PARTE III – IL DIFFICILE DOPOGUERRA
L’attività di Boccasile, strettamente legata al regime, gli attirò l’ostilità dei partigiani rossi: le minacce e le aggressioni, come quella subita dal suo amico e collaboratore Franco Aloi, erano all’ordine del giorno. Una situazione analoga a quella vissuta da altri artisti in Europa, come il tedesco Ottomar Anton o il norvegese Harald Damsleth, che avevano collaborato con i rispettivi regimi.
Nel 1945, con la guerra ormai perduta, si diffuse una diceria secondo la quale Boccasile si fosse convertito alla causa partigiana. Ma fu davvero così? Recluso nel carcere di Brescia, gli fu commissionato un manifesto per la Polizia partigiana. Si pensa che fu costretto a farlo, ma il risultato fu un’incredibile beffa. Boccasile dipinse un partigiano con due volti: uno scarmigliato, ribelle, e uno perfettamente rasato e in divisa, docile alla legge. Un’immagine che faceva intendere che il ribelle fosse ormai il servo del nuovo potere, pronto a obbedire agli ordini dei vincitori. Una beffa che nessuno capì. Per Boccasile non ci fu mai un’adesione alla causa partigiana. Piuttosto, il suo fu un ultimo atto di sfida verso i nuovi padroni. Dopo un periodo di serie difficoltà, Boccasile tornò a lavorare come pubblicitario. E anche allora, si ritrovò a fare i conti con la censura.
Nel 1946, il suo manifesto per i prodotti Paglieri, raffigurante una donna a seno nudo, fu accusato di oscenità e censurato. Un destino comune a molte opere d’arte che sfidavano il perbenismo, come accadde anche ai nudi di Michelangelo. Negli anni successivi, la Democrazia Cristiana (DC) usò la paura del comunismo per vincere le elezioni del 1948. Per farlo si servì anche di manifesti di propaganda, e si ipotizza che anche Boccasile abbia collaborato con la DC. Le sue opere, non firmate, avrebbero mostrato le conseguenze di una vittoria del Fronte Popolare. Sono nello stile di Boccasile i manifesti “Vota o sarà il tuo padrone” e “Difendi il tuo Comune, difenderai l’Italia”. Ma non possiamo essere certi che fossero effettivamente disegnati da Boccasile.
Si ha prova provata, invece, della militanza di Boccasile nel MSI (Movimento Sociale Italiano), per il quale disegna alcuni manifesti e cartoline di propaganda, oltre a vari lavori per associazioni di reduci della RSI. Tra queste illustrazioni, Il Miracolo (1948) è senza dubbio quella più riuscita: inizialmente stampata su manifesti, nell’anno successivo viene riprodotta sulla cartolina “Il Miracolo – 18 DICEMBRE 1949 – dedicata alla pacificazione dalle Donne del MSI”. Sul retro della cartolina in questione, è riprodotto anche il testo di una poesia dedicata ai reduci di guerra e ai profughi del fronte orientale.
Si tratta di eccezioni, in quanto dal 1946 il nostro artista si dedicò prevalentemente alla pubblicità commerciale. La sua arte mantenne una forte coerenza stilistica: a differenza di molti colleghi, che preferivano mostrare il prodotto da solo, Boccasile continuò a inserire figure umane per comunicare il messaggio. Il suo stile, riconoscibile e unico, si contrapponeva al crescente uso della fotografia e a una tendenza che privilegiava il prodotto fine a sé stesso. I suoi disegni, che spesso ritraevano scene di vita quotidiana, erano molto popolari e contribuirono a creare personaggi iconici, come il bimbo del Torrone Sperlari o la donna della Pasta Ambra, ancora oggi utilizzati. Boccasile era un maestro della composizione visiva. Lo dimostra la sua pubblicità per il Vermouth Riccadonna del 1950. L’immagine, costruita su una diagonale, trasmette dinamismo e stabilità al tempo stesso. Questo concetto, che l’artista applicava istintivamente, era lo stesso che il teorico Rudolf Arnheim avrebbe formalizzato anni dopo con il termine “ponderazione”, per indicare come l’occhio umano percepisce un’immagine in modo equilibrato.
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