968)

Nato dai veneziani Roberto Prayer Galletti e N. D. Giovanna Boccaccini, visse a Bari (domiciliato in v. Quintino Sella n. 53) e collaborò col fratello Mario Prayer (v.) in vari lavori di pittura decorativa, tanto che spesso è difficile discernere l’opera dei due fratelli artisti (un terzo fratello, tale Giuseppe Prayer, non fu artista ma aiutava i due in questioni amministrative). La tradizione artistica familiare era antica, visto che il bisavolo Carlo Prayer Galletti (Milano 1789 – Massa 1832) era stato allievo di Andrea Appiani (Milano 1754-1817)e amico di Francesco Hayez (Venezia 1791 – Milano 1882). Fu aviatore intrepido durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-43), e nel dopoguerra fu il fondatore della “Galleria Piccinni” di Bari. Di sua mano sono il disegno delle decorazioni e degli arredi del Rettorato (1950) dell’Università di Bari (il fratello Mario, col suo aiuto, aveva decorato l’Aula Magna nel 1925), nonché le scenografie e le decorazioni temporanee per il Veglionissimo della Stampa (1933, 1938, 1940) nel Teatro Piccinni (non più esistenti, stante il loro carattere effimero). A Guido Prayer si deve il disegno dei caratteristici lampioni in ghisa (Officine Fonderia F. Corazza di Bari, 1930) del Lungomare, simbolo di Bari, nonché quello per la “caravella” di San Nicola usata durante la Festa Patronale. Tra le sue opere decorative a Bari (purtroppo quasi tutte perdute): decorazioni nella Federazione Provinciale Fascista (1922-23) in Palazzo Diana [dispersi]; decorazioni interne Casa dello Studente (Arch. C. A. Corradini – Ing. F. De Giglio, 1924) [n. r.]; progettazione infissi della Stazione FF. SS. Bari-Barletta (Ing. Vincenzo Rizzi, 1933); decorazioni interne del Palazzo Uffici Compartimentali FF. SS. (Ing. Benso Borgognoni, 1917); altar maggiore (Ditta Fiore di Bari, 1932), fonte battesimale (Ditta Fiore di Bari, 1943), affreschi (1932-33) nelle navate laterali della Chiesa di S. Rocco in v. Sagarriga Visconti [attualmente, non visibili]; decorazione della cappella e del soffitto del salone del Palazzo Arcivescovile; arredi sala d’aspetto viaggiatori dell’Aeroporto Militare e Civile “Principe Umberto di Savoia” (Ingegner Ettore Bonaccorso, 1930) di Bari-Palese [distrutti]; pannelli decorativi nel Salone del Grand Hotel Moderno (1931) [perduti]; decorazioni interne Teatro Dopolavoro Ferroviario (ora Royal); decorazioni interne del Palazzo dell’Aeronautica (Arch. Saverio Dioguardi – Arch. Aldo Forcignanò, 1933-35); decorazione (1934) Salone del Comitato nel Palazzo Provveditorato OO. PP. (Arch. Carlo Vannoni, 1932-34); pannello decorativo (1932) nel Palazzo dell’Acquedotto Pugliese [disperso, quelli attualmente visibili sono di Duilio Cambellotti]; arredi R. Circolo Canottieri Barion (Arch. Saverio Dioguardi, 1933-35); pannelli decorativi (1937) nel Salone Dopolavoro della Casa del Portuale (Ing. Nicola Storelli – Arch. P. M. Favia, 1937); disegno della cancellata Palazzo R. Questura (Ing. Francesco Lorenzetti, 1937-39); decorazione Sala da ballo Taverna Azzurra (1938) [temporanea] nel Teatro Piccinni; decorazioni Cinematografo “Impero” (distrutto); Negozio F.lli Santagostino (1938) in via Sparano angolo via Calefati [non più esistente]; addobbo [temporaneo] del Teatro Petruzzelli per la Festa Italo-Tedesca (1941); Cappella-Sacrario dei Martiri Fascisti (1943) all’interno della Caserma MVSN (Arch. Saverio Dioguardi, 1936-37) che accolse una pala d’altare dipinta dal fratello Mario [la cappella ha subito una totale manomissione]; nuova pavimentazione (1943) della Trulla [progetto realizzato con modifiche], sarcofago di Santa Colomba (1943) nella cripta [rimosso] e restauro della sedia vescovile (1954) della Cattedrale di Bari; arredi Cinema “Galleria” [dispersi]; arredi Dopolavoro ANIC [dispersi]; decorazione e arredi (1953) nella sala di rappresentanza del Banco di Napoli [distrutti con la demolizione della vecchia sede]. Altri negozi a Bari: Farmacia Logroscino-Borracci; Gattino; Unione Militare; Maggi; Giove- Trione; Ambrosini. Alla Fiera del Levante (Arch. C. A. Corradini, 1928-30) realizzò le decorazioni interne [disperse] del Padiglione della Gazzetta del Mezzogiorno (Ing. Vincenzo Rizzi, 1930), nonché i seguenti padiglioni [temporanei]: Saponificio Risorgimento; Liquore Strega Alberti; Società Migliasso-Gay; Ape Lisi Gas; Acqua Monticchio; Birra Metzger; Penne Koleszar; Brillantina Linetti; Moto Piaggio; Ministero Agricoltura e Foreste; Padiglione Regionale Alimentazione; Paglieri Talco; Santagostino Abbigliamento; Butan Gas; Sardini Profumi; Associazione Italiana Esportatori; Biscotti Vittoria; Dolciumi Julias; Saponificio Gargano; Incas Cioccolato; Polenghi Lombardi Latteria. Nel Cimitero di Bari, di sua mano le tombe: Armenise, Bolognesi, De Florio, Lo Russo, Koka, Tortore, Attanasio, Lerario, Tosches, Trizio, Truja, Ciliberti, Parisi, Pastore, de Napoli. Sempre a Bari, per il corteo storico di San Nicola (1933) realizzò uno dei carri allegorici (il “carro del grano”), in collaborazione col fratello. A Gioia del Colle nella Chiesa dell’Immacolata di Lourdes realizzò il ciclo Vita della Vergine (1937-42)e la tela Madonna col Bambino tra S. Sofia e S. Filippo Neri, e Virtù Teologali (1942), commissionategli dal Sac. Don Francesco Di Maggio. Nel Cimitero di Castellaneta: Cappella Semeraro, Cappella Ricchioni, Cappella Meledandi. Altre opere: affreschi Chiesa Matrice di Adelfia-Canneto (con Mario Prayer, 1924-25); decorazioni (con M. Prayer, 1925/30) nella Stazione Ferroviaria di Foggia (distrutte con l’intero fabbricato dai bombardamenti angloamericani del 1943); decorazioni nella Chiesa di S. Maria la Greca (n. r.) e nel Refettorio del Consorzio Antitubercolare a Putignano; decorazioni Edificio Scolastico a Modugno; cancellata d’ingresso e decorazioni nel soffitto della Sala Consiliare del Municipio di Bisceglie (nonché disegno dell’Albo dei Benefattori del Comune di Bisceglie); Aula Magna del R. Liceo Ginnasio di Barletta; decorazioni ed affreschi nella Chiesa della Misericordia ad Ascoli Satriano (Foggia); affreschi nella Sala Consiliare del Municipio e Sacrario nella Casa del Fascio di Gravina (non più esistenti); decorazioni (1933) Circolo del Littorio di Ostuni (distrutte); Sacrario dei Caduti (1934) nella Scuola Emanuele Filiberto Duca d’Aosta (Arch. P. M. Favia – Ing. L. De Paolis, 1933-34) a Palese (Bari); decorazione volta (1933) Sala Consiliare del Municipio di Ostuni; tela Morte di Sant’Antonio (1933) nella chiesa omonima di Ostuni; Sacrario dei Caduti in Guerra e della Rivoluzione fascista a Mesagne (Brindisi); arredi nel Palazzo del Governo a Potenza; decorazioni del Palazzo del Cons. Prov. Economia Corporativa a Matera; decorazione Cinema-Teatro “Novissimo” a Montalbano Jonico (Taranto); decorazioni nel Cinema-Teatro “Valentino” a Castellaneta (Taranto); decorazioni Caffè Ciccarelli a Carbonara (Bari); Cinema-Teatro “Leone” a Pisticci (Matera); Pastificio e Cinematografo Semeraro a Taranto. A Concordia Sagittaria (Venezia): decorazioni, tele ed affreschi (1924) nella Cappella dei SS. Martiri Concordiesi nella Cattedrale di S. Stefano Protomartire. A Portogruaro (Venezia): decorazioni Albergo Bompan (1923-24); restauro quadro Madonna con Bambino (1923). A Durazzo (Albania) realizzò le ville per la Regina Guglielmina e per la Principessa Tere. Altre decorazioni di case private: Natrella, Lattanzio, Nitti, Chirico, Di Cagno, Abbruzzese, Balestrazzi, Lizzini a Bari; Palazzo Semeraro a Taranto; Casa Gusmai a Trani; Villa Chieco Bianchi a Fasano; Taberini a Mesagne (Brindisi); Palazzo Molinari (1942) a Morra De Sanctis (Avellino).


Prayer Mario

(Torino 31 marzo1887 – Roma 18 gennaio 1959)

Nato dai veneziani Roberto Prayer Galletti e N. D. Giovanna Boccaccini, ebbe a Bari grande rinomanza nel periodo tra le due guerre. La tradizione artistica familiare era antica, visto che il bisavolo Carlo Prayer Galletti (Milano 1789 – Massa 1832) era stato allievo di Andrea Appiani (Milano 1754-1817) e amico di Francesco Hayez (Venezia 1791 – Milano 1882). Mario si forma, col fratello Guido Prayer (Venezia 1898 – Bari 1968), nell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ancora giovinetto, lavorò in Francia, collaborando alla decorazione del Teatro Municipale e della “Chiesa del Sole” a Lione, ricevendo l’autorevole apprezzamento di Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917): a questo periodo risale un ritratto del Rodin, che a sua volta scolpì un busto di Mario Prayer, a testimonianza della reciproca stima. Nel 1915 si trasferisce a Bari, iniziando un percorso che lo porterà ad affermarsi non soltanto in tutta la Puglia, ma anche in Lucania e nella Capitale, specializzandosi nel genere della pittura monumentale, per i grandi palazzi pubblici, e di quella decorativa, per dimore private d’un certo rango. Nel 1924 fu membro della Giuria della I Biennale Meridionale – IV Mostra d’Arte Pugliese a Bari, dove ebbe una sala personale in cui espose i seguenti dipinti: Adolescente, Rio dei Barettieri, Ritratto, I non preziosi, Lo scialle rosso, Il ciborio di S. Nicola, La cripta di S. Nicola, Autoritratto, Ritratto della Sig.ra N. M. G., L’Altare di S. Nicola, S. Marco, Ritratto del fratello Guido Prayer, Ritratto della Sig.ra Isabella B., Alba e tramonto, Garofani, Ritratto di Bimbo, L’aurea larva di Dario, Crystus. Alla IV Mostra Sindacale Fascista (1937) espose le tempere Il Duce e San Sebastiano curato da Sant’Irene. Di sua mano a Bari: Tempietto di San Nicola (1921) in piazza Mercantile [opera temporanea]; vetrata “Allegoria della Luce” del negozio di materiale elettrico “G. Traversa” (Ing. Vincenzo Rizzi, 1921); manifesto “Veglionissimo della Stampa” (1922) al Teatro Piccinni; bozzetti per affiches e copertina opuscolo del film “Roma dei Papi” (Tipografia Canfora e Orsi, 1922) proiettato al Politeama Petruzzelli; altorilievi L’Amor coniugale e Il Lavoro (1923) sulla facciata di Palazzo Danisi (Ing. Vincenzo Danisi, 1923); decorazioni Albergo “Miramare” (1924); affreschi dell’Aula Magna nel Palazzo dell’Ateneo (1924-25), in collaborazione col fratello Guido e con l’Arch. Cesare Augusto Corradini (Roma 1860 – Bari 1932) [parti rifatte nel 1946: tela nell’abside Minerva in luogo della statua del Re Vittorio Emanuele II di G. Cozzoli; Allegoria della Libertà in luogo del ritratto del Duce Benito Mussolini]; affreschi in Palazzo Colonna (Ing. Vincenzo Bavaro, 1925) in largo Adua; affreschi della Sala Consiliare del Palazzo di Città (1925) e della Sala di Rappresentanza (1938) del Palazzo della Prefettura [con pittore Nicola Lanave (Bari 1913-99)]; decorazione Teatro Piccinni per il Veglionissimo della Stampa (Ing. Raffaele De Bernardis, 1924); affreschi e decorazioni (con G. Prayer, 1925-26) nel Palazzo Ingami Scalvini (Arch. Cesare Augusto Corradini, 1924-25); decorazioni interni del Kursaal Santalucia (con Guido Prayer, 1927); decorazioni sala di rappresentanza del Palazzo della Gazzetta di Puglia (Arch. Saverio Dioguardi, 1927); dipinti (1928-29) nella Segreteria dell’Asilo Manzari Buonvino (Ing. Mauro Amoruso Manzari, 1927-29); affreschi nelle case Cantatore, Carofiglio, Vito Lattanzio (1932); affreschi nell’Aula Conciliare del Palazzo della Camera di Commercio (1925/30); decorazioni (con G. Prayer, 1925/30) nella Stazione Ferroviaria di Foggia (distrutte con l’intero fabbricato dai bombardamenti angloamericani del 1943); affreschi nell’Ospedale Militare “L. Bonomo” (Ing. Ettore Bianco-Ing. Stefano Bianco, 1933-36); affreschi nelle Chiese di S. Giuseppe (1926-30) [tutti gli affreschi interni e le pale d’altare sono di Prayer, mentre i dipinti nella cosiddetta “Grotta di Lourdes” e quelli in facciata sono di U. Colonna] e dell’Immacolata Concezione (1933); decorazioni interne dell’Albergo-Cinematografo Oriente (con G. Prayer, 1928) [non più esistenti; quelle esterne sono attribuite a G. Laricchia]; pannelli decorativi per lo studiolo di Casa Favia (1929-30); bassorilievi rappresentanti Vittorie alate nella cripta della Casa del Mutilato (1940); pannelli decorativi (1937) nel Salone Dopolavoro della Casa del Portuale (Ing. Nicola Storelli – Arch. P. M. Favia, 1937); decorazioni interne (1931) della Chiesa di S. Cecilia (sec. XIX) in v. Principe Amedeo n. 340 [affreschi irrimediabilmente perduti con la distruzione della chiesa negli anni ’60]; 3 teleri, arazzo e affreschi (1946) nella Cappella dell’Istituto Di Cagno Abbrescia [attuale ubicazione sconosciuta]; pala d’altare La Visitazione della Vergine Maria a S. Elisabetta (1947) nella Chiesa di S. Maria degli Angeli in Bari Vecchia; olio su tavola “Il Riposo dopo il lavoro nei campi” (1930 ca.) nell’ufficio del direttore del Palazzo della Banca d’Italia (Ing. Biagio Accolti-Gil, 1925-32). Nel Cimitero Monumentale di Bari: quattro grandi tele nella cripta del Monumento Ossario ai Caduti (Arch. Saverio Dioguardi, 1923), non più in situ; il delicato bassorilievo in stile Liberty della Tomba Diasparro (Ing. Vincenzo Rizzi, 1925); la Cappella Marzano (1943); la Cappella Prayer (1943); i bassorilievi classicheggianti La Tecnica, le Arti e la Poesia e Scena funeraria nell’Antica Roma (1955) per le Cappelle Armenise e Lisco eseguiti da altri scultori (Rossi e L. Bresciani) ma su suo disegno [firmato e datato 1955], attualmente conservato presso le collezioni dell’Ateneo di Bari. A Taranto realizzò col fratello Guido i pregevoli affreschi (1937) della Sala delle Adunanze nella Casa del Fascismo Jonico (Arch. Cesare Bazzani, 1936-37), nonché la decorazione della Sala di rappresentanza (1934) della Prefettura (Arch. Armando Brasini, 1929-34) e quelli del Villino Salerni-Protopapa (Arch. Arcangelo Speranza, 1925). Ad Ostuni di sua mano il suo pregevole dipinto Pietà (1927) nella Cappella dei Caduti della Grande Guerra (1927) nella Chiesa di S. Maria delle Grazie nonché la tela Immacolata Concezione nel Convento del S. Cuore. A Ruvo di Puglia, oltre ai 15 Misteri (1939) nell’intradosso della Cappella Madonna del Rosario nella Chiesa di S. Domenico ed alla pala S. Cuore di Gesù (1939) nella Cappella dell’omonimo Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sono di sua mano nella chiesa di S. Giacomo al Corso (commissionategli dal parroco Don Francesco Caldarola): il Christus Fons Vitae nel catino absidale, che presenta sullo sfondo la Concattedrale di Ruvo; scene con l’Istituzione della Festa dell’Ottavario da parte del Conte Carafa nel transetto; nella volta a botte della navata San Giacomo in esaltazione della Croce e l’Assunzione della Vergine (dall’esplicito riferimento tizianesco); sua anche la tela raffigurante San Giacomo (1938), ed infine l’affresco della lunetta in controfacciata, sovrastante l’organo, raffigurante L’Ultima Cena (1939), il cui riferimento è il celeberrimo cenacolo vinciano, commissionato per devozione da Michele Chieco. Altri suoi dipinti sono nel Duomo di S. Lorenzo Martire a Massafra (tele Madonna del Rosario e Cena in Emmaus, 1931), nel Santuario della Madonna della Coltura a Parabita (1942-43), nella Chiesa di S. Maria a Mare (1948) a Porto S. Giorgio (Fermo), nella Chiesa del SS. Crocefisso a Galatone (con Guido Prayer, 1944), nella Cattedrale di Cassano Jonico (1934), nella Casa dei Missionari della Consolata (1946) a Martina Franca (Taranto), nella Chiesa del Carmine a Monteroni di Lecce (1949) e nella Chiesa di S. Michele Arcangelo a Foggia (1941); di sua mano i dipinti (1930 ca.) nella Cappella del Pio Istituto Apicella per sordomuti a Molfetta, le decorazioni pittoriche della Sala Consiliare (1932) del Palazzo Municipale di Mola di Bari [le decorazioni degli uffici comunali sono  del prof. Antonio Lo Presti (Catania 1893 – Bari 1974)], due ex-voto (1948) per la Basilica-Santuario della Madonna di Pompei. A Brindisi di sua mano le decorazioni della Sala ristorante (1931) della Stazione Ferroviaria [con fratello Guido; non più esistenti], quelle nella Casa dell’Agricoltore (distrutte) e nel Circolo Ufficiali della R. Marina nonché l’Allegoria della Provincia di Brindisi (1949) nella Sala Consiliare del Palazzo della Provincia. A Toritto realizza i fregi allegorici nella sala consiliare del Municipio (1921), le decorazioni nel Circolo dei Combattenti (1921), gli affreschi (con Guido Prayer) nella Chiesa di S. Giuseppe (Ing. Vincenzo Rizzi, 1921 progetto; Ditta Pasquale Laforgia di Toritto, 1923-27 realizzazione) nonché la pergamena commemorativa della posa della prima pietra della stessa chiesa (11 gennaio 1923). A Verona realizzò la decorazione della sala di lettura del Circolo Ufficiali (1916). A Potenza di sua mano gli affreschi nella Cattedrale di S. Gerardo (1934-35), nella Chiesa del S. Cuore, nell’Ospizio delle Suore, nella Cappella della Curia Vescovile, nel battistero della Chiesa di S. Michele e nella Chiesa SS. Trinità (1957). A Matera l’urna di S. Giacomo (1930 ca.) in Cattedrale, le decorazioni della Camera del Lavoro e quelle Palazzo del Banco di Napoli (con G. Prayer, 1937). A Roma realizzò le decorazioni pittoriche (1946-54) all’interno della Chiesa di S. Maria Immacolata e S. Giovanni Berchmans (Arch. Costantino Schneider, 1906-09), per le quali fu aiutato dal figlio Alessandro Prayer (Bari 1931): tra i personaggi, ritrasse le vittime dei criminali bombardamenti angloamericani di Roma (19 luglio 1943). Poco nota è la sua attività come progettista di opere monumentali: concepì i Monumenti ai Caduti di Polignano a Mare (capomastro Giovanni Laricchia, 1922) e di Sannicandro di Bari (Ing. Vincenzo Bavaro, 1923), entrambi non realizzati. Nella Pinacoteca Provinciale di Bari si conservano due grandi lunette dipinte raffiguranti soggetti allegorici: L’Architettura Antica, Medievale e Rinascimentale e Le Tecniche costruttive preistoriche, antiche e rinascimentali (olio su tela, cm. 130×450; 1925 ca.). In occasione del I Anniversario della Marcia su Roma (28 ottobre 1923) realizzò, su disegno dell’Arch. Cesare Augusto Corradini (Roma 1860 – Bari 1932), le fiaccole, il labaro e la quadriga celebrativa; gli stessi Corradini e Prayer realizzarono la Lapide Commemorativa della Marcia su Roma (1923) affissa sul Palazzo del Governo [distrutta per damnatio memoriae].


Rizzi Vincenzo

(Bari 1890-1977)

Figlio dell’Ing. Pasquale Rizzi è noto soprattutto per aver assunta la direzione tecnica dei lavori alla Fiera del Levante (1930), per la quale progettò anche l’ampliamento successivo al progetto dell’Arch. Cesare Augusto Corradini nonché il Padiglione della Gazzetta del Mezzogiorno (1930) con decorazioni pittoriche di Giulio Marchetti (Lucca 1891-1957). Ebbe studio professionale in Bari alla via Scipione Crisanzio n. 48 (Palazzo Danisi-Rizzi). Altre sue opere a Bari: Palazzo “STENC” (Società Editrice Tipografica Nuovo Corriere, 1925) in via A. Manzoni angolo via Candia; Fabbricato Viaggiatori della Stazione Ferrotranviaria Bari-Barletta (1927, 1932-33) inpiazza Disfida di Barletta; 4 fontane pubbliche (con Ing. Vincenzo Danisi escultore Giovanni Laricchia, 1930) in piazza Eroi del Mare, piazza Madonnella, piazza Risorgimento, piazza Massari; Villino Rizzi (1935) nella frazione di Santo Spirito; Palazzina Rizzi (1939-40) in v. N. Dell’Arca n. 16; Case Popolari SGPE (1940) in v. E. Mola; Palazzo dell’Agricoltura e Corpo Forestale (con Arch. Marino Lopopolo, 1940-55) sul Lungomare di Levante; Palazzo ex Motta (con Ing. Luigi Rizzi, 1959-60) in c.so Cavour angolo c.so V. Emanuele II. Nel Cimitero Monumentale di Bari, progettò la Tomba Diasparro (scalpellino G. Laricchia, scultore Mario Prayer, 1925) e la Cappella Rizzi (1928). A Toritto (Bari) progettò e realizzò la Chiesa di S. Giuseppe (1921-27) in un eclettico stile neoromanico, internamente affrescata da Mario Prayer (Torino 1887-Roma 1959). A San Ferdinando di Puglia si occupò della direzione lavori per il Monumento ai Caduti (1924), subentrando al deceduto Ing. Luigi Caputi (Cerignola 1860 – 1924).


Sabatelli Mario

(Bari 1882 – Roma 30 giugno 1964)

Tra le opere più importanti ricordiamo: Monumento al Gen. Ottavio Tupputi (1911) e Monumento ai Caduti a Bisceglie (1923-24), ambedue in collaborazione con l’Ing. Mauro Albrizio (Bisceglie 1852-1931); Monumenti ai Caduti di Fasano (1924-27), Grumo Appula (1922), Locorotondo (1930), Toritto (1931) [parti bronzee rifatte nel dopoguerra da Antonio Bonacchi], Francavilla Fontana (1928-29) [parti bronzee rifatte nel dopoguerra da Omero Taddeini]; bassorilievi in bronzo (Vita della Vergine) per l’Altar Maggiore (Arch. Cesare Augusto Corradini, 1911-13) e per l’Altare del Purgatorio (Arch. Cesare Augusto Corradini, 1915) della Chiesa di Santa Maria Veterana a Triggiano (Bari); altar maggiore della Chiesa di S. Agostino (1940) ad Acquaviva delle Fonti (Bari). A Grumo realizzò anche il Monumento al Generale Devitofrancesco(1925-30) in collaborazione col noto Prof. Enrico Quattrini (Rosceto di Todi 20 dicembre 1863 – Roma 26 aprile 1950) che modellò la statua bronzea dell’effigiato, mentre al Sabatelli si deve il basamento con le bronzee figure allegoriche. A Bari realizzò: il busto bronzeo per la lapide a Gioacchino Murat (Arch. Cesare Augusto Corradini, 1913) in corso Vittorio Emanuele II; i busti di Wagner e Beethoven per il Teatro Petruzzelli (1902-03); la statua in gesso di S. Antonio col Bambino (1940) ed il tondo bronzeo col ritratto di Padre Fedele Brandonisio (1953) nella Chiesa di S. Antonio; busto di Vincenzo Diomede Fresa (1937) nella Scuola Materna omonima. Altre sue opere: busto-ritratto della N. D. Giovanna Lamparelli De Sario (1910 ca.) a Terlizzi (Bari); Monumento in bronzo a Costantino (1913-24) ad Oria (Brindisi); Monumento a Jacopo Barozzi da Vignola a Caprarola (1909-10); i Monumenti ai Caduti di S. Elia Fiumerapido (1918), di Colle Val d’Elsa (1925), di Dovadola (1925), quest’ultimo commissionatogli dal Duce in persona. In collaborazione con Pasquale Duretti (Bari 21 aprile 1867-Napoli 1938) realizzò inoltre i calchi in gesso di monumenti pugliesi per la Mostra Regionale Pugliese nell’ambito dell’Esposizione Nazionale di Roma (1911). Nel Cimitero di Bari realizza le erme del Monumento-Ossario (Arch. Saverio Dioguardi, 1923), la Targa monumentale Chiaffredo Bergia (1914), le Tombe Fiorese (1935) e Di Cagno (1915), la targa in bronzo a bassorilievo Il Dolore e l’Angelo della Morte (1916) per la Tomba La Viola (1916). Nel Cimitero di Putignano (Bari) realizza le formelle bronzee per la Cappella Michele Pagliarulo. Nell’ambito della medaglistica, realizzò una Medaglia della Vittoria (1925) offerta al Duce.


Sarno Luigi

(Laterza, Taranto 2 marzo 1906 – Mare Nostrum 24 gennaio 1941)

Si laureò in Ingegneria Civile (1929) presso l’Università di Bologna. Opere a Ginosa, sua città d’adozione: Edificio Scolastico “San Giovanni Bosco” (1934); rete fognaria; “Casa del Contadino” (1938-39; oggi sede della Pretura); campo sportivo del Littorio (1939). Nel 1940 venne richiamato alle armi, destinato a Tripoli; purtroppo, alle ore 20,30 del 24 gennaio 1941, due siluri lanciati da un sommergibile inglese affondarono il transatlantico “Conte Rosso”, troncando la vita di tanti giovani militi, compresa quella del Tenente Ingegner Luigi Sarno (informazioni fornite dal Dott. Carmine Nelli di Ginosa).


Valle Cesare

(Roma 7 giugno 1902 – 10 settembre 2000)

Si formò presso il R. Istituto Superiore d’Ingegneria di Roma, dove conseguì il diploma (1924), dove entra in contatto con vari esponenti della cultura accademica (A. Foschini, M. Piacentini, V. Fasolo, G. B. Milani) in particolare col Prof. Gustavo Giovannoni, di cui fu assistente. Membro del comitato di redazione della prestigiosa rivista Architettura e Arti Decorative. Nel 1925-36 è addetto, come consulente esterno permanente, al Servizio Tecnico Architettura ed Urbanistica del Governatorato di Roma, presso la V Ripartizione, sotto la direzione dell’Arch. Ghino Venturi (Pisa 1884 – Roma 1970); a questo periodo risalgono i progetti per la sistemazione dei Fori Imperiali e per alcune Scuole. Promuove la fondazione del GUR (Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli) col quale nel periodo 1927-36 partecipa ad un discreto numero di concorsi per piani regolatori di varie città italiane e dell’Impero. Valle progettò il palazzo di via Carlo Poma n. 2, divenuto tristemente noto perché vi si consumò l’efferato delitto di via Poma (1990); quando fu uccisa Simonetta Cesaroni, l’architetto risiedeva al quarto piano dell’edificio, e furono inizialmente incriminati proprio suo nipote Federico Valle ed il portiere dello stabile, Pierino Vanacore. Nel 1941 assume la direzione del Servizio Urbanistico presso il Ministero dei LL. PP., divenendo tra gli ispiratori, assieme al collega Luigi Piccinato, della nuova LUN (Legge Urbanistica Nazionale, 1942-XX). Si deve a Cesare Valle se un discutibile piano regolatore per la Capitale (1959) voluto dalla giunta di Urbano Cioccetti venne respinto dal Ministero. Nel 1990 viene nominato Decano dell’Ordine Architetti di Roma, cui era iscritto dal 1934 (n.ro matricola 205). Il suo stile deriva da un accostamento al moderno scevro da estremismi, che non rinnega la lezione dei suoi maestri. Tra le sue opere principali: progetto di concorso (n. r.) per il Ponte della Vittoria in Verona (1925); Edificio Scolastico a Monte Mario (1925-30) in Roma; Sistemazione Casa Colonica a Caserma RR. CC. in Roma (1926); Sistemazione generale della zona di v. dell’Impero (1926); sistemazione dell’accesso a Villa Rivaldi da via dell’Impero a Roma (1926) in collaborazione con l’Arch. Antonio Muñoz (Roma 1884 – 1960); PRG di Padova (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1926); Mercati Rionali di Roma (1926); Padiglione di Roma alla I Mostra Coloniale a Tripoli (1926-27); Sistemazione del Sepolcro degli Scipioni a Roma (1926-28); Studi per via dell’Impero a Roma (1926-31); Pensione-Convitto di Porta Cavalleggeri a Roma (1927); PRG di Assisi (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1927); Sistemazione dell’accesso a Villa Aldobrandini a Roma (1927) in collaborazione con Arch. Antonio Muñoz (Roma 1884 – 1960); Rifugio Montano OND del Gran Sasso a L’Aquila (1927); PRG di Brescia (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1927; II premio; n. r.); Scuola Elementare “Sandro Italico Mussolini” ora denominata “G. Mazzini” (1927-31) in largo Volsinio a Roma; Tubercolosario Pio Istituto S. Spirito (1927-33) a Roma; Tubercolosario Provinciale (1928) a Bari (n. r.); PRG di Foggia (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1928; I premio; n. r.); Nuovo Ossario Comunale, Cimitero Monumentale del Verano, Roma (1928) n. r.; PRG di Roma (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1929 n. r.); Palestra dell’ONB, via Lesina, Roma (1929) in collaborazione con l’Arch. Enrico Del Debbio (Carrara 1891 – Roma 1968); PRG di Arezzo (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1929); Villaggio Sanatoriale INFPS, Abetina Vallesana (1929) in provincia di Sondrio; Scuola Giardinieri e Direzione Tecnica Ufficio Giardini, Roma (1929); PRG di Pisa (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1929-30, III premio; n. r.); PRG di Cagliari (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1929-32, I premio); Ricostruzione Ristorante Ulpia all’interno del Palazzo Roccagiovine in Roma (1930); Piano Regionale di Roma (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1930); PRG di La Spezia (GUR-Gruppo Urbanisti Romani: C. Valle, G. Minnucci, L. Piccinato, E. Faludi, R. Lavagnino, L. Lenzi, E. Fuselli, 1930-31); Case Economiche Dipendenti ATAG, Roma (con Ing. P. Bellini, 1930-33); Palazzo Cooperativa ALA, v. Poma 2-4, v. Andreoli, Roma (1930-33, ampliamento 1936-37); Studi di sistemazioni edilizie PRG di Roma per il Governatorato (1930-34); Foresteria GIL, v. Cassia, Roma (1930-40); Albergo per soli uomini, Cagliari (1930-40); Scuola Asilo Nido Congregazione “Gesù e Maria”, v. Cassia Nuova, Roma (1930-40); Scuola Elementare “G. Cagliero”, v. Tuscolana, v. delle Cave, Roma (1930-40); Studi per ubicazione nuovo Ministero degli Esteri a Roma (1931); Moschea dei Caramanli a Tripoli (1931); Scuola Elementare Monteverde, Roma (1931); Scuola Elementare a Ponte Lungo, Roma (1931); PRG di Capua (1932); PRG di Perugia (1932); PRG di Piacenza (1932); Aeroporto Civile, progetto tipo (1932-33, con P. L. Nervi); PRG di Sarno (1932-33); Palestra ONB, via dei Mille, Forlì 1933 [situata all’interno della corte del Palazzo Guarini Benzi, riadattato a Sede ONB]; progetto per Concorso Nazionale per il Palazzo Littorio, via dell’Impero a Roma (1933); arengario, via dell’Impero, Roma (1933, n. r.); Nuovo Stadio Nazionale di Roma (1933, con P. L. Nervi)  n. r.;  Palazzo INCIS, Nuoro (1933); Palazzo INCIS, Trento (1933); Dispensario Antitubercolare, L’Aquila (1933); Padiglione Mensa Centro Aeronautico, Montecchio (1933) in provincia di Pesaro; Casa della GIL “Arnaldo Mussolini” e Campo Sportivo annesso, viale B. Mussolini (ora viale della Libertà), Forlì 1933-35; Casa Viola, Lungotevere Marzio n. 9, Roma (1933-35); Casa d’Italia (ampliamento) di Bruxelles (1933-35); Casa della GIL, viale B. Mussolini (oggi viale G. Matteotti), Forlimpopoli (1933-36); PRG di Avellino (1933-37); Casa ONB, Savignano sul Rubicone (1933-37) in provincia di Forlì; Sede dell’ONMI, Lungotevere Ripa n. 1, Roma (con l’Ing. Riccardo Morandi, 1934-39); Cimitero Monumentale di Cagliari (1933-41); studio per PRG di Nuoro (1933-41 n. r.); Palazzo della Vice Questura al Ponte Milvio, Roma 1934 (I premio Concorso Nazionale, n. r.); R. Liceo Ginnasio “Giulio Cesare”, corso Trieste n.48, Roma (1934 progetto, 1936-37 realizzazione; direzione tecnica Ing. F. Magaudda); Casa d’Italia di Marsiglia (1934); Casa OND galleggiante sul Tevere (1934); Collegio Aeronautico della GIL “Bruno Mussolini”, viale Roma, viale B. Mussolini, piazzale della Vittoria,  Forlì 1934-41; Auditorium al Foro Olitorio, Roma (Concorso Nazionale, 1934-35 n. r.; con P. L. Nervi, I. Guidi); Palazzo INCIS, Littoria (1935); Colonia Montana, Pieve Tesino (1935) in provincia di Trento; Casa del Bambino, La Marsa (1935-36) nei pressi di Tunisi; Aeroporti di Massaua e Assab (1935-36) in AOI; Ospedale Civile di Avellino (con G. Fariello, 1935-36); Padiglione Italiano all’Esposizione di Parigi [con M. Piacentini G. Pagano – E. Rossi, 1937:).


Vighi Ernesto

(San Secondo, Parma 11 aprile 1894 – Parma 14 ottobre 1950)

Fu collaboratore di Ettore Ximenes (Palermo 1855 – Roma 1926) per il quale realizzò i gruppi Rigoletto e Nabucco nel Monumento a Giuseppe Verdi (1919) a Parma. A Bari realizzò i busti in bronzo di Matteo Renato Imbriani e Camillo Rosalba (1930) nel Palazzo dell’Acquedotto Pugliese. Opere a Roma: statua Didattica nell’attico del Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione (Arch. Cesare Bazzani, 1914-28); tabernacolo (1940) nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo all’Eur di Roma; decorazioni plastiche nell’Istituto G. Eastman (Arch. Arnaldo Foschini, 1931-32). Altre opere: Monumento ai Caduti di San Secondo Parmense (1923); statue di Santi nella Chiesa di S. Maria degli Angeli ad Assisi (1927); Monumento ai Caduti di Pontecorvo (1927). Non risulta alcuna parentela col pittore Coriolano Vighi (Firenze 1852 – Bologna 1905).


Villani Rodolfo

(Roma 30 maggio 1881 – 20 dicembre 1941)

Fu collaboratore di Virginio Monti (1900-11). Nel 1912 fu tra i finalisti prescelti al concorso per i mosaici del Monumento a Vittorio Emanuele II a Roma, e fu vivamente elogiato dalla Commissione Reale (vincitori tuttavia risultarono Giulio Bargellini e Antonio Rizzi). Fu combattente nella Grande Guerra (24 maggio 1915 – 4 novembre 1918) e venne smobilitato il 23 dicembre 1918. Nel 1917 S.A.R. il Duca d’Aosta gli commissionò affreschi nella Cappella del Camposanto di Aquileia, sospesi a causa della rotta di Caporetto: i bozzetti, esposti a Roma nel 1921, gli diedero una meritata fama. Opere a Roma: affreschi (1920-21) nella Sala del Consiglio dei Ministri nel Palazzo del Viminale; Ritratto di Pio XI (1925) nella Basilica di San Paolo fuor le Mura [tondo a mosaico inserito nella celebre serie dei Ritratti di Pontefici della Basilica]; Allegorie delle Arti e delle Scienze (1928) nel Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione; affresco San Felice da Cantalice (1935) nel prospetto della omonima chiesa (Arch. Mario Paniconi – Arch. Giulio Pediconi, 1934) a Centocelle. Altre opere: pala d’altare (1914) donata da S. M. il Re Vittorio Emanuele III alla Chiesa Italiana di Gerusalemme; affreschi (1922-23) nella Chiesa di San Francesco a Ravenna; cartoni (1920-23) per mosaici della Basilica del Getsemani e della Basilica della Trasfigurazione sul Monte Thabor (1924) a Gerusalemme; decorazioni nei Palazzi Reali di Alessandria d’Egitto e del Cairo (1920-23) per incarico del Re Fuad d’Egitto; cartoni (1929) per mosaici [n. r.] del Duomo di Messina.


Volterrani Volterrano

(Carrara 5 ottobre 1891 – Roma 15 marzo 1963)

Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma e realizza nella Capitale: busti di Cristoforo Colombo e Flavio Gioia nel Palazzo del Ministero della Marina (Arch. Giulio Magni, 1912-28); statua allegorica Arte (1928) per l’attico del Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione (Arch. C. Bazzani, 1913-28); statua La Chimica (1938) per il Palazzo della Civiltà Italica all’E42; decorazione del battistero (1952) della Chiesa di S. Leone Magno. Altre opere: Monumento ai Caduti di Anagni (Arch. Enrico Del Debbio, 1925-26); tondo a bassorilievo Podestà Giulio Russo (1926) nel Municipio di Anagni (ora in collezione privata); statua S. Maria Goretti (1950) nell’Ospedale Civile di Nettuno (Roma). 


Zocchi Arnaldo

(Firenze 20 settembre 1862 – 17 luglio 1940)

Fu figlio e allievo di Emilio Zocchi (Firenze 5 marzo 1835-10 gennaio 1913), nonché fratello di Ettore Zocchi (Firenze 1872-1956); di tale famiglia di illustri artisti fiorentini faceva pure parte Cesare Zocchi (Firenze 7 giugno 1851-Torino 19 marzo 1922), cugino di Emilio, e la tradizione venne proseguita dalla figlia scultrice di Arnaldo, Ida Zocchi. A Roma completò i suoi studi col Maccagnani, e fu Presidente dell’Accademia di S. Luca. Tra le sue opere: busto On. Bettino Ricasoli (1890) nel Palazzo di Montecitorio a Roma; il Monumento a Pier della Francesca (1890-92) a Sansepolcro; il bassorilievo La Munificenza (1909-10) sulla Tomba del Re Umberto I al Pantheon; Tomba Zocchi, Monumento Alessandro Bris e Monumento funebre al Principe Torlonia al Cimitero del Verano in Roma; il Monumento equestre a Giuseppe Garibaldi (1900) a Bologna; il Monumento a Michelangelo Buonarroti (1909) a Caprese; il Monumento al Gen. Manuel Belgrano (1925-27) a Genova [replica Fonderia Laganà 1927 per la città di Buenos Aires]; il Monumento a Giovanni Pierluigi da Palestrina (1921) a Palestrina (Roma), inaugurato il 2 ottobre 1921; busto di Antonio Marro (1921) a Limone (Cuneo); il Monumento funebre dell’Arcivescovo D’Arrigo per la Cattedrale di Messina. Realizzò i seguenti Monumenti ai Caduti della Grande Guerra: a Sarteano (1923), ad Anacapri (1924), a Roma (Rioni Nomentano e Salario, 1923), ad Altamura (1923-28). Nella città di Altamura, oltre al Monumento ai Caduti (1923-28), realizzò anche il Monumento ai Martiri del 1799 (1898-99), nonché il busto di Saverio Mercadante (1931), noto musicista altamurano. Realizzò una delle 4 Vittorie alate (1911) per l’Altare della Patria del Sacconi, e partecipò al concorso per la decorazione del Palazzo di Giustizia di Roma (poi vinto da Enrico Quattrini), con i bozzetti La Giustizia e La Forza (1898), nonché ai concorsi per il Monumento a Garibaldi di Roma e di Milano (in cui fu premiato). Tuttavia, le opere più grandiose le realizzò all’estero: il Monumento a Cristoforo Colombo (1908-21) a Buenos Aires; il Monumento a S. Francesco d’Assisi ad Alessandria d’Egitto; il Monumento al Gen. Lafayette (1916) a Fall River nel Massachusetts (USA). Rilevante la sua attività in Bulgaria, dove realizzò: Monumento alla Liberazione (1894) a Sevlievo; Monumento ai Caduti della Guerra Russo-Turca (1903) ad Orjahovo [rimosso 1913, restaurato e ricollocato in situ 1959-60]; Monumento ai Caduti (1909) a Ruse; Monumento all’Indipendenza della Bulgaria (1906) a Rusticiuk; Monumento al “Re Liberatore” Zar Alessandro II (1900 progetto; 1901-04 realizzazione) a Sofia (inaugurato nel 1915), in marmo e bronzo, alto ben 12 metri. 


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