La città di Ancona subì seri danni durante i bombardamenti austriaci del 1915, condividendo poi col resto della Nazione la forte crisi economica del 1919; siffatte evenienze determinarono una stasi nella produzione edilizia. Tale situazione si protrasse sino al 1923, nel momento in cui la nuova Amministrazione fascista s’insediò finalmente al governo della città, dopo aver sedato i tumulti provocati da bolscevichi ed anarchici. Già nel biennio 1925-26 erano state ultimate le prime realizzazioni: gli Uffici del Genio Militare (1922-23), la ristrutturazione dei due mercati coperti (in piazza delle Erbe e in via Nazionale) e del Seminario Arcivescovile di S. Palazia (1925, nuovamente ristrutturato 1950), la sistemazione del Museo Archeologico, della Pinacoteca e della Biblioteca Comunale (nell’ex convento di S. Francesco), il nuovo edificio scolastico in via Tripoli, il nuovo Mattatoio Comunale (Ing. Duranti, 1924-25). Il 30 Ottobre 1930 una violenta scossa sismica causò notevoli danni, ai quali seguì l’immediata ricostruzione (diversamente da quanto è sempre accaduto coi governi degli ultimi 50 anni). Tra gli edifici danneggiati dal sisma, importanti restauri (1930-33) interessarono il Manicomio Provinciale (Arch. Raniero Benedetti, 1905) nonché la Chiesa di S. Domenico (arch. Carlo Marchionni, XVIII sec.) in piazza Plebiscito: questi ultimi vennero effettuati (1930-31) dall’Ing. Gino Costanzi (Ancona 1888-1952).
Il volto della nuova Ancona fascista fu caratterizzato da pregevoli edifici la maggior parte dei quali sono visibili oggi, nonostante le predette distruzioni causate da terremoti nonché da criminali bombardamenti impropriamente definiti “alleati”, rimasti in piedi a testimoniare una stagione irripetibile della nostra storia.
Tra i primi edifici realizzati, il Palazzo della Scuola Comunale d’Avviamento al Lavoro “Stamira” (Ing. Duranti, 1925-26) in via Marconi nelle vicinanze della Stazione Ferroviaria, attualmente sede della Scuola Elementare “Leonardo da Vinci”. Il fabbricato, sventrato in parte dai bombardamenti del 1944 e rovinato dal terremoto del 1972, è sempre stata ricostruito secondo l’originaria partitura; nell’androne, bassorilievo dell’Eroina anconetana Stamira, cui la scuola venne inizialmente intitolata.
Il summenzionato Mercato delle Erbe (Ing. Duranti, 1926) consta d’una struttura in ferro e ghisa di pretto stile Liberty, costruita dagli operai del cantiere navale adoperando in parte il metallo delle navi austro-ungariche dismesse allo scopo di dare ricetto alle attività commerciali che già si svolgevano nell’omonima piazza. Durante i lavori vennero alla luce antichi mosaici pavimentali d’età romana, tuttora in situ.
Tra gli artefici del volto della nuova Ancona – specie negli anni Venti – merita un posto di rilievo l’Arch. Guido Cirilli (Ancona 1871-Venezia 1954), allievo prediletto di Giuseppe Sacconi (l’autore dell’Altare della Patria in Roma) nonché continuatore di alcune sue opere (come la Cappella Espiatoria a Monza, costruita in memoria dell’assassinio di Re Umberto I, e la tomba del medesimo sovrano nel Pantheon a Roma), e professore emerito alla Facoltà di Architettura di Venezia. Egli aveva iniziato ad operare nella sua città natale già nel 1914, quando il sindaco Veschi gli commissionò il progetto per la piazza del Teatro. Nel 1920 intraprese la redazione del Piano generale della sistemazione di piazza Cavour, che avrà concreta attuazione solo con l’avvento dell’Amministrazione fascista.
Nell’ambito di siffatta sistemazione, venne realizzato dallo stesso Cirilli il Palazzo delle RR. Poste e Telegrafi (1914 progetto; 1921-26 realizzazione), in cui sono evidenti i riferimenti all’architettura neoclassica del suo maestro Giuseppe Sacconi: in particolare, la composizione del prospetto anteriore colonnato serrato da due avancorpi angolari richiama l’Altare della Patria (che a sua volta si rifà all’Altare di Pergamo). Altra pregevole opera progettata dal Cirilli in questo periodo fu il Palazzo degli Uffici della Banca d’Italia in piazza Garibaldi (1920-24), purtroppo distrutto durante i bombardamenti dei “liberatori” angloamericani (1943-44); la sede attuale della Banca d’Italia (1951-53) è, come vedremo più innanzi, opera del Piacentini. L’opera che maggiormente diede lustro al Cirilli fu tuttavia il Monumento ai Caduti di Ancona (1929-30), inaugurato dal Duce in persona, splendido tempietto circolare dorico octastilo in bianca pietra d’Istria, inserito in una mirabile composizione urbana, l’area del Passetto. L’architetto era uscito vincitore da un concorso (1923) nel quale aveva dovuto competere con professionisti del calibro di Cesare Bazzani; il progetto del Bazzani (n. r.) prevedeva anch’esso un tempietto circolare dell’ordine dorico, ipetro (ossia senza copertura), ma, a differenza di quello del Cirilli, era previsto di ben 20 colonne: il numero più elevato di colonne rendeva la composizione più statica, mentre il monumento realizzato ha un maggiore slancio verticale. Il progetto di sistemazione dell’area urbana del Passetto (1930) venne realizzato conformemente al progetto originario: l’area circolare attorno al monumento venne sistemata secondo il previsto disegno, mentre la discesa a mare caratterizzata da un sistema di scalee monumentali, fu realizzata tardivamente nel dopoguerra, col medesimo impianto planimetrico previsto dal Cirilli, ma eliminando i partiti decorativi neoclassici.





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