Margherita di Savoia

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   Margherita di Savoia è una località rinomata per le sue Terme: il primo Stabilimento Termale (1929-30) risalente al Ventennio, venne sostituito da un nuovo fabbricato (1947), anch’esso poi soppiantato per esigenze utilitarie da quello attuale (1988). La Casa del Fascio di Margherita di Savoia (giugno 1942-XX) dell’Arch. Sergio Mezzina (Molfetta, Bari 1910 -Roma?), consta di due volumi distinti, il corpo principale a sviluppo orizzontale articolato su due piani scanditi da pilastri, e la torre littoria, un parallelepipedo che curiosamente si sviluppa in profondità anziché in altezza, unificati dall’ingresso coperto da una pensilina fortemente aggettante. L’ornamentazione è ridotta all’essenziale: due bassorilievi con l’aquila imperiale e i fasci littori stilizzati. Interessante è il raffronto di questo progetto (n. r.), dal punto di vista stilistico, coi coevi progetti di Luigi Moretti per l’E42 (1937-42) che rivelano l’aderenza al “razionalismo classicista” teorizzato in quegli anni dal Piacentini.

   La Chiesa Parrocchiale della B. M. V. Addolorata (Capomastro Michele Zefferino, 1940-56) è di stile neogotico. Il partito architettonico centrale è dominato da una possente torre campanaria, e da un protiro d’ingresso a timpano triangolare che inquadra una lunetta leggermente archiacuta contenente un bel mosaico raffigurante la Madonna Addolorata, cui la Parrocchiale è dedicata; la torre viene alleggerita da una trifora ad archi ogivali e da un orologio, e nell’attico (cella campanaria) da monofore archiacute su ogni lato; lesene, stipiti, fasce marcapiano e le tipiche decorazioni ad archetti pensili sono in pietra di Trani, mentre i paramenti murari sono in mattoni rossi, determinando la caratteristica bicromia tipica di molte architetture neo-medievali. Lo schema della facciata, a salienti con torre campanaria centrale (ad evidenziare la sequenza verticale protiro-trifora-rosone-monofora) è uno schema originale, del tutto inusuale nel Gotico Italiano; schemi simili a questo possono ritrovarsi soltanto nel Gotico d’Oltralpe, un esempio è dato dal Duomo di Ulma (1377-1530) in Germania (sebbene sia molto differente dalla nostra chiesa, specie nelle proporzioni della torre campanaria, una delle più alte d’Europa). In altre sue opere, il capomastro Zefferino si mantiene vicino – come la maggior parte degli architetti – agli esempi locali, espressione del Romanico pugliese, molto distanti dal Gotico Internazionale; questa chiesa costituisce quindi un unicum nel panorama dell’architettura eclettica delle chiese pugliesi otto-novecentesche. Sebbene fosse stata prevista la costruzione di un gruppo di Case Popolari, ne furono realizzate tardivamente nel secondo dopoguerra (1945-60) nell’ambito del Piano INA-Casa, il cosiddetto Piano Fanfani.

   Sulla facciata del Municipio, troviamo due lapidi commemorative disposte specularmente rispetto al portale d’ingresso. La lapide (1927) a sinistra celebra il battesimo della città, che prende il nome – come è noto – da S. A. R. la Regina Margherita di Savoia, come ricordato nell’epigrafe sullo specchio della medesima: UNIFICATA L’ITALIA / APPARVE ALLA NUOVA COSCIENZA CIVILE / QUESTA REGIONE PUGLIESE / IN INCREDIBILE ANTITESI / SITICULOSA E PALUSTRE. / LAVORATORI TENACI / LA TRAMUTARONO IN PLAGA FERTILISSIMA / STATO E POPOLO / VI HAN CREATO VASTA OPULENTA SALINA DEL REGNO / INVOCANDO ED OTTENENDO / SIN DAL 1879 / CHE LA INCIPIENTE CITTÀ / SI ONORASSE DEL NOME AUGUSTO / DI / MARGHERITA DI SAVOIA / FU CONNUBIO DI REALTÀ DI FEDE DI SCIENZA / ORA LA PRIMA ONORANDA REGINA D’ITALIA / AVVINTA AL FATO UMANO / CI HA LASCIATI IN PROFONDA AMAREZZA / NEL PANTHEON DI ROMA / GUARDEREMO LE VIRTÙ SUBLIMI / DEL SUO SPIRITO ETERNO / ED INSIEME IL NOME PURISSIMO / DI QUESTO ASTRO D’ITALIA / RIFULGA PER SEMPRE / SULL’AMPIO LIDO OCCIDENTALE DELL’ADRIATICO / MEMORIA MONITO FATTORE SOLENNE DI REDENZIONE / PE’ CAMPI PUGLIESI FATIDICI / DOVE ROMA SCONFITTA RISORSE. / IL COMUNE / [—] GENNAIO MCMXXVII. La cornice modanata ornata da rosette è sormontata da una targa su cui poggiano foglie di quercia ed un cuscino su cui è adagiata la corona reale, trasparente allusione alla regalità della Sovrana che ha dato il suo nome alla città; ai lati della corona, due capitelli d’anta jonici, che ritroviamo identici nell’altra lapide.    La Lapide a destra costituisce il Ricordo ai Caduti di Margherita di Savoia (1927) e reca la seguente epigrafe: IL NOME DEI SUOI VALOROSI / CADUTI NELLA GUERRA 1915-18 / MARGHERITA DI SAVOIA / QUI VOLLE ONORATO / CONSERVANDONE ORGOGLIOSA / IL RICORDO. Tra i due capitelli d’anta jonici, collocata su di una mensola è un busto raffigurante il Fante morente, in cui l’espressione del dolore rimanda a coeve sculture di Adolfo Wildt; tuttavia, a differenza che in Wildt, qui non vi sono reminiscenze neogotiche ed espressionistiche: l’espressività è forte, ma temperata dall’ispirazione classica dell’autore. Un ulteriore rimando alla classicità è dato dalla figurina della piccola Vittoria alata, su di una targa con l’iscrizione SPQR (SENATVS POPVLVSQVE ROMANVS) che rimanda ai signa romani.


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