SECONDA PARTE
A Bisceglie, all’epoca in provincia di Bari (oggi BAT), l’artistica Fontana dell’Esportazione (1936) dello scultore Tommaso Piscitelli (Giovinazzo 1877-Foggia 1956) non venne purtroppo realizzata per problemi economici derivanti dalle inique sanzioni inflitte all’Italia dopo la Campagna d’Abissinia. Tra le opere di edilizia privata, si segnala il Politeama Italia (Ing. Gaetano Ventrella, 1923-24), inaugurato nel dicembre 1924 con l’operetta “La Bajadera”; è dotato d’un palcoscenico, 2 file di palchi ed un anfiteatro per complessivi 1000 posti; sul sipario, scena de La Bajadera (pittore Carlo Martucci di Napoli, 1924). Il prospetto esterno, molto rimaneggiato negli anni ’60, è caratterizzato da un pronao distilo in antis, le cui colonne poligonali hanno basi e capitelli fortemente geometrizzati, che ricordano lo stile Art Decò. Il finestrone originario, collocato nel registro superiore della facciata “a capanna”, è stato sostituito da un’ampia vetrata verticale di sapore razionalista; parimenti sono scomparse le originarie arcatelle a sesto rialzato, probabile reminiscenza di architetture moresche. Nel 1942 il politeama accolse il Duce in visita alla città; in questo teatro debuttarono tra gli altri il tenore Tito Schipa, e gli attori Erminio Macario, Renato Rascel, Ugo Tognazzi. Nel Cimitero Comunale (Arch. Luigi Castellucci, 1843) troviamo alcune pregevoli opere dell’Ing. Mauro Albrizio (Bisceglie 1852-1931), che dello stesso cimitero aveva già progettato l’ampliamento (1893) e la Chiesetta (1923) di stile neoclassico: in particolare, la Cappella Donato Pasquale (1911), la Cappella Giuseppe e Graziano Pasquale (Ditta Misino e Napoletano, 1920), la Tomba Gentile (1927), la Cappella Losapio (1926) in stile neo-egizio, la Cappella Guarini (1940) adornata da un Angelo orante in bronzo di Dante Parini (Milano 1890-1969). In tali opere l’ingegner Albrizio dà prova del suo raffinato eclettismo, in particolare nella Cappella Giuseppe e Graziano Pasquale (1920), che presenta un repertorio di svariati elementi architettonici e decorativi abilmente composti: mensole, volute, modanature, urne, ed anche colonne con capitelli jonici adorni di foglie d’acanto ed abaco mensolato (eclettica rivisitazione del tipo canonico), non mancando ovviamente i simboli prettamente cimiteriali: la Croce, il Chrismon, le scritte PAX e l’A e l’W (che simboleggiano l’inizio e la fine della vita terrena) inscritte entro tondi. Le altre realizzazioni si rifanno perlopiù ad un classicismo semplificato, prettamente “cimiteriale”: la Cappella Povia (Ing. Girolamo Gentile); la Cappella Arcangelo Cassanelli (Ing. Girolamo Gentile, 1935); la Cappella Catalano-Cocola (Ing. Girolamo Gentile, 1943); la Cappella Dell’Olio (G. G. Muscatella-Ditta Napoletano); l’Edicola Di Pinto (G. G. Muscatella, 1940); l’Edicola Valente (G. G. Muscatella, 1940); la Cappella Galantino (Geom. Ricchiuti-costruttore F. Simone); la Cappella Giuseppe e Mauro Monopoli (Geom. Ricchiuti-costruttore F. Simone); la Cappella Losapio-Di Gioia (Geom. Ricchiuti); la Cappella Papagni (Ing. Antonio Bombini); la Cappella Di Liddo (Ditta Colonna-Gangai). Rivelano altresì una più matura adesione al Novecentismo la Cappella Simone Mauro (Ing. Girolamo Gentile); la Cappella Lamanuzzi (G. G. Muscatella-Ditta Colonna-Gangai). L’Ossario Monumentale (Ing. Luigi Consiglio-costruttore F. Simone, 1948), voluto dal Sindaco Umberto Paternostro, pur essendo realizzazione del dopoguerra, è scandito da arcate a sesto pieno che rimandano alle architetture “metafisiche” degli anni Trenta. Tra le opere d’ingegneria, la rete idrica e fognaria (Ing. Cesare Vittorio Brunetti, 1931).




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