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L’edificio più celebrato dalla critica tra quelli realizzati nel Ventennio a Napoli è senza dubbio il Palazzo delle Poste (1933-36), degli architetti Giuseppe Vaccaro (Bologna 1896-1971) e Gino Franzi (Pallanza 1898-Milano 1971). La direzione tecnica dei lavori spetta all’Ing. Domenico Senes, i calcoli strutturali all’Ing. Fiacchi. L’edificio, articolato in un unico blocco chiuso attorno ad una grande corte e ad altri cortili secondari, presenta sulla piazza una lunga facciata convessa la cui curvatura è sottolineata dalla vetrata terminale e dalla pensilina aggettante. Il contrasto tra i pieni e i vuoti della facciata è accentuato dall’ impiego del marmo bianco e del vetro cui s’affianca la diorite nera dei pilastri quadrangolari. La monumentalità del portale si manifesta appieno nella perfetta simmetria delle ali dell’edificio e dalla scalinata semicircolare. All’interno del vestibolo è il Monumento ai Postelegrafonici Caduti nella Prima Guerra Mondiale (1934) del celebre scultore Arturo Martini (Treviso 1889-Milano 1947) raffigurante la consueta Vittoria alata, reinterpretata secondo lo stile peculiare del noto scultore. Su questa statua, vi è un aneddoto alquanto curioso: a quanto pare, fu Mussolini in persona ad imporne il soggetto, frustrando le aspettative dello scultore.

Le soluzioni tecniche adottate per la struttura in cemento armato destarono interesse per la loro modernità. Non molti sanno tuttavia che l’edificio attuale è stato realizzato solo dopo un lungo iter concorsuale e progettuale, iniziato nel 1928; ma il fatto veramente significativo è che il progetto inizialmente approvato, seppur di analogo impianto planimetrico, è del tutto diverso in alzato da quello effettivamente realizzato. Ciò appare alquanto sconcertante, poiché quello che viene presentato dalla critica come edificio esemplare del Razionalismo è in realtà il risultato della rivisitazione di un’architettura di matrice prettamente accademica, come si può facilmente constatare vedendo le illustrazioni allegate. Il grande critico d’arte Ugo Ojetti (Roma 1871-Firenze 1946) non mancò di ironizzare su quest’edificio e sul suo autore: “Vaccaro non è Brunellesco, ma anche una facciata non è un costume da veglione”; chiaro il riferimento alle modifiche della facciata, paragonata ad un “costume da veglione” che, in ossequio al modernismo dei tempi nuovi, muta il proprio stile.
Il rivestimento della facciata si caratterizza per la bicromia data dal basamento in diorite nera di Baseno e dall’elevazione in lastre di marmo di Vallestrona (quest’ultimo già applicato da Vaccaro nel Salone del Consiglio del Palazzo delle Corporazioni a Roma).
Il Concorso bandito nel 1928 vide la partecipazione di importanti architetti, quali Pietro Aschieri (Roma 1889-1952), Alessandro Limongelli (Roma 1890-1932), Cesare Bazzani (Roma 1873-1939) e Marcello Canino (Napoli 1895-1970). I progetti prescelti per il secondo grado furono: 1. Arch. Pietro Aschieri-Ing. Giacomo Giobbe di Roma; 2. Ing. Arch. Marcello Canino di Napoli; 3. Arch. Alessandro Limongelli di Roma; 4. Arch. Armando Titta di Torino-Arch. Corrado Capezzuoli di Bologna; 5. Arch. Giuseppe Vaccaro di Roma.
La Commissione giudicatrice era così composta: Gr. Uff. Biagio Borriello, Deputato al Parlamento, Membro del Consiglio di Amministrazione delle Poste e Telegrafi, presidente; Gr. Uff. Dott. Ettore Cambi, Ispettore Generale di Ragioneria, Membro dei Consigli delle Poste e Telegrafi e delle Ferrovie dello Stato, membro; Comm. Gino Chierici, Sovrintendente per l’Arte Medioevale e Moderna della Campania, membro; Comm, Vito Saracista, Ispettore Superiore all’Amministrazione delle Poste e Telegrafi, membro; Cav. Uff. Ing. Umberto Leoni, Ispettore Centrale nell’Amministrazione delle Poste e Telegrafi, membro; Cav. Uff. Ing. Mario Folinea, Ingegnere Capo del Comune di Napoli, membro; Comm. Prof. Arch. Ing. Gustavo Giovannoni, Direttore della Scuola Superiore di Architettura di Roma, Presidente per il piano regolatore di Napoli, membro; Comm. Prof. Ing. Carlo Laneri, della Scuola per gli Ingegneri di Napoli, membro; Comm. Prof. Arch. Giuseppe Boni, Vice-segretario del Sindacato Nazionale Architetti, membro.

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