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Il Tempio della Vittoria dedicato ai Caduti Milanesi nella Grande Guerra, ubicato in piazza S. Ambrogio, sorge nel luogo dell’antico Coemeterium ad Martyres nei pressi della Basilica di S. Ambrogio. Il progetto è dell’Arch. Giovanni Muzio (Milano 1893-1982), coadiuvato da colleghi: Arch. Alberto Alpago Novello (Belluno 1889-1985), Arch. Ottavio Cabiati (Firenze 1889-1986), Arch. Gio Ponti (Milano 1891-1979), Arch. Tomaso Buzzi (Sondrio 1900 – Rapallo 1981). Il fabbricato è a pianta ottagonale, a ricordo delle 8 porte della città (Comasina, Giovia, Nuova, Orientale, Romana, Ticinese, Tosa, Vercellina), con deambulatorio; ha un’altezza complessiva di m. 43 ed è perimetrato da un recinto definito da una successione di archi in in diorite, che fornisce un pittoresco contrappunto al marmo bianco del tempietto. Vari sono i modelli cui si rifanno gli autori: in particolare, il Mausoleo di Teodorico a Ravenna per il basamento, la Torre dei Venti ad Atene (I sec. a. C.) per il tiburio, alla cui sommità si staglia la lanterna dotata di faro elettrico visibile a 15 km di distanza. L’intera composizione è unificata da uno stile neo-cinquecentesco di matrice palladiana: Muzio infatti ha una forte predilezione per Palladio, mostrata fin dalle prime opere (come la famosa Ca’ Bruta del 1919). Nella nicchia centrale, si staglia la statua di Sant’Ambrogio, di Adolfo Wildt (Milano 1868-1931): il Santo Patrono brandisce il flagello e calpesta le serpi che alludono ai 7 vizi capitali. Nei lacunari della volta si trovano gli altorilievi raffiguranti Santi protettori delle varie Armi: S. Martino, S. Barbara, S. Giorgio, di Franco Lombardi (Milano 1891-Miazzina, Novara 1943). Il portale a sinistra della statua ricorda le battaglie del 1915; affianca detto portale la nicchia della Venezia Tridentina, ove sono allegoricamente raffigurate le sei città liberate: Trento, Rovereto, Riva, Bressanone, Merano, Bolzano; nell’archivolto è l’aquila alpina sovrastante i simboli degli Arditi, dei Bombardieri, dei Fanti e degli Alpini. Nel portale dedicato al 1916 sono incisi i nomi delle località che videro rifulgere il valore italiano. Nel fronte postico è l’arco delle virtù militari, il cui fregio è ornato dai simboli delle varie armi; nei lacunari della volta, bassorilievi (scultore Supino), raffiguranti: l’Ardimento, la Disciplina, il Sacrificio. Dopo il portale del 1917, segue la nicchia della Venezia Giulia con l’arco di trionfo del Mare Adriatico, recante i bassorilievi (scultore Maiocchi) figuranti le 6 città riunite alla Patria: Aquileia, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Zara (città italiane occupate dagli slavi dopo l’ultima guerra); nel fregio l’Aquila delle vittorie marittime; nei lacunari della volta, bassorilievi figuranti la Fedeltà e la Tradizione Romana (scultore Zamboni). Il portale del 1918, anno della Vittoria, reca appunto incise le località teatro delle battaglie vittoriose che condussero alla fine della Grande Guerra; da questo portale si accede alla cripta. Nella cripta, tavole in bronzo sono affisse alle pareti con incisi i nomi dei 10.000 Caduti milanesi.


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