Francisco Franco

Spread the love

Fascismo o fascismi? Se il Fascismo, a detta di Mussolini, non fu “merce d’esportazione”, ancor meno lo fu l’arte fascista. In queste poche righe, tratteremo, per sommi capi, la questione dell’arte franchista. Così come in politica il Caudillo Francisco Franco Bahamonde (El Ferrol 1892-Madrid 1975) non fu mai fascista (era un militare, cattolico, nazionalista, monarchico e conservatore), analogamente non fu fascista l’arte in Spagna sotto Franco: a differenza di Hitler, il Generalissimo non impose un’arte di Stato; a differenza di Mussolini, non seppe (e non volle) mai dare soverchia importanza all’arte. L’arte durante il franchismo non fu veicolo di propaganda né ebbe uno stile proprio o caratteristiche riconoscibili. Tra l’altro, una “propaganda franchista” di fatto non è mai esistita: già nel periodo della guerra civile, il richiamo era alla difesa della Patria e della Religione dalla violenza bolscevica (una violenza rossa che, peraltro, trovò il consenso di artisti famosi come Picasso), non certo al programma politico dei falangisti. La propaganda fu perlopiù clericale, ossia funzionale a preservare il sentimento religioso popolare: ne costituisce un esempio il famoso film “Marcellino pane e vino” (1955), che per l’appunto non ha nulla di “fascista” e neppure di nazionalista in senso stretto. Nell’architettura, si tende ad ibridare il classicismo con certo razionalismo moderato: esempio peculiare è lo stile “classicista semplificato” del Santuario dei Caduti nella Guerra Civile (Valle de los Caídos). Il colossale santuario, ubicato a 49 km da Madrid, fu eretto nel 1942-58 su progetto dell’Arch. Don Pedro Muguruza Otano (Madrid 1893-1952), falangista di provata fede, per onorare degnamente la memoria dei Caduti della guerra civile, sia quelli franchisti, che quelli repubblicani: un esempio di pacificazione che purtroppo né i regimi comunisti né quelli “democratici” hanno mai perseguito. Tale monumento – non a caso denominato “Monumento Nazionale ai Caduti per Dio e per la Spagna nella Guerra di Liberazione” – è una rappresentazione icastica del regime spagnolo: l’intero complesso è infatti dominato dalla grande Croce – la più alta d’Europa – similmente al franchismo, che ha sempre vissuto all’ombra del clero e della Religione cattolica. Si è parlato spesso del rapporto amichevole tra Franco e il pittore Salvador Dalì (Figueras 1904-1989). Certo, Dalì non nascose la sua ammirazione per il Generalissimo (prima della guerra, dopo un passato anarchico, si era avvicinato alle idee di Mussolini e financo al nazionalsocialismo di Hitler), ma è altrettanto vero che il dittatore spagnolo pur ricambiandone la stima, non ne condivideva i gusti. Il Generalissimo, infatti, era conservatore anche in pittura: il suo pittore prediletto era Ignacio Zuloaga (Eibaro 1870-Madrid 1945), che nel 1941 dipinse un famoso ritratto di Francisco Franco (immagine in calce). Zuloaga fu l’epigono della grande tradizione pittorica spagnola: quella di Velasquez e Goya, tanto per intenderci. Un eccellente pittore, che realizzò opere veramente magnifiche: opere senza tempo, che tuttavia non hanno il carattere peculiare – per fare un facile esempio – di un Sironi o di un Funi. Nella scultura, così come in pittura, prevalsero i soggetti religiosi: il maggior scultore spagnolo dell’epoca fu Juan de Àvalos (Mérida 1911-Madrid 2006), che predilesse l’arte sacra. In conclusione, possiamo tranquillamente affermare che un’arte franchista, nel senso proprio del termine, non è mai esistita.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *