Dal Governatorato di Roma, voluto da Mussolini, alla Roma antifascista del sindaco Gualtieri, ennesimo pupazzo targato PD, il “cambio di passo” è evidente: se un tempo a Roma si marciava, adesso è Roma a marcire. Non paghi delle distruzioni di edifici storici, come la famosa Torre dei Conti, rovinata a causa dell’incuria pluridecennale delle amministrazioni democratiche – ma anche qui qualcuno ha preteso di chiamare in causa Mussolini, con incredibile faccia tosta – i democratici antifascisti se la prendono pure con gli alberi piantati a Roma da Mussolini: anch’essi fascisti, pertanto da eliminare. La passione viscerale per l’ecologia, tanto sbandierata dalle sinistre nostrane, si rivela, alla prova dei fatti, l’ennesimo vaniloquio buono per raccattare voti in campagna elettorale. Un perfetto esempio della distonia tra parole vuote e fatti concreti ci viene offerto dall’attuale giunta capitolina: in appena tre anni, ben ventimila (20.000!) alberi sono stati abbattuti a Roma per volere del sindaco Gualtieri. E non è tutto. Andrea Carandini, il noto archeologo (non certo sospettabile di simpatie “destrorse”, altrimenti non insegnerebbe all’Università di Roma), denuncia l’ingiustificato abbattimento di alberi di interesse storico: i cipressi del Mausoleo di Augusto, piantati per l’appunto nel Ventennio fascista, e per tale motivo invisi alla sinistra romana. La manomissione di un contesto storico di tale importanza, nella totale indifferenza delle istituzioni che dovrebbero essere preposte alla tutela, è un fatto intollerabile. Ennesima offesa al nostro patrimonio naturale e storico. Dove sono gli ecologisti, adesso?

(*) Nel disegno, firmato da Antonio Munoz, la sistemazione dei cipressi attorno al Mausoleo di Augusto come attuata al tempo di Mussolini.
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