Il Palazzo del Viminale, dal punto di vista cronologico, esulerebbe dalla nostra trattazione; tuttavia, esso costituisce una dimostrazione di sostanziale continuità tra periodo liberale ed era fascista, ad onta della definizione crociana del Fascismo come “parentesi nella Storia d’Italia” e nonostante “gli stanchi schemi di Manfredo Manfredi” (SAPORI 1953, p. 75). Da questo punto di vista, appare sintomatico l’atto di damnatio memoriae antifascista perpetrato in età repubblicana con l’asportazione delle maniglie bronzee di alcune porte, modellate con aquile e fasci littori: il progetto di quelle maniglie datava al 1919 e certamente l’architetto Manfredo Manfredi (Piacenza 1859 – Roma 1927) non poteva aver fatto, per ovvi motivi, un omaggio al Regime di Mussolini con così largo anticipo (!). Il fascio consolare (simboleggiante la giustizia) è reiterato anche nel fregio pittorico della Galleria delle regioni, anch’esso databile ad epoca prefascista (1920); sembrerebbe dunque che Mussolini si sia appropriato di un “logo” già presente tra i simboli nazionali, il che è sintomatico, giacché il Fascismo si è sempre posto in continuità con la Storia d’Italia e non in antitesi rispetto ad essa (a differenza del bolscevismo, che trae modelli e simboli da dittature lontane, oltreché feroci e sanguinarie, per via della sua pretesa vocazione internazionalista). È peraltro rimarchevole il “dannunzianesimo” di alcune pitture allegoriche, in primis quelle di Bargellini, simbolista vicino al Vate (di queste allegorie si dirà più innanzi): non a caso, i dipinti di Bargellini non piacquero affatto a Giolitti (!).
Il Genio Italico (1920-21) di Rodolfo Villani (Roma 1881-1941), dipinto allegorico nel soffitto del Salone del Palazzo della Presidenza [firmato per esteso e datato RODOLFO VILLANI 1921] presenta anch’esso il motivo del fascio littorio: eppure, la Marcia su Roma avverrà soltanto l’anno successivo.
Tornando alle vicende progettuali e costruttive, rammentiamo che il 14 settembre 1911 Giolitti conferisce l’incarico al Manfredi: la formalizzazione dell’incarico avviene il 24 gennaio 1912. Il progetto risulta terminato il 17 aprile 1912, e viene approvato il 15 maggio 1913. Il conferimento diretto dell’incarico era, in età giolittiana, prassi comune: la prassi dei concorsi, tipica del periodo crispino, verrà ripresa dal Regime soltanto negli anni ’30.
Tra i collaboratori di Manfredi (gli stessi nell’impresa del Vittoriano, che dal 1905 viene diretto sostanzialmente da Manfredi) vengono ricordati Romolo Raffaelli, Romolo Trotti (Roma 1851-?) e Gaetano Vannicola (Offida, Ascoli Piceno 1859 – Grottammare, Ascoli Piceno 1923). In particolare risalta Gaetano Vannicola, al quale si deve – sotto la supervisione di Manfredi – il disegno della cancellata bronzea del Vittoriano: è pertanto verisimile che sia da ascriversi al Vannicola il disegno delle cancellate del Viminale (sempre su precise indicazioni del Manfredi, come per l’appunto al Vittoriano).
Il palazzo viene inaugurato ufficialmente da Giolitti il 26 agosto 1920, mentre il 9 luglio 1925 il nuovo Capo del Governo Benito Mussolini inaugura il Monumento ai Dipendenti del Ministero Caduti in Guerra (1922-25) ubicato nel vestibolo: tale monumento, disegnato anch’esso dal Manfredi, è dello scultore Giuseppe Tonnini (Loreto, Ancona 1875 – Roma 1954), peraltro autore delle decorazioni in stucco degli interni (coadiuvato dal suo assistente Raoul Bonetti).
Al pittore Prof. Giulio Bargellini (Firenze 1875 – Roma 1936), già attivo al Vittoriano, l’architetto Manfredi commissiona (22 maggio 1920) la decorazione della Sala del Consiglio dei Ministri: tale decorazione avrebbe dovuto comprendere anche le pareti, ma, per la pitoccheria di Giolitti (che peraltro non comporterà neppure un effettivo risparmio, visto che i pittori dovettero comunque essere pagati per il lavoro svolto, sebbene incompiuto), si limitò al soffitto. Nel riquadro centrale del soffitto, spiccano le figure allegoriche: ALMA POESIS, POTESTAS, SAPIENTIA, VIS (Poesia Vivificatrice, Autorità, Sapienza, Forza), nello stile tipico di Bargellini, tra Classicismo, Simbolismo e Liberty, con accenti di Secessione Viennese (riferimenti che vanno da Alma Tadema a Gustave Moreau, passando per Gustav Klimt, in una sintesi estremamente personale). Nel piazzale antistante si trova la fontana dello scultore Publio Morbiducci (autore anche degli aquilotti sui cippi-paracarri) su cui torneremo in altro articolo, essendo tale fontana opera pienamente fascista.
Per saperne di più, vedi Architettura del Ventennio. Palazzi di Roma di Simone de Bartolo | Cartaceo



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