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Anche a Firenze come in altre città d’Italia, la nuova Amministrazione fascista si adopera per portare a compimento quanto era stato iniziato dalle precedenti amministrazioni. Tra i cantieri rimasti in sospeso, ha un’importanza preminente quello della nuova sede della Biblioteca Nazionale Centrale, di Cesare Bazzani (Roma 1873-1939), essendo ormai insufficienti gli spazi della vecchia sede, la Biblioteca degli Uffizi: la prima pietra della nuova fabbrica viene posta l’8 maggio 1911 mentre l’inaugurazione, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, avviene soltanto il 30 ottobre 1935, peraltro in concomitanza con l’inaugurazione di un’opera che si pone stilisticamente agli antipodi (la Stazione ferroviaria di S. M. Novella, di cui parleremo nel seguito).

   In occasione della disastrosa alluvione del 4 novembre 1966, molti “profeti del giorno dopo” osservarono che la Biblioteca era assolutamente mal posizionata, in quanto la sua prossimità alle rive dell’Arno causò ingentissime perdite per il patrimonio librario. È bene precisare, tuttavia, che tale marchiano errore nella collocazione dell’edificio non è imputabile né all’Amministrazione podestarile, né tanto meno all’architetto Bazzani, che dovette attenersi alle disposizioni del bando; il concorso, bandito nel 1902, viene espletato nel 1906, ma il progetto esecutivo data al 1908 (i lavori, come anzidetto, iniziano solo nel 1911, vengono sospesi durante la guerra e ripresi nel 1921): ne consegue che la scelta del sito è da addebitarsi esclusivamente all’amministrazione liberal-giolittiana. Lo stile dell’opera è neorinascimentale, tipico delle opere della prima fase del Bazzani, definito dal Piacentini “elegante, di gustosissimo carattere brunelleschiano” [Cesare Bazzani (1873-1939). Necrologio, in Architettura, 1939]. Il progetto inizialmente prescelto (aprile 1901) è quello dell’Ing. Enrico Bovio (Bari 1868 – Trani 1943), che, a causa di aspre critiche da parte della stampa e dell’opinione pubblica, si opta per il bando di un concorso nazionale.

   Il concorso viene ufficialmente bandito il 31 dicembre 1902. La commissione giudicatrice viene istituita il 29 settembre del 1903 ed è costituita da Camillo Boito, Gaetano Koch, Ernesto Basile, Riccardo Mazzanti, Giuseppe Salvo, Desiderio Chilovi e Tito Azzolini: tale commissione premia il progetto di Cesare Bazzani (7 luglio 1905). I lavori iniziano con la posa della prima pietra l’8 maggio del 1911, e nel 1914 viene realizzata la nuova strada delimitante l’edificio ad ovest (via Magliabechi), dopodiché i lavori subiscono un’interruzione per il sopraggiunto conflitto mondiale, sicché la costruzione viene ripresa soltanto dopo l’avvento del Fascismo al potere. Il primo corpo ad essere terminato (nel 1929) è la cosiddetta “tribuna dantesca” posta tra le due vie, mentre le sale di lettura vengono provvisoriamente collocate nel locale della libreria dell’ex convento di Santa Croce.

   Il vasto fabbricato viene inaugurato dal Re Vittorio Emanuele III il 30 ottobre del 1935, come abbiamo ricordato all’inizio, tuttavia fin da subito l’edificio risulta carente riguardo ad alcune funzioni, per via della mancata realizzazione di un secondo corpo, pur previsto dal progetto Bazzani, il quale avrebbe dovuto saldare l’ala ovest con il chiostro di Santa Croce: tale ampliamento viene realizzato soltanto nel dopoguerra (Arch. Vincenzo Mazzei, 1962), e la dissonanza stilistica appare evidente, sebbene mitigata dalla ripresa dei materiali e delle cromie dei prospetti bazzaniani. Le decorazioni plastiche si debbono perlopiù allo scultore Bernardo Morescalchi (Fossola, Carrara 1895 – Antignano, Livorno 1975), usuale collaboratore di Bazzani; di sua mano le due statue bronzee Dante Alighieri e Galileo Galilei (1932-33) poste nei torrini che delimitano il portico d’accesso – entro edicole classicheggianti inquadrate da arcate, motivo tipico del Bazzani – i cui soggetti, di per sé già riconoscibili in quanto raffigurati secondo la rispettiva iconografia canonica, sono identificati con chiarezza dalle frasi riprese dal Convivio e dal Dialogo sopra i massimi sistemi:  QVESTO SARÀ LVCE NOVA (DANTE CONV. I.13) e A PIV’ DIRITTO CAMMINO (GALILEO DIAL. MASS. SIST. VII.42). Il Morescalchi è autore peraltro degli stemmi posti al di sotto dell’attico con la dicitura BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE, recanti a sinistra lo scudo sabaudo e a destra il fascio littorio (sostituito nel dopoguerra dal giglio fiorentino), retti da marmoree figure allegoriche muliebri e virili4. Anche i giocosi puttini bronzei (Fonderia Marinelli di Firenze) che reggono emblemi col fascio littorio (questi ancora visibili) nel fronte postico, nonché i clipei raffiguranti Viri illustri (Raffaello, Dante, Leonardo, Michelangelo) sono attribuibili al Morescalchi. Negli interni si segnalano altre pregevoli opere scultoree. In particolare, quattro splendide cariatidi bronzee raffiguranti allegoricamente Arte, Astronomia, Filosofia, Musica (1933), opera di Italo Valmore Gemignani (Carrara 1878 – Firenze 1958), scandiscono la loggia del primo piano posta al di sotto del lucernario5. Un altro scultore attivo nel cantiere è Giuseppe Gronchi (Firenze 1882-1944), il quale  “tra il 1934 e il 1935, lavora alla decorazione della Biblioteca nazionale di Firenze, forse grazie all’interessamento del più noto scultore Bernardo Morescalchi, probabilmente conosciuto all’epoca dei lavori al teatro Savoia: in particolare, il 12 luglio del 1934, il Gronchi firma il contratto per l’esecuzione e la messa in opera, entro il termine di ottanta giorni, di due telamoni, ancora oggi visibili al di sotto delle grandi mensole d’appoggio dei rampanti dello scalone d’onore.


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