Casa del Fascio di Taranto

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La Casa del Fascio o Casa del Fascismo Jonico (direzione lavori Ing. Sciascia, esecuzione Arch. Arcangelo Speranza – Impresa Resta e Speranza, 1936-37) di Taranto venne inaugurata dal Segretario del PNF On. Achille Starace (Sannicola 1889 – Milano 1945) il 5 dicembre 1937 (il progetto era stato approvato dal Podestà il 7 febbraio 1935): essa occupa un’area pari a 2.500 mq ed ospitava gli uffici della Federazione Provinciale Fascista di Terra Jonica, mentre attualmente è sede dell’Intendenza di Finanza. Il fabbricato si presenta con un’articolazione volumetrica alquanto complessa, rimarcata dalla discontinuità dello zoccolo basamentale e delle fasce marcapiano. Autore fu, come anzi detto, Cesare Bazzani (1934-35): al 1934 datano le prime proposte progettuali. Il fronte sul Lungomare, a 5 interassi scanditi da paraste adorne di fasci littori imperiali, è curvilineo convesso, scandito da signa romani, aquile e fasci littorie da tre portali in bronzo (esecuzione Officine del R. Arsenale), mentre gli alzati rimanenti hanno un andamento rettilineo. In corrispondenza dell’incrocio tra l’importante arteria stradale di via Dante ed il Lungomare, è posta l’elevata torre quadrangolare, nel cui basamento è il sacrario dei Caduti Fascisti, sovrastato dall’arengario, mentre l’armonioso coronamento ospita la campana che salutò la proclamazione dell’Impero. Su tale campana venne incisa un’epigrafe dettata dal solito Cav. Avv. Alessandro Criscuolo: NEL NOME D’ITALIA / I MIEI RINTOCCHI / ANDRANNO PER L’AERE / GLORIFICANDO / LITTORIE GESTA / ITALICHE VITTORIE / E DEL DUCE / L’APOTEOSI. La torre civica è evidente reminiscenza delle antiche torri dei Comuni italiani, e quindi carica di valenze simboliche ed iconologiche, che ritroviamo in analoghi progetti coevi: ad esempio nella torre in piazza della Vittoria a Brescia (M. Piacentini, 1929-32), nella torre del Palazzo della Provincia a Bari (S. Dioguardi, 1932-35) – dedicata anch’essa ai Caduti della Rivoluzione – , e soprattutto nei progetti per le città di fondazione del Regime:  Littoria (O. Frezzotti, 1932), Sabaudia (G. Cancellotti – E. Montuori – L. Piccinato – A. Scalpelli, 1933), Aprilia, Pontinia e Pomezia (C. Petrucci, 1935-38). Su di un fronte laterale si trovava – ormai cancellata –  l’epigrafe recante il Discorso del Duce per la proclamazione dell’Impero (9 maggio 1936-XIV): IL POPOLO ITALIANO / HA CREATO COL SVO / SANGVE L’IMPERO / LO FECONDERA’ COL / SVO LAVORO E LO / DIFENDERA’ CONTRO / CHIVNQVE CON LE / SVE ARMI / MVSSOLINI / ROMA IX MAGGIO MCMXXXVI – XIV E. F.  I pregevoli arredi interni (Ditta Sebastiano Natrella di Bari) vennero anch’essi curati dall’architetto. Nella Sala delle adunate della Casa del Fascio si possono tuttora ammirare gli splendidi affreschi dei fratelli Mario Prayer (Torino 1887-Roma 1959) e Guido Prayer (Venezia 1898 – Bari 1968). I Prayer si formarono all’Accademia di Belle Arti di Venezia, si distingue per la luminosità e la leggerezza del tratto, che risente sia dell’influsso dei Maestri della Scuola Veneta, sia dello stile floreale in auge nei primi anni del secolo; tuttavia, la grazia dei dipinti “da cavalletto” e delle decorazioni un po’ frivole per le dimore private (che abbracciano tout court lo stile Liberty) lasciano il posto negli affreschi celebrativi ad una compostezza classica che fonde severità e armonia, richiamandosi alle antiche Virtù civili. Sulla parete sud della Sala delle adunate sono esaltate alcune importanti imprese militari della Grande Guerra, dalla “Beffa di Buccari”, al volo del Vate Gabriele D’Annunzio su Vienna. Sulla parete est sono rappresentate le Arti: Scultura, Pittura, Musica, Architettura (rappresentata dall’erezione di una colonna romana), Poesia ed Arte Militare (rappresentata allegoricamente da un Bersagliere che porta la Civiltà nell’Africa Orientale Italiana, identificabile dalla presenza delle dune sabbiose e di un palmizio sullo sfondo); in alto, la rappresentazione delle quattro Città Marinare, attraverso i loro stemmi comunali e i loro edifici più significativi: il campanile del Duomo (Amalfi), la celebre Torre pendente (Pisa), la colonna del Leone di S. Marco (Venezia), la Lanterna (Genova); ad esse si ricongiunge idealmente Taranto, attraverso il suo emblema (il Dio Nettuno che cavalca un delfino e la scritta “TARAS”, che rivela l’antica origine magnogreca). Sulla parete ovest, le Scienze: Geografia, Chimica, Fisica, Filosofia, sulle quali campeggiano il potere religioso e civile, simbolicamente espressi attraverso la raffigurazione di celebri monumenti romani: la Statua dell’Augusto di Prima Porta, il Campidoglio e il Foro Romano, la Lupa Capitolina e le insegne delle legioni romane, S. Pietro in Vaticano, l’Arco di Tito. Sulla parete del lato nord, campeggiano i Mestieri: la Cantieristica Navale (omaggio alla vocazione marittima cittadina, il cui porto militare fu notevolmente potenziato nel Ventennio, in vista delle conquiste coloniali), che occupa l’intero lato sinistro guardando la porta, la Siderurgia, l’Arte Tessile, l’Arte Ceramica, il Commercio e l’Agricoltura, sul lato destro. Nei due sovrapporta, aquile romane e rotoli di papiro, simmetricamente disposti ad inquadrare le scritte “ARTES” e “SCIENTIA”. In un angolo del salone, la dicitura SPQT (SENATVS POPVLVSQVE TARENTINVS) sopra cui si trovano i simboli cittadini, il delfino e lo scorpione. Tratto da: Simone DE BARTOLO, Architettura e scultura monumentale del Ventennio a Taranto e in Provincia, Bari 2020, Edizioni L’Arco e la Corte).


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