La storia del Palazzo Senatorio è molto complessa, in quanto sui resti del Tabularium di età romana si iniziò a costruire sedi di rappresentanza già in età medievale: tuttavia, è con l’intervento di Michelangelo e Della Porta che la fabbrica raggiunge il suo assetto definitivo, sicché possiamo considerare i due giganti del Rinascimento come autori del palazzo. Nel Ventennio non viene mutato l’assetto architettonico della fabbrica, ma ne vengono decorate alcune sale (in Palazzo Venezia gli interventi saranno ben più consistenti, come vedremo).
Tutt’ora visibili sono le decorazioni della cosiddetta “Sala dell’Orologio”, piccola sala di rappresentanza che precede lo Studio del Sindaco: la fascia di affreschi (1929) di soggetto romano fu dipinta dal pittore Eugenio Cisterna (Genzano di Roma, 1862-1933). Nulla invece è rimasto delle decorazioni pittoriche (1924) di Paolo Antonio Paschetto (Torre Pellice 1885-1963) nella Sala dei Cimeli Garibaldini e nella Sala degli Stemmi.
Per quel che concerne l’Aula Consiliare, che a tutt’oggi si presenta alquanto spoglia, fu bandito un concorso per una nuova decorazione (1924), vinto dall’Arch. Ghino Venturi (Pisa 1884 – Roma 1970), ma forse il progetto – ispirato alla nobiltà di linee del Rinascimento romano – rimase inattuato per motivi d’ordine economico. Nel 1930 fu collocata in questa sala l’antica statua marmorea di Giulio Cesare (I sec. a. C.) mentre una copia bronzea (1932) fu posta nel Foro di Cesare. Infine, in merito al congiungimento dei Palazzi Capitolini col Palazzo Senatorio, si tratta di un problema che non è mai stato risolto in via definitiva: abbiamo vari progetti, tra i quali spiccano quelli di Cesare Bazzani (Roma 1873-1939) che riportiamo qui in calce, ma nessuno fu mai realizzato. In occasione delle “fauste nozze” del Principe ereditario Umberto di Savoia con la Principessa Maria Josè del Belgio (8 gennaio 1930) venne realizzato per il ricevimento in Campidoglio un collegamento temporaneo, ossia un nuovo corpo di fabbrica ad intelaiatura lignea rivestita in stucco (Ditta Cav. Luigi Bucci, 1929-30) che nell’aspetto esteriore riprendeva pedissequamente il fronte michelangiolesco. Tutte queste informazioni sono tratte da: Architettura del Ventennio. Palazzi di Roma di Simone de Bartolo | Cartaceo




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