“All’Università Cattolica […] hanno contribuito economicamente milioni di italiani, tra i quali si trovano nomi non del tutto ignoti, e […] sorge ricca di mezzi con un’eccellente biblioteca, con l’adesione di professori non ultimi nell’arengo scientifico” (Giuseppe Prezzolini).
Il giudizio di Giuseppe Prezzolini (Perugia 1882-Lugano 1982), il quale, dobbiamo rammentarlo, è stato il maggior teorico del conservatorismo italiano (suo il celebre Manifesto dei Conservatori, 1972), suona tuttora attuale. Tuttavia, tale giudizio si riferiva all’ateneo cattolico quando esso ancora occupava l’antica sede: la sede originaria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore era ubicata in via Sant’Agnese, nell’ex convento delle Umiliate, ristrutturato come abitazione e dotato di una facciata in stile neoclassico del noto architetto Luigi Canonica (Tesserete, Canton Ticino 1762-Milano 1844). Il fondatore nonché primo Rettore dell’Università fu, fino alla sua scomparsa, Padre Agostino Gemelli (Milano 1878-1959). Il rapporto di Padre Gemelli col Regime fascista è controverso, ma non intendiamo addentrarci nella questione: semplicemente, come la maggior parte del clero, Egli convisse pacificamente con il governo mussoliniano, fautore del Concordato. Furono pochi i prelati apertamente schierati pro o contro: ad esempio, il famoso Don Minzoni (assassinato da fascisti, sebbene in circostanze mai del tutto chiarite) e il molto meno famoso, poiché apertamente fascista, Don Tullio Calcagno (trucidato da partigiani comunisti). In quanto al famoso Don Sturzo, certamente fu antifascista, ma, nel dopoguerra – anche se pochi lo sanno – promosse una crociata anticomunista, auspice Papa Pio XII, fiancheggiando apertamente il MSI che dell’esperienza fascista era l’erede diretto. È dunque chiaro che parlare di una Chiesa “fascista”, o, per contro, di una Chiesa “antifascista” è un non senso, utile soltanto ad alimentare una propaganda di parte.
La nuova sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (1927-32), tuttora in uso, fu realizzata dall’Arch. Giovanni Muzio (Milano 1893-1982) in collaborazione con l’Ing. Pier Fausto Barelli (Milano1887-Bergamo 1963). I due professionisti avevano già collaborato svariate volte, in quanto Muzio aveva iniziato la propria carriera professionale nello Studio Barelli-Colonnese, e proprio alle loro dipendenze – pur mostrando una piena maturità creativa scevra dai condizionamenti di un normale apprendistato – aveva redatto il progetto della celebre Cà Bruta. La nuova sede dell’Università fu solennemente inaugurata il 6 gennaio 1930, con la benedizione della maestosa statua di Cristo Re (1929) – opera pregevole dello scultore Giannino Castiglioni (Milano 1884-1971) – da parte del Card. Alfredo Ildefonso Schuster (Roma 1880-Venegono Inferiore 1954) Arcivescovo di Milano (1929-54), che poi entrerà nei libri di Storia per il suo ruolo nell’organizzazione delle trattative tra il Governo Fascista Repubblicano e il cosiddetto CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). È il caso di ricordare che il dogma della Regalità di Cristo fu promulgato da Papa Pio XI (Achille Ratti, 1922-39) nell’Enciclica Quas Primas (11 dicembre 1925): il Pontefice è raffigurato dallo stesso scultore Castiglioni con la statua bronzea Papa Pio XI (1939) nella Sala dello Zodiaco. Altra opera artistica da segnalare è la pala d’altare Sacro Cuore di Gesù (1921) di Lodovico Pogliaghi (Milano 1857-Varese 1950), proveniente dalla cappella della vecchia sede di via Sant’Agnese.
Il complesso monumentale progettato da Muzio riesce ad integrare senza dissonanze i nuovi corpi di fabbrica con i due magnifici chiostri bramanteschi, sopravvissuti alla soppressione dell’antico convento cistercense di Sant’Ambrogio: l’università, infatti, sorge nell’area retrostante l’abside della chiesa omonima, nei pressi del Monumento ai Caduti, anch’esso opera di Muzio (con aiuti).
Il corpo di fabbrica contenente l’ingresso monumentale presenta un paramento in laterizio, mentre il portale è in granito sormontato dalla predetta statua di Cristo Re; nella sua composizione architettonica, il portale rimanda inequivocabilmente a quello del Palazzo D’Accursio a Bologna, ed è sormontato da un torrino con orologio e cella campanaria.
Al 1933-34 datano i primi ampliamenti, resi necessari per via del costante incremento della popolazione universitaria: a questo periodo datano i collegi maschili Augustinianum e Ludovicianum in via Necchi. Nel 1938 viene realizzato anche il collegio femminile Marianum nonché un nuovo edificio per le aule in vicolo S. Agostino. Nel dopoguerra lo stesso Muzio porta a compimento il complesso, con la realizzazione del padiglione di Psicologia (1944-46) e del Refettorio (1949) in via Necchi.


Lascia un commento