Gino Boccasile

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PARTE 2 – L’IMPEGNO NELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA

Con l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale (1940-45), l’arte di Gino Boccasile si mette al servizio della patria, esaltando i valori di coraggio e sacrificio. Il suo impegno civile è fondato sul patriottismo e sulla fedeltà ai propri principi. Boccasile, attraverso la sua agenzia ACTA, lavorò per l’Ufficio Propaganda del Ministero della Guerra: le sue opere di questo periodo, manifesti e cartoline, riportano l’immagine di un esercito forte e disciplinato. Tra le sue creazioni, c’è la cartolina “Vincere!” (1940), che mostra la statuaria e imponente figura di Mussolini, affiancata dalla statua ellenistica della Nike di Samotracia, simbolo di vittoria. Il manifesto “Tacete! Il nemico vi ascolta” (1941-42) è forse l’opera più celebre di questo periodo: attraverso uno stile realistico crudo e dai toni cupi, l’illustrazione del biondo soldato inglese in ascolto per carpire segreti militari trasmette un senso di diffidenza e sospetto. Questo manifesto, essenziale e d’impatto, si distinse da lavori più allegorici di altri artisti, diventando un’icona dell’epoca. In occasione del Ventennale della Marcia su Roma (1942), Boccasile realizzò il manifesto per la Mostra della Rivoluzione. L’immagine presenta una statua della Patria con tratti mussoliniani, che incide la lettera “M” sul suo scudo, un motivo ricorrente nella grafica propagandistica del periodo. L’artista illustrò anche il dolore e il sacrificio delle donne italiane, come nel manifesto “La Donna italiana colle sue rinunce e coi suoi sacrifici, marcia insieme ai combattenti” (1942), che mostra una figura femminile molto diversa dalla garrula e spensierata “Signorina Grandi Firme”. La sua opera divenne uno specchio della realtà del tempo, riflettendo le sofferenze del popolo.

 Boccasile rappresentò gli alleati in modo caricaturale, ispirandosi alla propaganda radiofonica di Mario Appelius (“Dio stramaledica gli inglesi”).  Gli inglesi venivano raffigurati come avidi banchieri e crudeli pirati, l’Unione Sovietica come truculento scherano bolscevica che distrugge il mondo a colpi di martello, gli americani come spietati gangster. La sua arte, in questo senso, si confermò come un potente strumento di persuasione visiva, fedele ai principi politici che Boccasile ha abbracciato con fermezza, e che mai rinnegherà.

 In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, Gino Boccasile denunziò il tradimento badogliano e si schierò senza esitazione alcuna con la Repubblica Sociale Italiana (RSI). Boccasile divenne un volontario della RSI e fu nominato tenente della 29° Divisione Granatieri SS Italiane. Le sue opere, che riflettevano un’ideologia coerente, si concentrarono sulla denuncia dei crimini commessi dagli angloamericani e dai partigiani. Il suo manifesto “Fratricidio!” (1943) evidenziava il dramma della guerra civile, accusando i traditori della Patria di aver fomentato la divisione interna per favorire il nemico. Un altro manifesto iconico del periodo è “Il mondo ci guarda. Rialziamoci, siamo ancora in tempo”, che invitava i giovani a unirsi alla Guardia Nazionale Repubblicana (GNR). L’immagine del soldato che si rivolge direttamente allo spettatore richiama il famoso manifesto statunitense dello Zio Sam, ma con un severo monito, ribadendo l’importanza per l’Italia di riconquistare il proprio onore. Boccasile è stato spesso accusato di razzismo per le sue raffigurazioni dei soldati angloamericani, spesso descritti come “soldataglia negra” e raffigurati in atti di saccheggio. Tuttavia, queste accuse risultano infondate se non si contestualizzano tali opere nel clima dell’epoca. La propaganda bellica di ogni nazione, inclusi gli Stati Uniti che raffiguravano i giapponesi come nanetti gialli e deformi, faceva leva sull’identità nazionale in contrapposizione al “nemico diverso”. Le teorie sulla razza erano considerate scientificamente fondate da molti luminari dell’epoca, e quindi Boccasile era “razzista” in misura non differente dalla stragrande maggioranza dei suoi contemporanei. Giudicare le sue opere con la morale odierna, senza tenere conto del contesto storico, è un approccio scorretto. Boccasile, attraverso la sua arte, intendeva mostrare la disumanità del nemico al fine di denunciarne le brutalità, come il saccheggio e l’uccisione di innocenti, temi che, in tempo di guerra, venivano usati da tutti gli schieramenti per rafforzare la giustezza della propria causa. Le mani dei nemici, nei suoi manifesti, sono spesso sporche del sangue degli innocenti, in particolare dei bambini, vittime innocenti dei bombardamenti angloamericani. Un esempio toccante è il manifesto “20 Ottobre” (1944), dedicato ai bambini della scuola elementare di Gorla, a Milano, uccisi in un bombardamento angloamericano. La sua abilità narrativa emerge nel non mostrare il momento cruento, ma la calma che precede la tragedia. L’immagine, organizzata su piani orizzontali, mostra la mano scheletrica della Morte che incombe silenziosamente sui bambini intenti a giocare, comunicando il senso della inesorabile minaccia. Una scelta artistica che rende la denuncia di Boccasile ancora più forte e toccante, evidenziando il lato più crudele della guerra.

Tratto da: BOCCASILE: Segreti, storia e illustrazioni di un maestro del ‘900 eBook : de Bartolo, Simone: Amazon.it: Kindle Store

Ebook che compendia il libro Gino Boccasile. Il pubblicitario di Mussolini dal ventennio al dopoguerra : De Bartolo, Simone: Amazon.it: Libri


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