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Sino al 1927 la città di Pescara non esisteva. Esistevano due comuni limitrofi – Pescara e Castellammare Adriatico – ubicati sulle opposte sponde dell’omonimo fiume. La nuova amministrazione fascista volle l’unificazione dei due centri urbani e, contestualmente, l’elevazione del nuovo centro al rango di Capoluogo di Provincia. Tutto ciò avvenne per l’interessamento di due abruzzesi illustri: il ministro On. Giacomo Acerbo (Loreto Aprutino, Pescara 1888 – Roma 1969) e il poeta-soldato Gabriele D’Annunzio (Pescara 1863 – Gardone Riviera 1938). Il Vate intervenne personalmente scrivendo una lettera al Duce in favore della sua città natia, destinata – come vedremo, trattando della Casa natale del Poeta e del Tempio di San Cetteo – a divenire scrigno di memorie dannunziane. Si tratta quindi, sebbene non in senso stretto, di una città creata dal Regime, riveniente dalla unificazione di due nuclei urbani preesistenti (a differenza delle “città di fondazione” propriamente dette, come Littoria/Latina). Il primo Podestà di Pescara fu l’Avv. Berardo Montani (1928-29), legato all’architetto Vincenzo Pilotti (mentre Acerbo e D’Annunzio, come vedremo, “sponsorizzano” Cesare Bazzani).
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