Il R. Istituto Magistrale “P. Virgilio Marone” (1934-36) sito in piazza Ascoli (oggi Liceo Virgilio) è un’opera emblematica della produzione matura dell’Arch. Ing. Renzo Gerla (Milano 1901-?), tecnico del Comune di Milano, che, dopo inizi novecentisti e Art Déco, approda ad un razionalismo che mira a sintetizzare scuola romana (Piacentini, Vannoni) e milanese (Muzio, Portaluppi). Gerla, allievo di Ambrogio Annoni (Milano 1882-1954) al Politecnico di Milano, è uno dei protagonisti dimenticati dell’architettura milanese, e meriterebbe una riscoperta.
Il fabbricato è stato tra i “protagonisti” del film Romanzo popolare (1974) di Mario Monicelli, interpretando il ruolo della caserma in cui lavora il carabiniere Giovanni Pizzullo (Michele Placido); il fronte in quell’epoca (erano passati una quarantina d’anni dalla costruzione) si presentava cadente e sporco, perfettamente intonato ai colori di una Milano industriale fuligginosa e sbiadita, palcoscenico di personaggi malinconici, che adesso non esiste più.
“L’Istituto Magistrale Virgilio a Milano sorge su un’area a forma di pentagono fortemente irregolare […] che il progettista ha saputo utilizzare col massimo accorgimento. La facciata principale, a forma di emiciclo, e i due lunghi fianchi convergenti verso la via Gaio, contribuiscono a dare all’edificio un aspetto imponente, mentre la disposizione è semplice ed organica. Tre sono gli accessi, cioè un ingresso principale, uno per gli alunni del corso inferiore ed uno per quelli del corso superiore; inoltre vi sono due accessi di servizio, entrambi carrai. Ciascun corpo di fabbrica è costituito da un corridoio e da una fila di aule che prospettano tutte il grande cortile della scuola. L’edificio è a tre piani fuori terra, oltre il terreno rialzato. Quest’ultimo comprende il grande atrio principale d’ingresso, i locali della portineria e della segreteria, il deambulatorio principale che dà accesso all’Aula Magna. In primo piano sono i locali della Presidenza, la sala di Consiglio dei professori, la biblioteca, la sala di lettura, la sala convegno alunni, dodici aule e la bidelleria. Al secondo piano vengono disposti una sala dei professori, laboratori e musei, dodici aule e servizi accessori; al terzo piano una sala dei professori, l’aula di fisica, una saletta per i professori, laboratori e musei, due aule di disegno, un’aula di canto, e tredici aule. […] La forma architettonica dell’edificio risponde all’intento di ottenere, con semplicità di mezzi, effetti di nobiltà e di chiarezza. Il fabbricato è costruito in muratura di mattoni per le strutture verticali, […] tutte le impalcature sono in cemento armato. Gli intonaci sono di Terranova, i pavimenti in linoleum […] questa costruzione, progettata ed eretta con una larghezza di materiali e di servizi sinora inconsueta, segna indiscutibilmente il passo verso un nuovo indirizzo nel campo dell’edilizia scolastica, e torna ad onore del Municipio di Milano che l’ha voluta, e del progettista arch. Renzo Gerla, che con rara genialità e competenza ha saputo concepire ed attuare con razionale dignità di impianto e di forma questa nuova casa della scuola” [Nuova scuola a Milano, in Edilizia Moderna, A. 1936, n. 23].



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