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Si deve allo scultore Arrigo Minerbi (Ferrara 1881 – Padova 1960) il Monumento ai Medici Caduti (1924), inaugurato alla presenza del Re Vittorio Emanuele III (Napoli 1869 – Alessandria d’Egitto 1947) e della Regina Elena di Savoia (Cettigne 1873 – Montpellier 1952) il 1° novembre 1924 nel chiostro del Maglio (sec. XVI) nella ex Scuola Superiore di Sanità Militare di Firenze (oggi Museo della Sanità Militare e Poliambulatorio dell’Istituto Geografico Militare). Arrigo Minerbi, scultore formatosi presso il Wildt e molto amato da D’Annunzio (al punto che il Vate gli commissiona il monumento funebre di sua madre, nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara), pur essendo di religione ebraica, non ebbe problemi ad affermarsi professionalmente non soltanto presso le gerarchie di Regime, ma anche presso quelle cattoliche, non disdegnando affatto di raffigurare Cristo, la Madonna e i Santi. Minerbi fu anche medaglista: a lui si deve la medaglia che celebra il poco noto Concordato tra Regno d’Italia e Comunità Ebraiche d’Italia (30 ottobre 1930), recante al recto la corona sabauda ed il fascio littorio ed al verso la menorah e le Tavole della Legge. Tutta la sua arte è pervasa da un senso di religioso misticismo, nel quale si può ravvisare l’impronta del suo maestro Adolfo Wildt, nonché del Rodin, ed il monumento in questione ne è riprova. Difatti, le tre statue in bronzo rappresentanti il Dovere, la Pietà e il Sacrificio sembrano fantasmi di trapassati, figure spettrali che si stagliano sul robusto stilobate avvolte nelle pieghe delle loro vesti come in un sudario. Tali figure sono collocate dinanzi ad una vasca-fontana che simboleggia la Fonte della Vita. L’iscrizione dedicatoria alla base recita: MCMXV AI MEDICI ITALIANI CADUTI IN GUERRA MCMXVIII – FRATRIBUS UT VITAM SERVARES (“per serbare la vita ai loro fratelli”). Il bronzo per le figure venne ottenuto fondendo cannoni austriaci, nonché le decorazioni di Ufficiali Medici, sia Caduti che sopravvissuti. Ai piedi del sobrio monumento, venne deposta una corona di spine in ferro battuto (Ditta Matteucci di Faenza), mentre la recinzione consta d’una cancellata in ferro battuto raffigurante Le dolorose fatiche del Medico (Giovanni Malmerendi e Luigi Matteucci di Faenza) su bozzetto di Alessandro Mazzucotelli (Lodi 1865 – Milano 1938). Per saperne di più, vedi Architettura del Ventennio. Firenze. Guida illustrata con oltre 100 immagini d’epoca di Simone de Bartolo | ePub


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