Altamura

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Nella città di Altamura si segnala per pregio artistico il bel Monumento ai Caduti (1923-28) dello scultore Arnaldo Zocchi (Firenze 1862-1940), vincitore nel 1924 del Concorso bandito nel Dicembre 1923, inaugurato il 16 Agosto 1928. L’impostazione è chiara: su di un semplice basamento – recante in epigrafe: ALTAMVRA / AI SVOI CADVTI / MCMXV-MCMXVIII – è posto un gruppo bronzeo raffigurante i Fanti che impugnano le armi guidati da una figura alata simboleggiante la Vittoria, reggente nella destra una fiaccola accesa, colta nell’atto di spezzare le catene dell’oppressione straniera; su di essi è un cippo tronco, che allude implicitamente alla fine della vita terrena. Il richiamo al Supremo Sacrificio è invece più esplicito nella raffigurazione, alla base del gruppo, del Fante morente.  Il gruppo bronzeo fu donato alla Patria nel 1942, quindi sostituito con una fedele replica nel 1960. La figura della Vittoria alata che guida l’Esercito Italiano è simile per impostazione all’analoga figura scolpita dallo Zocchi per il basamento del Monumento allo Zar Alessandro II (1900-04) a Sofia. Lo stesso Arnaldo Zocchi fu l’autore nella stessa città di Altamura del precedente Monumento ai Martiri del 1799 (1898-99), nonché del busto di Saverio Mercadante (1931), noto musicista altamurano.

Il Palazzo della GIL (1938) è opera dell’Ing. Arturo Boccassini (Barletta 1887-1952), eminente professionista. Il primo progetto (1934, in due versioni) manifesta una espressività artistica marcatamente monumentale, chiaramente debitrice delle esperienze coeve, in particolar modo delle proposte avanzate dal Dioguardi e dal Petrucci (quest’ultimo vincitore del concorso) per la Casa del Fascio di Bari (non realizzata), nonché delle altre opere da loro concepite e realizzate, che funsero spesso da modello per gli altri professionisti operanti nella Provincia. Purtroppo tale grandioso progetto fu abbandonato a causa dello spostamento dell’area edificabile, che non solo comportò un dimezzamento della superficie disponibile, ma costrinse altresì il nuovo fabbricato ad un rapporto di subordinazione con l’adiacente Palazzo degli Studi, di ben altra dimensione. L’edificio effettivamente realizzato si presenta con una facciata convessa, che raccorda i differenti allineamenti del Palazzo degli Studi e della via Matera sulla quale prospetta il fabbricato medesimo. Una scalea, ampia quanto la facciata, conduce al portale d’ingresso tripartito da pilastri. Alle estremità della predetta scalea erano allocati due cippi bugnati in pietra di Trani, reggenti lanterne. Una svettante torre funge da elemento di raccordo visivo col palazzo adiacente, ruotata a 45° rispetto all’allineamento stradale; detta torre presentava un ardito spigolo vetrato, in seguito rimosso, come pure fu rimosso il simbolo della GIL che campeggiava nella parte alta e la scritta in facciata CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE. Nella corte interna, elegante fontana in pietra di Trani, composta da quattro colonne riunite a formare un pilastro polistilo (che allude implicitamente al fascio littorio) reggenti due dischi di differente diametro ed una sfera (ispirata probabilmente, in scala ridotta, alla fontana della sfera di Paniconi e Pediconi al Foro Mussolini). Nell’isolato antistante, trovasi la Casa del Mietitore (Ing. Tommaso De Caro, 1940), opera certo più convenzionale (attualmente sede del Banco di Napoli), che si presenta come l’unione di due volumi parallelepipedi di differenti altezze, imperniati su di una torre littoria che funge da fulcro del complesso edilizio. Tra le opere di abbellimento della città, la pregevole Fontana Monumentale dell’Acquedotto Pugliese (1932) dell’Ing. Cesare Vittorio Brunetti (Ravenna 1894-Lecce 1962), collocata nella piazza G. Zanardelli, di stile baroccheggiante con due delfini in una vasca mistilinea con due fasci littori (in seguito rimossi), inaugurata in occasione del Decennale della Rivoluzione per celebrare l’arrivo dell’Acquedotto ad Altamura. Lo stesso Brunetti progettò il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese (1932-33), coevo agli analoghi edifici dell’Ente a Bari (1925-32) ea Foggia (1927). Il fabbricato altamurano è simile, nella sua facies esterna, al Palazzo di Bari, anch’esso di stile neoromanico.

Per saperne di più, vedi “Architettura e scultura monumentale del Ventennio fascista” nella sezione Libreria – Arte Ventennio

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