Torre dei Conti

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Il crollo della Torre dei Conti è una vergogna per tutto il Paese: non è una questione che riguardi una sola parte politica, in quanto da parecchio tempo il monumento versava in condizioni precarie. Eppure, ogni pretesto è buono per addossare le colpe agli altri: dopo decenni di amministrazioni di sinistra nella Capitale, si vuol tirare in ballo l’attuale governo, quando non addirittura – incredibile a dirsi – un intervento di liberazione attuato nei Fori Imperiali in epoca fascista, cioè oltre ottant’anni fa (!). È triste e vergognoso che ancor oggi un operaio muoia sul lavoro, ma purtroppo il circo della politica non si ferma nemmeno di fronte alla tragedia che dovrebbe far riflettere tutti, mentre ognuno si affretta a puntare il dito contro l’avversario di turno. Questa è l’Italia! Spetterà alla magistratura, si spera, individuare eventuali responsabilità penali. Dopo la riflessione e il cordoglio, tutti dobbiamo chiederci adesso: “che fare?”. È un interrogativo ineludibile, che vede protagonisti architetti, restauratori, storici dell’arte, ma che riguarda tutti i cittadini. I modernisti di ascendenza zeviana, seguendo i dettami di Bruno Zevi che intendeva mettere fuori legge – letteralmente, non metaforicamente – ogni restauro di ripristino filologico per combattere il cosiddetto “falso storico”, vogliono propinarci la solita “archistar”, per costruire una nuova “pompa di benzina” come quella di Richard Meyer all’Ara Pacis. D’altro canto, i conservatori “duri e puri”, rifiutando anch’essi il falso storico – un’ossessione trasversale nel mondo accademico, manco si trattasse di ammazzare qualcuno – intendono proporre l’accanimento terapeutico su un cadavere.

La Torre dei Conti non è il Colosseo, ma è anch’essa un simbolo di Roma: un simbolo di quella Roma medievale, di cui restano poche tracce. Edificata da papa Innocenzo III Conti (1198-1216) verso il 1203, fu soggetta a vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli, finché nel 1937 essa “fu donata da Mussolini alla Federazione Nazionale Arditi d’Italia che vi rimasero fino al 1943. Nel 1938 l’ambiente, ormai sotterraneo, del Foro della Pace fu adibito a mausoleo del Generale degli Arditi Alessandro Parisi, Presidente della Federazione, il quale proprio in quell’anno morì per un incidente stradale. Le spoglie del generale sono tuttora conservate in un sarcofago di epoca romana” (Sovrintendenza Roma).

La lezione del passato ci insegna che esiste un giusto mezzo tra Tradizione e innovazione, come è già avvenuto nel caso del Campanile di San Marco a Venezia, crollato nei primi anni del secolo scorso. Anche in quell’epoca si dibatteva se ripristinare il campanile “com’era e dov’era” oppure costruirne uno nuovo. Ma possiamo veramente immaginare, in quel contesto, un campanile in stile Liberty oppure una struttura metallica come la Tour Eiffel di Parigi? Se avessero vinto i modernisti, oggi a Venezia, in piazza San Marco, vedremmo una roba del genere. Ma il buon senso degli italiani dell’epoca ebbe, fortunatamente, ragione delle smanie moderniste. Il valore artistico del campanile veneziano trascendeva il valore del singolo manufatto in sé, poiché esso costituisce la parte di un tutto: esattamente come in un quadro l’integrazione della lacuna non produce un falso, parimenti il rifacimento del campanile nel contesto della piazza San Marco non ha prodotto un falso, in quanto si deve ragionare in termini di scala urbana. Si deve quindi restaurare il contesto urbano, e, qualora non sia possibile – o sia sconveniente dal punto di vista tecnico/economico – ripristinare l’antica torre con gli antichi materiali, si dovrà provvedere a costruirne un’altra con criteri moderni ma preservandone l’immagine originaria: esattamente come avvenne per il Campanile di San Marco, che, come non molti sanno, nel suo interno cela una moderna struttura in cemento armato novecentesca, progettata per conferire maggior stabilità alla torre.

Si guardi avanti, dunque, dal punto di vista tecnologico. Ma non si sfiguri il volto della Città Eterna con obbrobri in acciaio e vetro, incompatibili nel contesto delle nostre città storiche.     


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