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  Lo Stabilimento Ex Acciaierie e Ferriere Pugliesi “Scianatico” sito in Bari alla Via Ammiraglio Caracciolo n. 10-12-14, Via Napoli n. 337, fu costruito nel 1937, quindi quasi cent’anni or sono, il che rende tale stabilimento – ormai in disuso dal 1994 – una preclara testimonianza della storia cittadina, superstite reliquia di archeologia industriale. Dall’elenco dei progetti depositati presso l’Archivio del Comune di Bari si desume che il complesso industriale assunse il suo originario assetto alla fine degli anni ’30 su progetto (1937) dell’ingegner Francesco Ortona, la cui firma è visibile in calce all’elaborato grafico: tale progetto, commissionato dal Cav. Giovanni Scianatico, venne approvato dalla Commissione Edilizia del Comune di Bari nella tornata del 20 marzo 1937.

  Una bella veduta prospettica raffigura il progetto originario com’era stato inizialmente concepito: il lungo muro di cinta su cui campeggiava la scritta in rilievo “ACCIAIERIE E FERRIERE DI GIOVINAZZO” è quello effettivamente costruito e tuttora visibile sulla Via Ammiraglio Caracciolo (al netto della predetta scritta, in profilati di lamiera, di cui non v’è traccia); la Palazzina Uffici invece si presenta in maniera difforme – ne descriveremo l’aspetto nel seguito – rispetto al costruito. Tale palazzina, strutturata su due livelli, presentava nel disegno originario dei tagli murari verticali in cui era previsto l’inserimento delle ampie finestrature vetrate, secondo un uso comune negli edifici dell’epoca (specie di carattere razionalista e/o industriale); inoltre, secondando un uso tipicamente futurista, nel risalto murario angolare erano incastonati tre fasci littori stilizzati sormontati dalla dicitura “XV” (riferimento all’anno di costruzione: il 1937 quindi Anno XV dell’Era Fascista, i cui anni venivano conteggiati a partire dalla Marcia su Roma).

  L’ingegner Ortona era uno specialista nella progettazione di impianti industriali: nello stesso anno, progettò la ristrutturazione (1937) dello Stabilimento Acciaierie e Ferriere Pugliesi (1923-24) – per gli stessi committenti – sito in Giovinazzo, anch’esso ormai in disuso da tempo. I complessi industriali di Giovinazzo e di Bari costituivano, infatti, un’unica società, la cui denominazione per esteso era: Acciaierie e Ferriere Pugliesi di Giovinazzo (AFP).

  Fu l’acquisizione da parte dei fratelli Scianatico – Giovanni, Canio e Sabino – dell’intera impresa che portò alla realizzazione di un nuovo stabilimento sito nel capoluogo: stabilimento che nel dopoguerra fu diretto – unitamente a quello di Giovinazzo, facente capo per l’appunto alla medesima società – dal figlio primogenito di Giovanni, Ing. Michele Scianatico (Bari 1920-2004).

  Lo Stabilimento Scianatico, per i suesposti motivi d’interesse storico, è stato quindi inserito nell’elenco Opere di Architettura Moderna e Contemporanea allegato alla Variante del Piano Regolatore Generale nel giugno 2025.

  L’intero quartiere Marconi – intitolato al nostro genio nazionale, Guglielmo Marconi, che qui dal Faro inviò un segnale radio verso il Montenegro – si configurava nei primi decenni del ‘900 come il più importante polo industriale della provincia barese: oltre alle imponenti strutture del Complesso Annonario Municipale – comprendenti il Mercato Ortofrutticolo (antistante le acciaierie), il Mercato del Pesce, il Frigorifero Municipale e il Macello Comunale (Ing. Vincenzo Danisi – Ing. Luigi De Paolis, 1929-30) – create dall’Amministrazione podestarile per volontà di Araldo Di Crollalanza, nella stessa area era presente lo Stabilimento Oleificio Gaslini (1920) ristrutturato nello stesso periodo (Ing. Saverio Nisio, 1938-40), nonché l’adiacente Oleificio Lo Nigro (che, come vedremo, verrà poi inglobato nel complesso delle acciaierie).

  Tornando all’oggetto della nostra breve digressione storica, la planimetria dello stabilimento presenta un corpo di fabbrica la cui sagoma richiama chiaramente il fascio littorio – come notato, in primis, da Antonio Baldassarre attuale proprietario – forma che deve pertanto far pensare ad un intento celebrativo nei riguardi del Regime di Mussolini: fatto che assevera la datazione al 1937 in quanto è nella seconda metà degli anni ’30 che tali omaggi divengono più frequenti (piante di fabbricati a forma di “M” iniziale del nome del Capo del Governo, oppure, come nel nostro caso, a forma di fascio littorio, dal 1926 assurto ad emblema dello Stato assieme allo Scudo dei Savoia). Nella nostra città, abbiamo altri due esempi di tale icnografia encomiastica: il R. Liceo Ginnasio “D. Cirillo” (Arch. Concezio Petrucci, 1932-33) la cui pianta (al netto della successiva chiusura del cortile retrostante negli anni ’70) è a forma di “M”; il complesso di Case IFACP “Costanzo Ciano” (Arch. Marino Lopopolo, 1940-43), nel quale la disposizione dei corpi di fabbrica residenziali avrebbe dovuto comporre la scritta “CIANO” visibile dall’alto.

  Una descrizione minuziosa del complesso – e del suo stato di abbandono ormai trentennale – esula dagli scopi di questa nota storica: pertanto, focalizzeremo la nostra attenzione sulle parti architettoniche e strutturali che rivelano lo “zeitgeist” dell’epoca di costruzione.

  A causa delle mutate esigenze produttive, già negli anni ’40 fu introdotto un nuovo corpo di fabbrica ausiliario – quello che risulta in pianta riproducente la sagoma del fascio littorio stilizzato di matrice futurista. Ulteriori ampliamenti avvennero negli anni ’50 e ’60, mentre dalla fine degli anni ’70 iniziò il lento declino delle industrie manifatturiere pugliesi che porterà alla definitiva chiusura del nostro stabilimento nel 1994 (restano malinconiche testimonianze dell’ultimo anno di attività: un calendario 1994 ingiallito e un poster del famoso calciatore Rud Gullit, dai colori talmente sbiaditi che anziché milanista sembra juventino). I fabbricati come oggi si presentano – seppur in stato di degrado – si mostrano chiaramente caratterizzati da una struttura pilastrata a campata doppia o singola, la cui disposizione planimetrica è rispondente alle esigenze funzionali di un’acciaieria tipo. I fronti esterni palesano la struttura portante intelaiata con pannelli di tamponamento in lamiera grecata o vetrate. La tipologia delle coperture è a doppia falda inclinata. Una ciminiera in cemento armato, posta in posizione laterale, si staglia quale fulcro visivo del complesso in parola.

  Il grande capannone presenta una impressionante struttura a capriate metalliche di matrice ottocentesca: tale tipologia di copertura rimanda alla cosiddetta “architettura degli ingegneri” in auge nella seconda metà del XIX secolo, di cui la Tour Eiffel (1889) di Parigi, progettata dal noto ingegner Alexander Gustave Eiffel, è il simbolo insuperato ed emblematico. Tuttavia, la struttura reticolare non è esattamente la stessa della famosa torre, ma si presenta come una variante tipica dei capannoni industriali tra ‘800 e ‘900: nel nostro caso, si tratta di capriate metalliche di copertura a maglia triangolare del “tipo Pratt”, così detto dal nome dei fratelli ingegneri Thomas e Caleb Pratt che ne depositarono il brevetto nel 1848.

  La palazzina Uffici presenta un aspetto che è tipico del Razionalismo anni ’30: pareti trattate ad intonaco monocromo e finestre squadrate che rinviano ad una essenzialità alla Adolf Loos, mentre l’ingresso è delimitato da stipiti curvilinei “a sguincio”. Tale tipologia d’ingresso, diffuso nell’architettura razionalista italiana, rinvia all’architettura dell’espressionismo tedesco (Torre Einstein a Potsdam, Arch. Erich Mendellssohn) nonché a certe opere del Futurismo italiano cui pare direttamente rapportarsi. Il riferimento prossimo potrebbe rinvenirsi – a nostro parere – nell’ingresso monumentale della Casa del Fascio di Asti (Arh. Ottorino Aloisio, 1933-35).

  Da ultimo, osserviamo che un emendamento alla Delibera DGC n.585 del 26.10.2012 di adozione del Piano di Lottizzazione n.182/94 dell’area in oggetto ha richiesto di salvaguardare parte dell’edificio d’ingresso prospiciente la via Caracciolo, risalente alla fine degli anni ‘40, come di seguito espresso: “La progettazione urbanistica ed architettonica dovrà integrare gli elementi identitari storico-culturali e tipologici più significativi del compendio di archeologia industriale (ex acciaierie Scianatico) riconnettendo la progettazione con una analisi ampia e dettagliata del contesto urbano, delle infrastrutture di mobilità e delle maglie contermini.” (Comune di Bari, Delibera DGC n.585 del 26.10.2012 di adozione del Piano di Lottizzazione n.182/94).

  È un ottimo auspicio, sperando di poter contribuire a sensibilizzare la pubblica opinione su tali problemi, di particolare urgenza “nel Mezzogiorno, dove la presenza di iniziative industriali, diffuse a partire dagli inizi del 1800, attraverso interventi che si potrebbero definire lungimiranti, dei primi Borboni, ha avuto consistente diffusione”.


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