Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo 1475-Roma 1564) scolpì un “San Giovannino” (1495-96) per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici detto “Il Popolano” (Firenze 1463-1503): cugino del Magnifico, Lorenzo di Pierfrancesco faceva parte del ramo cadetto della Famiglia Medici, per cui Michelangelo, nonostante il suo credo repubblicano, nutriva profonda stima.
Tale opera, menzionata da Ascanio Condivi (1553) e da Giorgio Vasari (nell’edizione giuntina delle Vite, 1568), fu eseguita poco prima del Cupido dormiente (perduto) venduto come originale antico (all’insaputa dell’artista?) al Cardinal Riario. Tradizionalmente – ma senza l’unanime consenso della critica – la scultura viene indentificata nel San Giovannino di Ubeda, collocato nella Cappella del Salvatore sita nel comune spagnolo in parola.
Tutte le fonti – a stampa e on line – riferiscono della distruzione del San Giovannino di Ubeda nel 1936 “durante la guerra civile spagnola”. Un’indicazione alquanto vaga, che solleva un interrogativo: chi aveva interesse a distruggere la statua di un Santo? Chi ha sempre rivendicato atti di iconoclastia anticristiana?
Facciamo chiarezza. Nel periodo febbraio-giugno 1936 in Spagna furono trucidati 296 religiosi, feriti e percossi altri 1.287, mentre furono ben 251 le chiese danneggiate, incendiate o demolite. Impossibile conteggiare gli innumerevoli atti di iconoclastia: distruzione di immagini sante, di Sacre Reliquie, di arredi sacri, etc. Il colpevole? Il Fronte Popolare delle Sinistre Unite, che riuniva socialisti, comunisti e anarchici, col beneplacito del Presidente della Repubblica Spagnola, il massone Manuele Azana Diaz il quale ebbe a dire “la Spagna deve cessare di essere cattolica”.
Il San Giovannino di Michelangelo non è “andato distrutto” per un accidente qualsiasi, ma per la volontà sacrilega di violenti fanatici, profanatori della Religione e dell’Arte. Costoro hanno una appartenenza politica ben precisa, ma tutti tacciono: quando la matrice di un crimine è rossa, cala il velo dell’omertà.

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