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Piacentini e l’Architettura del Ventennio: Una Rilettura Critica

Quando si pensa al Barocco, il pensiero corre subito a Bernini, la cui influenza dominò il Seicento. Allo stesso modo, nell’architettura del Ventennio, l’influenza dominante non fu il Razionalismo di Terragni (sostenuto solo da una “sparuta minoranza”), ma lo stile littorio di Marcello Piacentini (1881-1960). Piacentini ebbe un’influenza paragonabile a quella di Bernini nel ‘600, operando in Italia dalla prima metà del ‘900, da Giolitti ad Andreotti, a differenza del suo omologo tedesco Albert Speer, la cui carriera si legò indissolubilmente al Führer.

La critica storiografica successiva, spesso intrisa di “marxismo culturale” (critica zeviana), ha distorto la percezione di questo periodo, elevando i razionalisti a “eroi” dell’architettura antifascista e oscurando il ruolo centrale di Piacentini. In realtà, è la “continuità piacentiniana” a dominare il ‘900 italiano, smentendo la tesi di Benedetto Croce del “Fascismo come parentesi” storica.


“Modernità Altra”: Tradizionalismo vs. Modernismo

L’architettura del Ventennio viene talvolta definita come “modernità altra”. Questo significa escludere sia l’eclettismo ottocentesco (passatista) sia il Razionalismo/Funzionalismo (sovversivo e antitaliano). Il modernismo, con il suo “international style”, nega l’identità e le radici nazionali, ponendosi come l’apice di un’evoluzione storica che porta all’indistinta fluidità della globalizzazione (concetto che riecheggia la finis historiae di Fukuyama).

Il “classico” è il valore positivo, purché reinterpretato con spirito moderno e non con pedissequa imitazione. Piacentini incarna perfettamente questo approccio: il suo stile non rompe con il passato ma si ricollega all’evoluzione dell’architettura italiana.


Lo Stile Littorio di Piacentini

Piacentini attua la transizione dal “tradizionalismo classicista” allo “stile littorio” attraverso opere come il Monumento ai Caduti di Genova (1924-31), che rielabora l’arco di trionfo romano, e il Monumento alla Vittoria di Bolzano (1926-28). Quest’ultima opera è emblematica: non è un arco tradizionale, e le sue colonne, prive di entasi, propongono l’idea di un “ordine littorio”, trasformando il fascio littorio da mero elemento ornamentale a elemento strutturante.

Il classicismo piacentiniano si basa su:

  1. Spazialità neoclassica: planimetrie simmetriche, volumetrie chiuse e proporzioni colossali (“ordine gigante”).
  2. Semplificazione degli elementi: murature lisce, colonne smussate, capitelli alleggeriti, volte a richiamare la Romanitas, spesso utilizzando materiali durevoli come il marmo.

Piacentini, pur essendo un conservatore, decise di accogliere le istanze moderniste “moderate” per contrastare i razionalisti puri. Opere come la Casa Madre dei Mutilati o il Palazzo del Rettorato della Città Universitaria mostrano questa ammirevole capacità di destreggiarsi tra tradizione e modernità, ottenendo una monumentalità essenziale e coerente.


Continuità e Post-Fascismo

L’enorme contributo di Piacentini definì i canoni dell’architettura fascista. Dopo il 1945, sebbene l’International Style abbia egemonizzato la cultura architettonica, la sua influenza non si esaurì. Il cosiddetto “Bottegone” (l’ex sede centrale del PCI a Roma), pur essendo del dopoguerra, rappresenta un significativo esempio di “architettura fascista post-fascismo”. Con la sua tripartizione canonica (basamento-elevazione-coronamento), l’uso di semicolonne tuscaniche e archi a tutto sesto, l’edificio si rifà chiaramente a stilemi fascisti, in una grottesca parodia dell’arte del regime precedente.

In sintesi, l’interpretazione che ha privilegiato il Razionalismo del Ventennio è stata ideologicamente motivata. In realtà, Piacentini espresse un’idea di architettura largamente condivisa a livello internazionale (il “monumentalismo”), che cercava un legame con la tradizione nazionale e si opponeva al modernismo sovversivo e internazionalista. La sua opera è la testimonianza di una complessa “modernità altra” che ha plasmato il volto dell’Italia per decenni.

Tratto da “Arte e Fascismo” di Simone de Bartolo: Arte e Fascismo: Una guida breve alla propaganda, all’architettura e all’illustrazione nel Ventennio fascista (Tracce del Ventennio: Guida ai Monumenti e alle Opere) eBook : De Bartolo, Simone: Amazon.it: Kindle Store


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