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G. K. Chesterton (1874-1936) è passato alla storia per aver creato Padre Brown, il capostipite di una serie di preti-detective letterari e televisivi, che giunge fino ai tempi odierni con il nostrano Don Matteo, portato al successo da Terence Hill. Padre Brown usa una logica tagliente, tuttavia la sua è una logica ben diversa dall’implacabile metodo scientifico di Sherlock Holmes o del dottor Thorndike: non valuta indizi di tipo materiale, come la cenere di sigaro, che spesso ricorre nei romanzi di Conan Doyle e Austin Freeman; è piuttosto un indagatore dell’animo umano, la cui arguzia lo avvicina alla Miss Marple di Agatha Christie, ma, a differenza della simpatica e disincantata vecchina, il pretino cattolico conserva intatta la fede nella redenzione dell’uomo.

   Abbiamo divagato, ma Chesterton ci perdonerà, perché ha il nostro stesso vizio: “non sono capace di parlare di nulla senza insieme parlare di tutto”, afferma a un certo punto l’Autore, sicché dalla sepoltura di Pietro – sulla cui tomba fu costruita la Basilica Vaticana – alla disputa tra Gregorio III e gli Iconoclasti, passando per gli splendori del Rinascimento e le tormentate visioni del Barocco, si giunge infine alla Roma di Pio XI e di Mussolini. È un peccato, dobbiamo dirlo, che non siano stati riportati in questo bel volume i colloqui che Chesterton ebbe con questi due eminenti personaggi storici (fu Chesterton stesso a non riportarli qui, sebbene abbia inserito un paio di appendici…). Chesterton chiese ed ottenne udienza dal Duce e dal Pontefice proprio nell’anno in cui, di comune accordo, era stata posta fine all’annosa questione Stato-Chiesa, attraverso il Concordato ratificato nel febbraio 1929 (la permanenza dello scrittore a Roma data dal novembre 1929 al gennaio 1930). Siamo certi, tuttavia, che l’intervista di Chesterton a Mussolini sarebbe stata ben più brillante di quella di Emil Ludwig.

   Chesterton fu un gigante della letteratura inglese del XX secolo: narratore prodigioso, giornalista brillante, raffinato scrittore, abile polemista, si convertì al Cattolicesimo nel 1922, proprio nell’anno in cui il Fascismo avviò quella “Resurrezione di Roma” di cui fornisce in questo libro un’interessante trasposizione letteraria: The Resurrection of Rome (1930), per l’appunto. Una resurrezione che la Città Eterna nuovamente attende, e che sembra ancora lontana: non è certo l’elezione al soglio pontificio del nuovo Papa Leone XIV a darci speranza (!). Chesterton non fu fascista, non aderì mai al “fascismo inglese” – Sir Oswald Mosley avrebbe fondato il suo partito British Union of Fascists nel 1932, un paio d’anni dopo il pellegrinaggio romano di Chesterton – ritenendo, esattamente come Mussolini, che il Fascismo non fosse “merce d’esportazione”. Ma, al contrario di molti suoi compatrioti, si guardò bene dall’antifascismo. Fu un cattolico conservatore, decisamente ostile al bolscevismo – del quale denunziò gli orrori – ma anche alla massoneria ed alla plutocrazia, tre mali del nostro tempo indissolubilmente legati tra loro. Egli fu dunque un osservatore imparziale dell’Italia fascista, ma, nel contempo, un sincero ammiratore di Mussolini. Come il suo Padre Brown, Chesterton ha saputo leggere nel cuore degli uomini, oltre i superficiali giudizi dei farisei.


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