Arcadio Ferranti, chi era costui? Qualche tempo fa il suo nome balzò agli onori delle cronache artistiche per un ennesimo caso di depauperazione del nostro patrimonio artistico: la demolizione del Teatro – Casa del Fascio di Gambassi Terme (Firenze), sostituito da un orrendo cubo in cemento ingabbiato di travature rosse (un vero pugno nell’occhio). Una vicenda che ha visto la mobilitazione, purtroppo vana, della cittadinanza tutta e di intellettuali come il noto critico, storico dell’arte e scrittore Vittorio Sgarbi (all’epoca Sottosegretario alla Cultura).
Il Teatro in questione, costruito tra il 1920 e il 1927 per onorare il sacrificio dei Caduti nella Grande Guerra (parecchi edifici, soprattutto asili e scuole, vennero dedicati ai Caduti, non soltanto “monumenti” in senso stretto), nel 1929 divenne Casa del Fascio per poi mutarsi in Teatro Sociale nel dopoguerra, fino alla definitiva chiusura – nel 1963 – che ne determinò il progressivo deterioramento strutturale. Il progetto dell’edificio, che rientra appieno nello stile neorinascimentale in auge negli anni ’20 del secolo scorso, fu redatto per l’appunto dal Ferranti, in collaborazione con l’ingegner Enrico Marabotti per la parte tecnica.
Arcadio Ferranti, nativo di Ascoli Piceno,fu un architetto-scultore formatosi all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove fu allievo di Ettore Ferrari (Roma 1845-1929) – artista fin troppo noto per tracciarne un profilo biografico in questa sede – per poi passare all’insegnamento nello stesso istituto, previa raccomandazione dell’anziano maestro, il che deve far presumere che fosse anch’egli affiliato alla massoneria, come notoriamente lo era Ettore Ferrari. Fondatore e principale animatore del Circolo Artistico di Ascoli Piceno, ebbe una figlia poetessa Lea Ferranti (Roma 1919 – Ascoli Piceno 2003). Non era inusuale all’epoca che esercitassero la professione di architetti anche i diplomati negli istituti di belle arti: anzi, era una prassi piuttosto comune, visto che parecchi architetti provenivano dagli istituti di studi artistici, basti pensare ad architetti come Giuseppe Sacconi, Manfredo Manfredi, Cesare Augusto Corradini e tanti altri. Oltre all’edificio in questione, non più esistente, il Ferranti ebbe a realizzare alcuni monumenti ai Caduti nella Grande Guerra, tra i quali spiccano quelli di Arquata del Tronto (1927) e Cossignano (1927) in provincia di Ascoli Piceno. Si tratta di un’opera di arte del Ventennio che avrebbe dovuto essere conservata, e non distrutta per consentire l’ennesimo scempio architettonico (!).
Le notizie storiche sul teatro, ormai demolito, si trovano in: Politica – Montaione
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